Attualità - 10 febbraio 2026, 11:49

Giorno del Ricordo, Vallecrosia non dimentica le vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata (Foto e video)

Cerimonia in piazza della Stazione alla presenza di autorità civili, militari religiose, studenti e cittadini

Vallecrosia celebra il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. La cerimonia si è svolta questa mattina in piazza della Stazione presso la stele collocata nel 2019 dagli alpini.

Alla presenza dell'Amministrazione comunale di Vallecrosia, dell'assessore di Camporosso Rosella Gastaldo, di autorità militari e religiose, della polizia locale, degli alpini di Vallecrosia e di Camporosso, della Croce Azzurra Misericordia, delle associazioni, degli studenti e dei cittadini si sono svolti l'onore alla bandiera, l'inno nazionale, la deposizione di una corona con onore ai caduti, un momento di silenzio, la benedizione della stele e della corona.

Per l'occasione sono poi intervenuti il professore Giovanni Chersola, delegato provinciale per Genova dell'Opera nazionale dei caduti senza croce, il sindaco Fabio Perri e Nico Franzutti, discendente di prima generazione di esule friulano. "E' un dovere morale e civile fermarsi a riflettere su una delle pagine più dolorose del nostro Novecento" - dice Giuseppe Turone, capogruppo degli alpini di Vallecrosia.

"Ringrazio le autorità presenti e i giovani che sono qui con noi" - afferma il professore Giovanni Chersola, delegato provinciale per Genova dell'Opera nazionale dei caduti senza croce - "Se voi riuscite in qualche maniera a rendervi conto che se noi abbiamo oggi la pace e possiamo vivere bene è perché qualcheduno che ci ha preceduto, dalla prima guerra mondiale all'ultimo dopoguerra, ha sacrificato la sua esistenza in condizioni che erano veramente molto complesse, complicate e frutto di giochi geopolitici che ci hanno massacrato particolarmente la comunità italiana ai confini orientali. Oggi noi celebriamo gli ottant'anni dalla nascita della nostra Repubblica italiana".

"Oggi voglio trasferire la vera importanza che hanno i ragazzi a partecipare a questi importanti appuntamenti" - interviene il sindaco Fabio Perri - "Sono appuntamenti che devono lasciare nelle menti di tutti: per non dimenticare. Questo deve essere il filo conduttore che porta avanti questo messaggio: non dimenticare quello che è successo per non cadere negli errori del passato. Oggi bisogna pensare ad avere un approccio completamente diverso, purtroppo non è sempre così. La fiducia che dobbiamo porre è enorme, siete voi che domani porterete avanti le sorti del paese, della nazione e del mondo e, quindi, il rispetto, la lealtà, l'amicizia sono parole importanti che vi dovete portare nel cuore e trasferire ai vostri amici. Bisogna essere anche predisposti ad aiutare gli altri e ad includere gli altri. Con questo modo di agire sicuramente qualche situazione non tanto bella si può evitare e in più si fa una vita più felice, più sorridente e più appagante". 

"Sono figlio di un esule. Sono andato a Pola per cercare di ricordare e rintracciare la storia di questa terra seguendo le tracce dei miei familiari: mio papà e mia nonna. Per la terza-quarta volta mi sono reso conto di cosa hanno perso queste trecento-trecentocinquanta mila persone che sono esodate da quella terra alla fine della guerra. Vi sono poi diverse migliaia di persone che non hanno potuto abbandonare queste terre perché sono state uccise" - racconta Nico Franzutti, discendente di prima generazione di esule friulano - "Ringrazio l'Amministrazione e in particolare gli alpini che hanno dato il via a questa manifestazione nel 2019. Il ricordo non deve rimanere fine a sé stesso, dovrebbe avere un seguito e una conseguenza. La speranza dei figli degli esuli non muore".

Il Giorno del Ricordo è una solennità civile nazionale italiana, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, che vuole "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".