Standing ovation, l’Ariston che si trasforma in un concerto, un ritornello che il pubblico canta a squarciagola. Per Sal Da Vinci il ritorno al Festival è un’esplosione di affetto che non dà per scontata.
“È tutto sorprendente quello che è arrivato in questo Festival dal primo giorno: l’accoglienza, il clamore. Io ho una forma mentis per cui non mi aspetto mai niente dalla vita, dal quotidiano. È stata una sorpresa continua. Un applauso al cuore, disarmante” spiega l’artista, tra i favoriti per la vittoria, durante la conferenza stampa.
Con Per sempre sì torna all’Ariston più maturo e consapevole. Un brano che non dedica a una persona in particolare, ma a un’idea d’amore più ampia e profonda: “La dedico a tutte le persone che praticano il mestiere dell’amore, perché l’amore va frequentato. A chi, quando promette, mantiene. Le promesse sono qualcosa di serio. Volevo mandare un messaggio pulito, onesto, sincero. Tutti ci innamoriamo allo stesso modo: cambiano le forme e i linguaggi, ma è sempre quello. A volte ci distacchiamo dall’amore perché pensiamo sia una cosa antica, ma non è così. Il mio è un amore universale, fatto di tante sfaccettature”.
Quando gli si chiede se oggi siano di più quelli che si lasciano, Da Vinci allarga il discorso: “Non parlo solo di matrimoni o della famiglia tradizionale. Parlo dell’amore in generale. Se parlo di famiglia, non intendo per forza quella con i figli, ma due persone che si promettono qualcosa: quella è già famiglia”.
Questa sera, per la serata cover, Sal Da Vinci duetterà con Michele Zarrillo: “Tra un concerto e l’altro ci promettemmo di cantare insieme, e stasera lo faremo. All’inizio volevamo proporre L’elefante e la farfalla, poi abbiamo scelto Cinque giorni: metaforicamente c’è il temporale, parla della crisi. Per sempre sì augura l’amore eterno, Cinque giorni racconta le difficoltà. Poi sabato torno a cantare Per sempre sì. Quando si parte siamo tutti felici, ma quando arrivano le delusioni tanti si fermano. E invece no”.
La musica, per lui, resta un territorio di libertà assoluta: “Io non faccio calcoli in musica, altrimenti avrei sai quanti palazzi di proprietà - scherza- . La musica è una questione di libertà, è la nostra grande amica. Le canzoni durano più dei ricordi. Quando siamo andati dagli autori e dal produttore ed è nata questa melodia, abbiamo deciso di raccontare il mio modo di vedere le promesse che facciamo per costruire il nostro futuro”.
E poi c’è Napoli, la sua città: “Napoli per me è una partenza, un viaggio incredibile. Mi ha donato più di quello che io ho donato a lei. È una città dai mille colori, con un sound e un profumo particolari, un palcoscenico aperto. Napoli è una città senza madre e senza padre, ma è pur sempre famiglia”.
A chi ha chiesto con quale emoticon descriverebbe questo Festival risponde: “Un cuore gigante. Perché arrivare dopo 17 anni e respirare questo palco significa essersi nutrito abbastanza per meritarlo”.
Dopo Sanremo lo attende un nuovo capitolo: in uscita un album di inediti, un tour a giugno e due eventi speciali a Napoli per celebrare i cinquant’anni dalla prima volta che salì su un palco.