Eventi - 06 febbraio 2026, 13:16

Constance, la moglie di Oscar Wilde, in giro per Sanremo con il suo amante, alla fine dell’Ottocento

Ecco un estratto dal libro di Laura Guglielmi, che verrà presentato a Cervo in blu sabato 7 febbraio

Laura Guglielmi

Per la rassegna ‘Cervo in Blu d’Inchiostro’, presentazione del libro ‘Lady Constance. L’importanza di chiamarsi Wilde' della giornalista e scrittrice Laura Guglielmi. Intervista a cura di Nicoletta Sasso. Organizzazione a cura di Francesca Rotta Gentile. Oratorio di Santa Caterina, sabato 7 alle 17, ingresso gratuito.

Vedere Arthur, un uomo così distinto, così britannico, scendere dal treno alla stazione di Sanremo, mi ha riempito di calma. Quel suo sorriso compunto nasconde una sensualità selvaggia, ma da vero inglese non ne lascia trapelare alcuna traccia.
Siamo saliti in carrozza. Il vetturino masticava bene l’inglese e appena partiti ha sbandierato un biglietto con il suo nome e indirizzo. Si è raccomandato di darlo alla reception dell’albergo, nel caso avessimo voluto fare il giro del Berigo, un percorso a forma di M, immerso in un paesaggio agricolo, giardini tropicali e ville di lusso.
«Mi chiamo Gigino Ruffini, come quel signore che è scappato in Inghilterra per motivi politici e ha scritto Il dottor Antonio, un libro che è stato un grande successo dalle vostre parti. Lo hanno letto tutti gli inglesi che sono venuti a Sanremo.»
Aveva un’aria furbina, ma accogliente. Non come quella dei genovesi, che si guardano intorno con sospetto.
Mi sono preparata alla perfezione per questa vacanza tanto attesa. Non solo ho già letto Il dottor Antonio, ma anche una guida in inglese.
Il vetturino si è soffermato su ogni dettaglio. Ci ha raccontato che le palme sul lungomare erano state regalate a Sanremo dall’imperatrice russa: «La carrozza su cui sedete era di mio padre e ha portato a spasso anche la zarina». Sosteneva che a noi “inglesi” piacciono queste storie: «Siete gente raffinata voi, mica come i tedeschi, che hanno le teste dure come meloni, o i francesi che pensano di saperla più lunga di tutti».
Più avanti, ha fermato la carrozza davanti a una villa circondata da un parco lussureggiante: «Si chiama Castello Marsaglia» ha detto orgoglioso indicandola con il dito, «è la villa più prestigiosa di tutta la Riviera di ponente. Ce la invidiano anche quelli della Costa Azzurra.
Il giardino ha le sue belle palme e le araucarie più alte. Sapete che fino a qualche anno fa eravamo uniti con Nizza? Guardino lor signori le nostre strade come son pulite, le laviamo tutti i giorni con gli idranti, così non si alza la polvere e le signore eleganti non si sporcano i vestiti. Sanremo è la città più pulita della costa, altro che Montecarlo, e abbiamo il sole tutto l’anno».
Quel vetturino era un gran chiacchierone, io invece non vedevo l’ora di rimanere sola con Arthur.
Il mio secondo marito – tra me e me ormai lo chiamo così – ha voluto prenotare al Grand Hotel Des Anglais, l’unico fornito di luce elettrica e ascensore idraulico, con stanze da bagno ai piani.
L’avevo pregato di chiedere una camera a due letti, per risparmiare, ma lui non aveva voluto sentir ragioni, e mi aveva risposto: «Abbiamo tre notti e quattro giorni da passare insieme. Voglio vivere ogni attimo con passione, concentrando i momenti in cui staremo assieme. I soldi sono l’ultima delle mie preoccupazioni. Tu sei la mia regina e meriti il meglio».
Dopo aver salutato Gigino, siamo entrati nell’albergo attraverso una porta girevole. Arthur ha interpretato a meraviglia il ruolo del perfetto gentleman inglese in compagnia della moglie. Quanto mi piace questo gioco.
«Constance, non mi era mai capitato di vivere una passione così forte» mi ha sussurrato durante la nostra prima cena, prendendomi una mano. Non mi piace certo civettare, ma a quel punto ho abbassato gli occhi.
Abbiamo scelto la sala più piccola e intima, un tavolo davanti alla finestra che dà sul giardino e sul mare. Tra di noi solo una bottiglia di champagne.
«Mia moglie ha intuito che c’è un’altra donna nella mia vita. Le voglio bene come a una sorella, ma quello che sento per te è qualcosa che non riesco a trasformare in parole.»
Sono rimasta in silenzio, in totale subbuglio.
«Non sono il tipico vittoriano, non l’ho mai tradita, e non l’avrei mai fatto se non avessi incontrato te, mai avrei pensato a un’altra. Tu per me sei e resterai l’unica.»
