La Prof.ssa Vittoria Criscuolo, del comitato 'Pro-life insieme', torna sulla questione della 'Campana per i bimbi mai nati' rispondendo al Dottor Leonardo Kogliodima:
"Non posso esimermi dal rispondere al signor Leonardo Kogliodima, dal momento che mi ha chiamata in causa personalmente. Come ha affermato Mons. Suetta, la campana è un messaggio di memoria dei bimbi abortiti, ma anche delle donne e degli uomini che si sono trovati di fronte a questo dramma. Perché di dramma si tratta: che si sia sostenitori della vita sempre, come noi del Comitato 'Pro-life insieme', o che si sia favorevoli all’aborto, nessuno ha mai realmente disconosciuto questo fatto. C’è però un punto di evidente contraddizione che emerge spesso nei dibattiti, scritti o verbali, quando si ricorre all’espressione 'grumo di cellule'. Se il bimbo abortito fosse davvero un nulla, come si spiegherebbe il dolore profondo che tante donne portano con sé dopo un aborto? È arrivato il momento – e lo dobbiamo soprattutto ai giovani – di parlare in modo chiaro, per non ritrovarci complici di quella neolingua di cui scriveva lucidamente George Orwell: pochi termini, ridotti al minimo, per insegnare a non pensare. La scienza è unanime: dal momento del concepimento ha origine un nuovo essere vivente appartenente alla specie umana, dotato di un DNA unico e irripetibile, diverso da quello dei due genitori che pure l’hanno generato. Ogni donna che vede comparire le due lineette sul test di gravidanza sa di attendere un bimbo, non un 'grumo di cellule'; ogni donna che sente il piccolo muoversi nel grembo sa che è un bimbo e non lo chiama 'feto'. A questo punto, delle due l’una: chi è a favore dell’aborto ammetta apertamente di essere a favore dell’uccisione di un bimbo innocente. Ha il diritto di farlo, così come lo fanno coloro che si dichiarano favorevoli alla pena di morte. Nessuno giudica le persone che scelgono di sostenere queste posizioni, ma il giudizio su tali idee ci compete eccome, ed è un diritto che rivendichiamo. Così come giudichiamo negativamente i Paesi nei quali è ancora legittima la pena capitale, allo stesso modo giudichiamo negativamente le correnti di opinione favorevoli all’aborto. Tra un adulto e un bimbo prima della nascita non esiste alcuna differenza sostanziale: ad entrambi deve essere riconosciuto un rispetto assoluto. Non perché lo affermi la Bibbia, non perché lo sostengano Mons. Suetta o il Papa, ma perché viviamo in una società civile che dovrebbe cercare soluzioni pacifiche e costruttive ai problemi, senza eliminare i più deboli. Gentile signor Kogliodima, la legge 194, responsabile di quasi 7.000.000 di bimbi eliminati tramite l’aborto, è una legge degli uomini e, come tale, imperfetta. Può essere stata approvata da una maggioranza e confermata dal referendum del 1981, ma questo non ne modifica la natura: è una legge ingiusta. Non tutto ciò che è legale è anche morale. Occorre il coraggio di affermare la verità, anche quando si è di fronte a posizioni avverse. Il fatto che il presidio contro Mons. Suetta fosse composto da una sparuta minoranza fa ben sperare: forse non tutti gli esponenti delle associazioni coinvolte sono favorevoli all’aborto e ostili al messaggio di pace rappresentato dalla campana. La donna deve essere messa nelle condizioni di accogliere la maternità anche quando si presenta inattesa. E abbiamo bisogno di uomini che la sostengano, signor Kogliodima: uomini che non la incitino a rinunciare al bimbo che attende, ma che, da veri uomini, si prendano cura della famiglia che sta nascendo. La campana è un richiamo forte alle coscienze. È un segno che parla a tutti, credenti e non credenti, per ricordarci che nel grembo di una donna c’è la bellezza della vita".