Politica - 17 gennaio 2026, 16:46

Sanremo, in cento in piazza contro la “Campana per i bimbi mai nati”: difesa della 194 e dello Stato laico (Foto e Video)

Associazioni e cittadini contestano l’installazione voluta dal Vescovo Suetta: «Atto intimidatorio, la fede è libera ma non può limitare i diritti»

Sono state un centinaio le persone che hanno partecipato, oggi pomeriggio in piazza Colombo a Sanremo, alla manifestazione contro la ‘Campana per i bimbi mai nati’, fatta installare dal Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta, nel giardino di Villa Giovanna D’Arco. Tante le associazioni che hanno aderito: Radicali Italiani, Giovani Democratici, Ora!, PD, +Europa, Donne Democratiche, AVS, Arcigay, Break the Silence e il Collettivo Papavero Rosso. Tutti gli interventi hanno, di fatto, confermato la volontà di mantenere la Legge 194 ed il diritto all’autodeterminazione delle donne.

Al centro della protesta la ferma condanna di quelle che gli organizzatori definiscono «dichiarazioni inaccettabili» che metterebbero pericolosamente in discussione una legge dello Stato che da quasi cinquant’anni garantisce salute e dignità. Molti gli interventi che hanno identificato l’installazione della campana come «atto intimidatorio», evidenziando l’assoluta libertà di fede, confermando però la laicità dello Stato. Alla manifestazione erano presenti alcuni esponenti dell’Amministrazione sanremese, tra cui il vice sindaco Fulvio Fellegara, l’assessore Lucia Artusi, oltre al consigliere Giovanni Bestagno ed i colleghi di Ventimiglia, Vera Nesci, e di Imperia, Ivan Bracco.

“Ho aderito subito alla proposta dei radicali e delle varie associazioni – ha detto l’On. Valentina Ghio - insieme alle democratiche, ai giovani democratici ed a tanti altri. Insomma, crediamo che vada stigmatizzato quello che accade a Sanremo dove ogni sera alle 20 c'è un rintocco di campana per i bambini mai nati, un rintocco che in realtà è una colpevolizzazione nei confronti delle donne. E’ un modo un po' subdolo e non chiaro di ritornare indietro rispetto ad una legge dello Stato, la 194, che sancisce un diritto, che è quello dell'aborto libero e sicuro. E’ un rintocco che non ricorda che diversi anni fa, quando questa legge non c'era, sono morte tante e tante donne di aborto e non insicurezza, è una legge che va tutelata e va salvaguardata tutt'ora, tutt'oggi, nonostante tanti siano i tentativi di demolirla. Non bisogna colpevolizzare le donne – prosegue – ma bisogna sostenerle con i servizi, ad esempio potenziando i consultori che anche in questa regione, che anche in Regione Liguria, sono stati fortemente smantellati rispetto all'impostazione iniziale, rispetto a quando erano nati. Supportare le donne vuol dire contraccezione sicura e gratuita, ma anche educazione sesso affettiva nelle scuole per rapporti interpersonali paritari ed equilibrati. Il rintocco è solo un elemento di colpevolizzazione, quindi noi oggi e nei prossimi giorni, nelle istituzioni e fuori, faremo rumore per portare avanti la battaglia della libertà e dell'autodeterminazione della donna”.

I tre amministratori matuziani hanno confermato la loro presenza come liberi cittadini: «Siamo completamente solidali con i manifestanti e concordiamo su tutto quanto è stato detto. Ci sembra ridicolo mettere in discussione la legge e confermiamo la nostra contrarietà all'obiezione di coscienza nel servizio pubblico. Fermo restando la libertà di tutti, non dimentichiamo che il trauma è di diversi tipi: con la campana si ripete ogni sera e diventa violenza per chi ci è passato».

«La fede è e deve essere libera ma anche le scelte dei singoli lo devono essere in uno Stato che, non dimentichiamolo mai, è laico». Questo uno dei diversi passaggi dei molti interventi delle associazioni che hanno organizzato il pomeriggio di protesta. «Al Vescovo diciamo che non è il legislatore, non è un medico e non è la santa inquisizione. Può pregare quanto vuole ma non può limitare la libertà e non sarà certo una campana a spaventarci. Il Vescovo ha trasformato un atto clericale in politico. La fede è libera ma siamo in uno Stato laico e noi non facciamo alcun passo indietro». In molti hanno sostenuto come la campana sia una violenza patriarcale nascosta dietro l’identità religiosa: «Ai movimenti pro life non interessa la vita ma il controllo sui nostri corpi, che è un diritto inalienabile. Noi chiediamo una educazione sessuo-affettiva nelle scuole e siamo stufi di chi difende i feti e abbandona le persone».

Nel corso degli interventi è stata anche lamentata l’assenza delle Istituzioni, anche se erano presenti alcuni esponenti dell’amministrazione ed anche il deputato del PD, Valentina Ghio.

(Foto di Erika Bonazinga)