Sanremo Ospedaletti - 21 febbraio 2026, 19:10

Festival di Sanremo, l'Italia si prepara al suo Super Bowl, ma senza un Bad Bunny. I Big di Conti dividono al via

Manca la superstar capace di catalizzare l’attenzione, ma in gara c’è un mix di ritorni, scommesse e nomi trasversali: alla fine conterà il nome o la canzone?

In foto i Måneskin, l’ultimo vero fenomeno globale capace di vincere il Festival e imporsi sulla scena internazionale

Ci siamo quasi. Ancora tre giorni e la 76ª edizione del Festival di Sanremo avrà inizio. A distanza di due settimane dal Super Bowl americano, anche l’Italia si prepara alla sua grande liturgia popolare: cinque serate in cui il Paese si ferma, discute, applaude, critica. Tutti gli occhi saranno puntati sull’Ariston, in un rito collettivo che non ha eguali nel panorama nazionale.

Ma, a differenza dello show americano, qui non ci sarà un Bad Bunny italiano, ossia l’artista più in hype del momento capace di polarizzare l’attenzione globale. E forse è proprio questo il punto che ha accompagnato il dibattito fin da dicembre, quando Carlo Conti ha annunciato la lista dei 30 Big in gara. A circa 72 ore dall’inizio della kermesse, la selezione continua a far discutere, forse più di altre edizioni recenti.

Tanti artisti affermati, alcuni alla prima vera grande occasione della carriera, ma – fatta eccezione per Patty Pravo e Raf – nessun nome che possa essere definito “gigante” in senso mediatico rispetto agli anni passati. Nessuna superstar internazionale, nessun fenomeno globale capace di spostare l’asticella prima ancora della prima nota.

Eppure, la storia di Sanremo insegna che non sempre il nome più altisonante coincide con la canzone vincente. Sabato 28 febbraio verrà scelta la migliore tra le 30 proposte in gara, e alla fine sarà il brano a fare la differenza. Anche se, inevitabilmente, l’occhio – e il mercato – vogliono la loro parte.

Big di peso saliranno comunque sul palco dell’Ariston, ma in altre vesti: ospiti, co-conduttori, protagonisti di momenti speciali. Da Laura Pausini ad Achille Lauro, passando per il ritorno di Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli. Nomi che garantiscono spettacolo e richiamo mediatico, pur restando fuori dalla competizione.

In gara, invece, spazio a un mix di profili forti, ritorni importanti e scommesse interessanti, in una selezione che punta a intercettare pubblici diversi: dal pop più radiofonico alla scena urban, dal cantautorato alle contaminazioni.

In gara saliranno sul palco dell’Ariston Tommaso Paradiso, Chiello, Serena Brancale, Fulminacci e Ditonellapiaga, insieme alla coppia formata da Fedez e Marco Masini e a Leo Gassmann. Tra i nomi scelti figurano anche Sayf, Arisa, Tredici Pietro, Sal Da Vinci e Samurai Jay, oltre a Malika Ayane e Luchè. Non mancano ritorni importanti come quello di Raf, Ermal Meta, Francesco Renga e Patty Pravo, così come presenze trasversali come Elettra Lamborghini, J-Ax, Dargen D’Amico e Levante. Completano il cast Michele Bravi, Enrico Nigiotti, Maria Antonietta e Colombre, Mara Sattei, la coppia LDA & Aka7even, Eddie Brock e le Bambole di Pezza.

Un cast che mescola generazioni, linguaggi e traiettorie artistiche differenti. C’è chi torna con l’esperienza di più partecipazioni, chi cerca la consacrazione definitiva e chi affronta l’Ariston per la prima volta con il peso – e l’opportunità – della ribalta nazionale.

Il Festival resta un amplificatore unico: in cinque giorni può rilanciare carriere, consacrare outsider, sorprendere critici e pubblico. Forse non ci sarà la superstar globale, ma ci sono 30 canzoni pronte a giocarsi tutto.

E alla fine, come sempre, la domanda è una sola: conterà di più il nome o la canzone?