“L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.” E’ il celebre passo del bollettino datato 4 novembre 1918 con cui il comandante in capo del Regio Esercito, Generale Armando Diaz, annunciava la vittoria della prima Guerra mondiale. Quella data, dall’anno scorso, per effetto della Legge 27 del 1 marzo 2024, è tornata ad essere festa nazionale come “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”.
Per questo motivo la solennità acquista un valore particolare su tutto il territorio della Nazione e Badalucco non è da meno. Il paese è stato tappezzato di manifesti,(a cura dell’assessore Sabrina Brezzo, con la collaborazione attiva del delegato Giusy Laigueglia e di tutti gli amministratori comunali) con cui si invita la popolazione a partecipare alle cerimonie previste per l’occasione.
Il ritrovo per tutti è martedì 4 novembre, alle 10 in Chiesa, per una S. Messa, officiata da Don Giuseppe Madani in suffragio dei caduti, alla presenza anche di rappresentanze militari ed associazioni combattentistiche e d’Arma (Carabinieri della caserma di Badalucco e associazione Alpini e Paracadutisti). In chiesa il coro della Madonna della Neve accompagnato dal prof. Colombo Panizzi darà particolare solennità alla cerimonia religiosa. Quindi in corteo, intorno alle 11, si andrà in piazza Guglielmo Marconi.
Qui esistono, agli estremi, due monumenti: uno dedicato ai caduti per la Patria, eretto negli anni venti dell’altro secolo, di fronte, ad una cinquantina di metri, c’è invece quello per la guerra di liberazione. Come è consuetudine nel paese, a distanza di tanti anni, non si faranno distinzioni e ai piedi di entrambe le statue verrà deposta, dagli alunni, una corona, ingentilita da una sciarpa tricolore.
L’oratore ufficiale della manifestazione sarà il Sindaco dott. Matteo Orengo. “La prima guerra mondiale, rappresentò il coronamento dell’epopea risorgimentale. Portò all’unificazione dell’Italia, così come è adesso, con l’inclusione del Trentino e di Trieste – dice il primo cittadino – Ma rappresentò essa stessa un momento di unificazione e di consolidamento dell’identità nazionale. Infatti nelle trincee si incontrarono giovani provenienti da tutte le regioni d’Italia e lì parlando in dialetto impararono anche a scoprire cosa significasse essere italiani. La prima guerra mondiale fu per l’Italia il conflitto più sanguinoso mai combattuto. I caduti furono superiori a quelli della seconda guerra mondiale. C’è da sperare che ora la pace continui a circolare per le contrade d’Europa nonostante i venti di guerra ai nostri confini”
Quindi toccherà ai docenti delle tre scuole di Badalucco (coordinamento delle docenti Monica Signa e Nives Bianchi) e ai loro allievi. Con la colonna sonora del Consigliere Pasquale Murachelli, intoneranno l’Inno di Mameli, i ragazzi della terza media, che conoscono meglio il periodo storico, reciteranno poesie e brani di Ungaretti, Ada Negri, Rupert Brooke e Pablo Neruda.
I due, solo apparentemente muti, monumenti della piazza sono lì a ricordare gesta di uomini e di eroi, amore per la Patria e la terribile contabilità dei conflitti mondiali. Nella sola prima guerra Mondiale persero la vita, in Italia, un milione e duecento quaranta mila persone, di cui poco più della metà militari. I feriti furono un milione, con 700 mila invalidi permanenti, La guerra lasciò in “eredità” anche 345 mila orfani. C’è da auspicare che nessuno abbia più in Italia a dover impugnare le armi per difendere i confini della Patria. Come sta avvenendo, da tre anni, di nuovo, sul suolo europeo.