Più incalzava e meno riuscivo a intervenire.
«Per favore, te lo chiedo con tutto il cuore, non vergognarti di camminare con il bastone, ti rende ancora più attraente. Quando sei scesa dall’ascensore e ti sei avviata verso la tua stanza, avrei voluto raggiungerti, ma mi sono trattenuto. Voglio gustarti a poco a poco.»
Sentivo una furia dentro. Amavo ogni secondo che trascorrevo con lui, quelle parole si stavano facendo spazio dentro di me.
«Ho appena compiuto quarant’anni» solo questo sono riuscita a dire, mentre stavano servendoci la crème de Céleri.
«Adesso comincia il bello» mi ha risposto sicuro di sé.
Quel suo procedere incalzante mi eccitava, ma ho cambiato discorso: «Ti ricordi le cronache dei giornali sulla permanenza a Sanremo dell’erede al trono tedesco, dieci anni fa? Il clima giovò alla sua salute, ma poi dovette ripartire perché era morto suo padre, il kaiser Guglielmo. Venne proclamato imperatore e morì solo tre mesi dopo».
Anche se un po’ mi dispiaceva, pure lui ha cambiato discorso mentre ci stavano servendo un gustoso welsh rabbit, amo il cheddar gallese sfuso: «Certo, che mi ricordo. Ho scoperto che anche Alfred Nobel, lo svedeseinventore della dinamite, ha vissuto cinque anni a Sanremo. La sua villa – ho letto – ha una curiosa torretta in stile moresco».
Avevo scelto una bottiglia di Chianti della famiglia Antinori di Orvieto, che si sposava bene con il formaggio.
«Come piatto portante, io ordino il filetto di maiale Duroc. Tu continui a non mangiare carne, mia cara?»
«Come potrei tradire Georgina? Io prendo les haricots verts al burro. Anche se ho imparato ormai a condire i piatti solo con l’olio extravergine. Gli olivi crescono ovunque in Riviera» gli ho risposto facendo l’occhiolino.
Ho poi raccontato che Violet, la sorella minore del pittore John Singer Sargent, si è sposata con uno svizzero, Francis Ormond, il cui padre Michel è un ricco industriale e amante dell’arte: «Anche loro possiedono una villa a Sanremo, con un giardino esotico che arriva fino al mare. Che cosa ne dici se domani andiamo a fare un giro in carrozza? Vorrei tanto camminare a piedi, ma non ci riesco».
«Sì, così posso sentire di più il tuo corpo vicino al mio.»
Ho sentito un brivido scendere lungo la schiena, ma ho continuato imperterrita: «Purtroppo gli Ormond non sono qui altrimenti potevamo far loro visita. Meglio così, almeno ci godiamo ogni istante di questi giorni da soli». Sapevo che il Chianti avrebbe liberato la mia parlantina. Volevo essere la più disinibita delle amanti quella notte.
Arthur mi ha risposto: «Non facciamo troppi programmi come gli inglesi. Dipende dalla notte che passiamo, domani potremmo essere molto stanchi». Continuavamo a girare intorno allo stesso argomento, anche quando ci siamo spostati nella Conversation Room per bere un bicchiere di scotch.
Quella sicurezza lo ha accompagnato tutta la notte, ne ricordo ogni dettaglio. La mattina dopo, appena sveglia, spiando il volto di Arthur sul cuscino, ho visto svanire a mano a mano davanti ai miei occhi quello di Oscar.
Gigino ha dato il meglio di sé durante il giro del Berigo, raccontandoci ogni particolare con generosità, ma quando capiva di essere inopportuno, taceva. La carrozza scoperta era trainata da un cavallo: benché fossimo ancora a marzo, la Riviera era già in fiore.
Arthur lontano dall’Inghilterra sembrava un altro. Per niente riservato, mi cingeva le spalle e mi prendeva spesso la mano. Gigino ci ha fatto scendere alla chiesa anglicana di All Saints, prima di svoltare per la strada del Berigo. Un tripudio di alberghi e parchi: l’Hotel des Britanniques, de Londres, il Pavillon, il West End. Come sono buffi questi nomi spesso in francese. Sanremo è una città riservata, ma allo stesso tempo cosmopolita, un crocevia attraversato da persone che stanno facendo la storia d’Europa.
Siamo entrati nella valletta della Foce, per una strada carrozzabile con il torrente a sinistra, che zigzagava tra le rocce.
«Qui i mandorli fioriscono a febbraio. Se i fiori sono bianchi vuol dire che il frutto è amaro, se sono rosa che è dolce» Gigino sa quali sono le cose che gli inglesi vogliono sentirsi dire. Arthur insinuava le sue mani sotto il vestito e mi sussurrava all’orecchio: «Speriamo che Gigino non si fermi ora».


Constance con il figlio Cyril

Redazione