L’acquisizione di Villa Helios segna un punto di svolta nella storia recente della Sanremese e di Sanremo. Non è solo un’operazione immobiliare, ma il pilastro attorno al quale Alessandro Masu, imprenditore nautico e patron del club, intende costruire il futuro della società. Un futuro che passa dalle strutture, dalla sostenibilità economica e da una visione chiara, maturata anche attraverso errori e scelte difficili. Masu ha seguito l’operazione in prima persona, a partire dal preliminare di vendita firmato nel 2023, riuscendo a districare una situazione complessa che vedeva ben quattordici proprietari coinvolti. Un percorso poi rafforzato dall’ingresso dei fratelli Ascione, imprenditori edili che hanno realizzato diversi interventi nella città dei fiori come, ad esempio, la concessione statale di Villa Vista Lieta, l'appalto vinto per il centro sportivo di Pian di Poma e la ristrutturazione dell’Hotel Eden. Una garanzia, secondo Masu, di solidità e concretezza.
Villa Helios, da simbolo di degrado a cuore del progetto
Villa Helios è una struttura storica, rimasta però per oltre vent’anni in stato di abbandono. “Fino agli anni Ottanta era una clinica importante”, ricorda Masu, sottolineando come il degrado non sia figlio dell’incuria recente ma di una lunga fase di immobilismo. La sua posizione, a pochi metri dal centro sportivo di Pian di Poma, la rende però strategica. “Era uno dei tasselli fondamentali della mia visione della Sanremese”, spiega il presidente. “Noi oggi spendiamo cifre enormi per alberghi, ristoranti, strutture esterne. Tutte le società professionistiche hanno una foresteria, un convitto. Io stesso ho vissuto in convitto quando giocavo nel Torino. In secondo luogo, ma non meno importante, con questo investimento ho voluto dimostrare la mia volontà di fare qualcosa per la comunica sanremese, dotando la città di una clinica polispecialistica a servizio di tutti i concittadini”. L’idea è chiara: foresteria per la prima squadra e il settore giovanile, convitto e centro medico polispecialistico per atleti e cittadini comuni. “Oggi mandiamo i nostri giocatori a Torino anche per fare una semplice ecografia o una risonanza”, dice Masu. “Questo non è normale per una società che vuole crescere”. Il progetto prevede l’abbattimento dell’edificio esistente e una nuova costruzione inserita in un più ampio piano di riqualificazione urbana di tutta l’area di Pian di Poma. “Vogliamo presentare all’amministrazione non solo un progetto edilizio, ma un progetto urbano”, afferma. “Villa Helios deve diventare il cuore del centro sportivo e una location accessibile a tutti”. Masu rivela che esistono già pareri preliminari favorevoli: “Abbiamo ricevuto riscontri positivi dalla soprintendenza, dalla paesaggistica e dall’ufficio patrimonio”. Una parte dell’area a monte, lungo l’Aurelia, potrebbe essere trasformata in parco verde a disposizione della città, con lo spostamento della cubatura più in basso. “Non solo parcheggi, ma verde e riqualificazione”, precisa.
L’“anno zero” e l’illusione dei grandi nomi
Ripercorrendo la stagione sportiva, Masu parla apertamente di “anno zero”. L’inizio sembrava promettere tutt’altro: “Sembrava che la Sanremese fosse ripartita con i nomi che conosciamo, uno su tutti quello di Del Piero”. Poi qualcosa si è rotto. “Ci siamo fatti un po’ prendere dal nome”, ammette con onestà. “Ma in realtà gli obiettivi non erano comuni”. Masu sceglie un tono misurato, ma il giudizio è netto: “I risultati sportivi parlavano da soli: quattro punti in sette partite non li avevamo mai fatti, neanche con la squadra più scarsa costruita da soli”. La decisione di interrompere il rapporto con l'entourage di Del Piero è stata personale e sofferta. “Ho deciso io di interrompere questo rapporto”, spiega. “Ovviamente leccandoci le ferite, perché questo progetto ha comportato investire quasi il triplo del budget dei primi quattro anni con risultati pessimi”. Masu tiene però a chiarire un aspetto: “Del Piero obiettivamente non aveva promesso nulla alla Sanremese”. E soprattutto ribadisce la correttezza del club: “I contratti la mia società li ha sempre onorati. Non firmava Del Piero, firmava Masu”. Il risultato? “Ci siamo trovati a gestire contratti che, fortunatamente in piccola parte siamo riusciti a rescindere e in gran parte continuiamo ancora a pagare”.
