"Quanto accaduto a Ventimiglia, con la definizione di omicidio di un caso inizialmente qualificato come tentato femminicidio, impone una riflessione politica e culturale profonda perché rischia di passare ancora una volta un messaggio regressivo e colpevolizzante che sposta il baricentro dalla responsabilità di chi agisce violenza alla condotta di chi la subisce. È un arretramento che riporta le donne nella posizione di doversi spiegare, difendere e giustificare, mentre ogni donna deve essere tutelata senza condizioni e la violenza non può trovare attenuanti nella biografia della vittima. Come componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, a seguito della richiesta degli atti processuali da parte della Presidente, verificherò con attenzione tutti i passaggi relativi a questa vicenda", dichiara la vicepresidente del PD alla Camera e componente della Bicamerale Femminicidio Valentina Ghio
"Questo episodio si inserisce in un clima preoccupante, segnato anche dal recente intervento sulla legge sul consenso modificata al Senato, con il tradimento di un patto bipartisan costruito alla Camera, in una logica che torna a chiedere alla donna di provare di essersi opposta. È un ribaltamento che contraddice anni di battaglie per affermare un principio semplice: il consenso deve essere esplicito e l’onere non può ricadere su chi subisce", osserva Ghio.
"Per questo è necessario sostenere la mobilitazione ampia e determinata nata dalla rete dei soggetti che si occupano di contrasto alla violenza di genere ed esserci domenica 15 febbraio alle ore 14 al Teatro della Tosse di Genova insieme a tante donne e, mi auguro, anche uomini, per ribadire che la lotta contro la violenza sulle donne è una responsabilità collettiva e che piuttosto che una pessima legge che fa passi indietro rispetto alla giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul è meglio nessuna legge, perché non accetteremo arretramenti", conclude.