Dopo giorni di dibattito pubblico, titoli forti e confronti televisivi, l’ordinanza con cui il Gip del Tribunale di Imperia ha riqualificato il reato da tentato femminicidio a tentato omicidio nel caso della violenta aggressione avvenuta a Ventimiglia è diventata uno dei documenti giudiziari più citati delle ultime ore. Ma cosa contiene realmente il provvedimento? E soprattutto: cosa afferma in modo esplicito e cosa, invece, non dice affatto? Per rispondere a queste domande è necessario tornare al testo dell’ordinanza, mettendo da parte le letture parziali e le interpretazioni estrapolate dal contesto.
Uno degli elementi centrali dell’ordinanza è il riferimento allo “stato degli atti”. Il giudice chiarisce che la valutazione compiuta riguarda esclusivamente il materiale investigativo disponibile al momento dell’udienza di convalida. Non si tratta quindi di un giudizio definitivo sul fatto, né di una ricostruzione conclusiva delle responsabilità, ma di una valutazione provvisoria, legata alla fase cautelare del procedimento. Un aspetto che nel dibattito pubblico è spesso passato in secondo piano, ma che nell’ordinanza è costantemente ribadito. Un secondo passaggio chiave riguarda la qualificazione giuridica del reato. Non si afferma che non vi sia stato odio o volontà di controllo nei confronti della donna, ma si sottolinea che, allo stato delle indagini, non risultano ancora elementi ulteriori documentati tali da sostenere con certezza la contestazione del femminicidio. La distinzione è tutt’altro che formale: il Gip non esclude in assoluto la matrice di genere, ma rileva che, in quel momento procedurale, non vi sono riscontri sufficienti per fondare giuridicamente quella specifica aggravante. È su questo punto che si innesta la riqualificazione in tentato omicidio.
Il ruolo decisivo dell’audizione della persona offesa. Un terzo elemento riguarda la mancata audizione della persona offesa, ossia la moglie del 65enne. Il giudice evidenzia che la vittima, gravemente ferita, non era ancora stata sentita dagli inquirenti al momento dell’udienza. Un passaggio che assume un peso rilevante perché l’audizione della persona offesa è considerata uno degli elementi fondamentali per ricostruire il contesto relazionale, il movente e l’eventuale presenza di dinamiche di controllo, prevaricazione o discriminazione. L’evoluzione del quadro probatorio potrà dipendere anche da questo passaggio istruttorio. Alla luce del testo, è importante chiarire anche cosa l’ordinanza non rappresenta. Non è una sentenza, non chiude il procedimento e non cristallizza in modo definitivo la qualificazione del reato. Si tratta di un atto cautelare, destinato a essere eventualmente superato o modificato alla luce di nuovi elementi investigativi.
I prossimi passaggi. L’audizione della persona offesa, l’approfondimento del contesto relazionale e l’eventuale acquisizione di nuovi elementi potranno incidere sulle scelte della Procura e sulle successive valutazioni del giudice. È in questa cornice che il provvedimento va letto: non come un punto di arrivo, ma come una fotografia parziale di una fase ancora in evoluzione dell’indagine.