Nome o rendimento: la linea del presidente
Da questa esperienza nasce una convinzione ancora più forte. “Io ragiono sempre nello stesso modo: non è il nome che conta ma è il rendimento in campo”. Un principio che guida anche le valutazioni sugli altri giocatori. Su Gattuso il giudizio è sereno: “All’inizio ha avuto spazio, poi Boli si è conquistato la maglia da titolare e il ragazzo ha deciso di andare a giocare”. Diverso il discorso per Djorkaeff: “Ha dimostrato di essere un giocatore anche di categoria superiore. Che si chiami Djorkaeff o Masu o Rossi, per me è un giocatore da Sanremese”. Da qui la volontà di continuare il rapporto anche nella prossima stagione.
Allenatori, società e scelte condivise
Il cambio in panchina è stato un altro passaggio delicato. “Mi è spiaciuto interrompere il rapporto con Fossati”, ammette Masu. “Ma nel momento in cui entrano altri soci è normale che le decisioni non spettino più solo a me”. Oggi esiste un consiglio di amministrazione e le scelte sono condivise. I risultati, intanto, stanno arrivando: “Non abbiamo stravolto l’organico, abbiamo inserito solo quello che mancava”. E sull’attuale staff Masu è chiaro: “Se da qui alla fine non succedono cose strane, è uno staff che può essere riconfermato”.
Obiettivi: salvezza ora, ambizione domani
Per la stagione in corso l’obiettivo è dichiarato: “Quest’anno l’obiettivo è la salvezza, la matematica lo dice chiaramente”. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro. “Il prossimo anno la Sanremese deve partire con l’ambizione di stare sempre nei piani alti”. Con realismo, però: “Salire dalla Serie D alla Serie C è difficilissimo, come vincere la Serie C”. E aggiunge una frase che è diventata un manifesto: “Le squadre non si fanno con le figurine”.
Strutture, il vero nodo
Per Masu il problema principale resta strutturale. “Se vuoi fare calcio in maniera professionale non puoi cambiarti allo stadio e allenarti ad Ospedaletti o Riva Ligure e farti la doccia nuovamente al Comunale". Serve un centro sportivo vero, gestito direttamente. A Pian di Poma qualcosa si muove: “Il campo è nuovo, gli spogliatoi sono nuovi, c’è il nuovo bar interamente finanziato da noi”. Ma non basta. “Se fai un investimento di milioni non puoi avere un centro sportivo amatoriale, in cui tutti sono liberi di deturparlo e distruggerlo”. Masu racconta anche le difficoltà di gestione: “Quando non sei proprietario o gestore diretto, la gente viene, usa, sporca e tanto c’è qualcun altro che paga”. Da qui la richiesta all’amministrazione di chiarezza e responsabilità.
Bilancio, perdite e sostenibilità
Sul fronte economico Masu non si nasconde. “Siamo per il quinto anno consecutivo in regola con pagamenti e stipendi”. Ma esiste una perdita strutturale: “Circa 100 mila euro l’anno”. Questa perdita, spiega, verrà ripianata: “È uno degli accordi fatti con la nuova proprietà. Entro fine stagione, entro giugno”. Tuttavia il problema resta: “Se non trovi una formula per non perdere questi 100 mila euro l’anno, lo puoi fare solo con un centro sportivo che funzioni”. Ticket, tornei, eventi: “Oggi la Sanremese ha sempre solo pagato, non ha mai avuto nemmeno un piccolo ritorno”. Anche il settore giovanile, paradossalmente, è in perdita: “Perché se vuoi un settore giovanile d’élite devi pagare allenatori qualificati”.
Karembeu e la nuova proprietà
Il volto più noto della nuova compagine è Christian Karembeu, ma Masu chiarisce che non è solo una scelta d’immagine. “È una persona semplice e genuina”. Presentato dall’altro socio Theodoros Ornithopoulos, Karembeu ha sposato subito il progetto: “In 24 ore abbiamo siglato l’accordo”. “Non si vergogna di dire che è entrato in una società dilettantistica”, sottolinea Masu. “Anzi, ne è orgoglioso”. Altri nomi potrebbero arrivare: “Sì, ce ne saranno altri”. Ma sempre nel solco della sostenibilità.
Una missione personale
Masu chiude con una riflessione intima. “Non mi sarei mai sognato di comprare una società di calcio”. Ma Sanremo è diventata casa sua. “Qui vivo, qui vivono i miei figli e mia moglie ha scelto di ricoprire un ruolo molto importante in questa provinciale. Infine, per me è diventata quasi una missione portare la Sanremese nei professionisti e mantenere fede alla promessa fatta ai nostri tifosi”. Senza forzature, senza follie. “Uno degli obiettivi principali di una società è non fallire”. Villa Helios, oggi, è il simbolo concreto di questa filosofia: costruire basi solide per provare, finalmente, a spiccare il salto.