Festival di Sanremo - 22 febbraio 2026, 20:58

Sanremo omaggia Luigi Tenco: all’Ariston un tributo speciale e la Trilogia pittorica di Francesco Guadagnuolo

Durante la serata dei duetti del 27 febbraio, il Festival ricorda l’artista con “Mi sono innamorato di te”. In città prende forma anche la Trilogia dedicata agli ultimi giorni di Tenco, firmata dal maestro Guadagnuolo

Nel cuore della 76ª edizione del Festival di Sanremo, la serata dei duetti e delle cover del 27 febbraio 2026 ospiterà un momento di grande intensità emotiva: un omaggio a Luigi Tenco. Sul palco dell’Ariston un duetto interpreterà Mi sono innamorato di te, lasciando che siano la forza del brano e la delicatezza del ricordo a parlare al pubblico. Un tributo pensato per riportare l’attenzione sulla voce e sull’eredità artistica di Tenco, ancora oggi capace di toccare generazioni diverse.

Parallelamente, prende forma la Trilogia pittorica del maestro Francesco Guadagnuolo, tre opere che dialogano con il clima culturale di questi giorni e con il rinnovato interesse verso la figura del cantautore. Una ricerca che affida alle immagini ciò che le parole non riescono più a trattenere.

La ferita che dipinge: la nota dell’artista

Guadagnuolo racconta l’origine della Trilogia partendo da un ricordo personale: l’ascolto, a undici anni, di Un giorno dopo l’altro durante una puntata di Maigret. «Quella voce entrò in me come un vento freddo che spalanca una finestra nella notte», scrive l’artista, descrivendo un’emozione precoce e indelebile.

Nella sua riflessione, Tenco appare come una presenza fragile e luminosa, una voce che continua a risuonare perché capace di toccare corde universali: la solitudine, la dolcezza ferita, il desiderio di essere ascoltati. «Non volevo raccontare la storia di Tenco — spiega Guadagnuolo — ma ascoltarla. Dipingere ciò che è rimasto sospeso».

La Trilogia: tre quadri, tre respiri

Il testo critico che accompagna le opere introduce un percorso visivo ed emotivo dedicato agli ultimi giorni di Tenco. Non una narrazione, ma un attraversamento.

I quadro – Il marciapiede delle speranze che svaniscono Un marciapiede bagnato di pioggia, lampioni tremanti, architetture che sembrano piegarsi sotto il peso del destino. Tenco è un’assenza che cammina, un silenzio che racconta la stanchezza di chi ha sperato troppo.

II quadro – L’incontro, la città, la vibrazione che resta Una città sospesa, fatta di luci ferite e ombre che accarezzano. Dalida appare come un bagliore che emerge e subito svanisce. È il quadro della nostalgia, dell’amore che non ha avuto il tempo di diventare ciò che avrebbe potuto essere.

III quadro – Dentro e fuori, il tormento e il mondo Una finestra divide — o forse taglia — due mondi: la stanza d’albergo, con la lettera e il foglio di Ciao amore ciao, e la città esterna, indifferente, immersa nella nebbia. È il confine tra il tormento privato e un mondo che continua a scorrere senza accorgersi di nulla.

Un canto che non smette di vibrare

La Trilogia non vuole celebrare, ma custodire. Guadagnuolo offre a Tenco un luogo in cui la sua voce possa continuare a respirare, oltre il tempo e oltre la cronaca. «Se chi osserva queste opere avvertirà un nodo alla gola — scrive l’artista — allora il gesto avrà trovato il suo compimento».

Luigi Tenco se n’è andato a 28 anni, troppo presto perché la vita potesse spiegarsi. Eppure la sua voce continua a camminare accanto a noi, come una malinconia che illumina. L’omaggio dell’Ariston e la Trilogia pittorica restituiscono oggi a quella voce un ascolto nuovo, profondo, necessario.