Sono i cinque giorni più importanti per Nessy Guerra, la cittadina sanremese coinvolta da mesi in una complessa e delicata vicenda giudiziaria all’estero. Oggi si tiene il processo per adulterio che la vede imputata davanti a un tribunale egiziano, mentre il 2 febbraio è fissata l’udienza civile sull’affidamento della figlia di tre anni. Due appuntamenti ravvicinati, destinati a incidere in modo profondo sul futuro della donna e della bambina. Il procedimento penale per adulterio, già archiviato due volte in passato su richiesta della pubblica accusa, viene nuovamente riaperto su denuncia dell’ex marito. Un’accusa che, nel sistema giuridico locale, può comportare una condanna fino a quattro anni di carcere, nonostante si fondi su fatti che la difesa considera già esclusi e su testimonianze ritenute contraddittorie rispetto alle versioni precedenti. In passato, una delle dichiarazioni chiave aveva negato l’esistenza dei rapporti contestati, portando proprio all’archiviazione del caso.
Accanto al profilo penale, la posta in gioco è altissima anche sul piano civile. Il 2 febbraio il tribunale sarà chiamato a pronunciarsi sull’affidamento della minore, inizialmente disposto a favore della nonna paterna. Un passaggio particolarmente critico perché, in quel contesto giuridico, la valutazione della condotta personale della madre rischia di pesare in modo determinante sulla sua idoneità genitoriale, secondo criteri lontani da quelli previsti dall’ordinamento italiano, dove l’adulterio non è un reato e l’interesse superiore del minore è l’unico parametro di riferimento. In queste ore Nessy Guerra vive una condizione di forte pressione e precarietà, sostenuta dalla famiglia, che da mesi sta affrontando costi economici e personali molto pesanti per garantire protezione e assistenza alla figlia e alla nipote. Proprio i familiari continuano a ribadire l’auspicio di un intervento della politica italiana, affinché la vicenda non resti confinata a una dimensione privata ma venga affrontata come un caso che riguarda i diritti di una cittadina italiana all’estero.
Sul piano istituzionale, i margini di manovra restano complessi anche per l’assenza di una convenzione di estradizione tra l’Italia e l’Egitto, elemento che rende ancora più difficile un’azione diretta delle autorità italiane. Una situazione che, secondo i legali e la famiglia, contribuisce a lasciare la donna in una condizione di isolamento giuridico e umano. Oggi e nei prossimi giorni, dunque, si gioca una partita decisiva. Non solo per l’esito dei procedimenti giudiziari, ma per il destino di una madre e di una bambina, mentre da Sanremo e dall’Italia cresce l’attesa per un segnale politico che possa rompere il silenzio e riportare la vicenda sul piano della tutela dei diritti fondamentali.