"Nel nostro precedente intervento avevamo segnalato alcune inclinazioni preoccupanti dell’amministrazione Di Muro. Oggi, alla luce degli ultimi accadimenti, ciò che allora poteva apparire come un episodio isolato sembra assumere sempre più chiaramente i contorni di un vero e proprio metodo: una gestione del potere che appare impermeabile al dialogo, insofferente al dissenso e pronta a intervenire ogniqualvolta l’espressione culturale non rientri nei propri schemi di accettabilità".
Interviene in questo modo l'associazione della città di confine, che prosegue: "La vicenda legata allo stop imposto alla rappresentazione della pièce “I Dialoghi della Vagina” presso il Teatro Comunale di Ventimiglia è emblematica. Il ritiro del patrocinio, il diniego all’uso della sala e le comunicazioni ufficiali giunte senza motivazioni chiare e trasparenti non possono essere liquidati come una semplice scelta amministrativa. Le modalità e le tempistiche con cui si è intervenuti fanno piuttosto pensare a un utilizzo selettivo e restrittivo di un bene pubblico, trattato quasi fosse una prerogativa personale dell’amministrazione e non un patrimonio collettivo della città. In una comunità autenticamente democratica, la cultura non può essere filtrata sulla base della sensibilità politica di chi governa. L’accesso agli spazi pubblici non può trasformarsi in una concessione discrezionale, ma deve restare un diritto garantito, regolato da criteri chiari, uguali per tutti e sottratti all’arbitrio. Quando questo principio viene meno, non è solo uno spettacolo a essere colpito, ma l’idea stessa di libertà culturale. Questo episodio, inoltre, non si colloca nel vuoto. Si inserisce in un clima già appesantito da altre decisioni che hanno evidenziato una scarsa propensione alla collaborazione con associazioni, operatori culturali e realtà civiche del territorio. Rinunce improvvise, autorizzazioni negate, cambi di rotta difficili da spiegare pubblicamente: tutti tasselli che, osservati singolarmente, potrebbero apparire marginali, ma che nel loro insieme delineano una linea di condotta ben precisa".
"Si delinea - prosegue - così una visione politica che sembra privilegiare il controllo alla partecipazione, l’imposizione alla mediazione, la gestione unilaterale al confronto. Una traiettoria che rischia di produrre un progressivo impoverimento culturale e civile della città, in cui il pluralismo viene percepito come una minaccia anziché come una risorsa, e in cui il dibattito pubblico si restringe invece di ampliarsi. Ventimiglia merita un’amministrazione capace di governare la complessità, non di semplificarla attraverso divieti e chiusure. La cultura, per sua natura, è confronto, talvolta anche provocazione, certamente pluralità. Spegnerla o imbrigliarla significa indebolire gli anticorpi democratici della comunità. Per questo quanto accaduto non riguarda solo gli addetti ai lavori o chi opera nel mondo della cultura, ma ogni cittadino che riconosce nel libero confronto delle idee, nella partecipazione e nell’accesso agli spazi pubblici elementi essenziali della vita collettiva. Tacere oggi significherebbe accettare domani una città più povera, non solo culturalmente, ma anche democraticamente".