Dopo il post pubblicato dal generale Roberto Vannacci, nel quale viene accusata di non comprendere la differenza tra libertà di parola e censura — con un riferimento ironico al fatto che “dal curriculum risulta che la signora sia pure avvocato” — arriva la replica di Maria Spinosi, che interviene per chiarire la propria posizione “nell’interesse della città di Ventimiglia e del corretto dibattito pubblico”.
“La differenza la capisco benissimo”, esordisce Spinosi, precisando subito il tono della risposta. “Ed è da avvocata, non ‘avvocato’, che gliela spiego, chiedendo anche rispetto per una professione che si fonda su competenza, responsabilità e precisione delle parole”.
Nel merito, Spinosi sottolinea che nessuno mette in discussione i diritti politici personali di Vannacci: “Nessuno le nega il diritto di parlare, di sedere in Parlamento, di votare o di rappresentare chi l’ha eletta. Questi sono diritti garantiti dalla Costituzione”. Un piano, però, distinto — rimarca — dall’utilizzo di spazi pubblici comunali.
“Un’altra cosa, completamente diversa, è l’uso di uno spazio pubblico comunale, che non è un diritto soggettivo né un automatismo legato al numero di voti ricevuti”, afferma. “I luoghi istituzionali appartengono a una comunità e chi li amministra ha il dovere di valutarne l’uso in coerenza con i valori costituzionali, con l’interesse pubblico e con l’impatto sulla città. Questo non si chiama censura. Si chiama responsabilità istituzionale”.
Nel suo intervento, Spinosi contesta anche l’idea di equiparare ogni critica a un atto censorio: “Trasformare ogni dissenso in un grido alla censura è una scorciatoia polemica che serve a spostare l’attenzione dal vero tema”. E chiarisce: “Il tema non è la sua persona”.
Il focus, conclude, è la città: “Ventimiglia è una città ridotta allo stremo da insicurezza e assenza di prospettive e non può essere trattata come un palcoscenico qualsiasi né costretta a legittimare, attraverso le proprie istituzioni, messaggi che dividono e alimentano discriminazione, creando ulteriore insicurezza”.
“Le istituzioni servono a tenere insieme, non a esasperare i conflitti”, conclude Spinosi. “E chi governa una città dovrebbe ricordarlo sempre”.