Non è solo una vicenda giudiziaria, ma una spirale che continua ad avvolgersi attorno alla vita di Nessy Guerra, anche dentro un’aula di tribunale. Con un video pubblicato sui propri canali social, la donna è tornata a parlare pubblicamente dei messaggi privati e delle pressioni che – secondo quanto riferisce – continuano ad arrivare dall’ex marito, collegandole direttamente a quanto accaduto nell’ultima udienza in Egitto. Un intervento che arriva dopo giorni di silenzio, come lei stessa spiega, dettati dallo stato emotivo in cui si è trovata dopo l’udienza. “Ci ho messo qualche giorno a parlarne – racconta – perché sinceramente mi ha lasciata molto turbata”.
I testimoni respinti e il colpo di scena in aula. Secondo il racconto di Guerra, l’ex marito si sarebbe presentato in tribunale con cinque nuovi testimoni egiziani, tutti respinti dal giudice. Subito dopo, però, sarebbe arrivato un passaggio che la donna definisce surreale e inquietante: davanti al giudice, l’uomo avrebbe dichiarato di voler tornare con lei, di volerla “riprendere come moglie”. Una circostanza che, nel racconto della donna, stride in modo evidente con quanto avvenuto prima: “Come si fa – si chiede – prima a denunciare una donna per adulterio, facendole rischiare il carcere, e poi a dire che la vuoi di nuovo come moglie?”. Le offerte di denaro e la proposta all’avvocato. Il racconto prosegue con ulteriori elementi che la donna collega ai messaggi privati emersi nelle scorse settimane. Sempre in aula, l’ex marito avrebbe parlato di regali e promesse economiche, arrivando – secondo quanto riferito – a dire che le avrebbe comprato una Jaguar se fosse tornata con lui.
Il passaggio più grave, però, riguarda direttamente il legale egiziano che assiste Nessy Guerra. “Ha offerto 19 milioni di euro al mio avvocato – racconta – in cambio del fatto che lo aiutasse a farmi tornare con lui e a ‘chiudere questa storia’”. Parole che la donna non ridimensiona né derubrica a provocazione: “Io non so se tutto questo faccia ridere o paura. A me non fa ridere. Mi spaventa sapere che una persona che si comporta così, in modo così ossessivo, continui a perseguitarmi anche dentro un’aula di tribunale”. Il rinvio al 6 aprile e l’attesa che pesa. L’udienza si è conclusa con un rinvio al 6 aprile, allungando ulteriormente i tempi di una vicenda che, per la donna, significa vivere in una condizione di allerta continua. “Altro tempo di attesa – dice – altro tempo in cui dobbiamo stare attente anche solo a uscire di casa”.
Un rinvio che si inserisce in un quadro già complesso, fatto di procedimenti intrecciati e di un equilibrio fragile, nel quale – come più volte evidenziato – le scelte giudiziarie possono avere conseguenze dirette non solo sulla libertà personale della donna, ma anche sul futuro della figlia. “Quando finirà tutto questo?” Il video si chiude con una domanda che va oltre il singolo episodio processuale e riassume il senso di stanchezza e paura che accompagna questa storia da mesi: “Io continuo a chiedermi quando finirà tutto questo”.