Economia - 18 agosto 2025, 07:00

Leggende del calcio italiano divenute ora allenatori

Da combattenti sul campo a strateghi della panchina: molte icone del calcio italiano hanno deciso di non abbandonare il rettangolo verde, ma di viverlo da un’altra prospettiva

Da combattenti sul campo a strateghi della panchina: molte icone del calcio italiano hanno deciso di non abbandonare il rettangolo verde, ma di viverlo da un’altra prospettiva. 

Con grinta, idee e personalità, stanno scrivendo nuove pagine, cercando di trasmettere alla squadra ciò che un tempo dimostravano con i piedi. 

La loro avventura viene seguita con interesse da tifosi, media e dai blog dei bookmaker, come Sisal o Winbet bonus, che sono sempre aggiornati su quello che accade dentro e fuori dal campo. 

Ma quanto conta davvero il passato da fuoriclasse? E chi, tra loro, sta riuscendo a lasciare il segno anche con il fischietto in mano?

Da campioni a tecnici: un destino scritto?

Sebbene possa trasparire come un processo naturale, soprattutto se si parla uomini che al calcio hanno dedicato sudore e sangue, la transizione calciatore-allenatore non è automatica, e tanto meno adatta a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di rendere questi 90x120m il loro posto di lavoro.

Pochi predestinati sono riusciti nell’impresa di trasformare la propria visione di gioco in una vera e propria filosofia da gridare a squarciagola fuori dal rettangolo verde, dove la palla non si tocca più, ma si indirizza. 

Come nel caso di Nereo Rocco, Giovanni Trapattoni, entrambi campioni a Trieste ed a Milano, entrambi capaci di portarsi appresso l’epiteto di leggenda, anche al di là della linea laterale. 

Inzaghi, Gattuso, Grosso: la vecchia guardia in panchina

Hanno fatto urlare di gioia migliaia di tifosi, infiammando tutta europa da protagonisti, ora provano a farlo in al di fuori di là della linea laterale. 

Inzaghi, Gattuso, Grosso ed altri eroi dell’Italia che conquistò il mondo, affrontano adesso una sfida, oltre la tecnica e la potenza. Si tratta di coinvolgere un gruppo, di trasmettere un messaggio e di unire il tutto in schemi studiati a tavolino insieme ad un continuo ed intenso allenamento fuori dal campo.

Altri ex fuoriclasse diventati allenatori

Da Thiago Motta ad Andrea Pirlo, passando per Alberto Gilardino, Fabio Vincenzo Italiano e, più recentemente, Daniele De Rossi: il calcio italiano è ricco di ex fuoriclasse che hanno scelto di restare legati al pallone, passando dal campo alla panchina. 

Accomunati da una carriera di alto livello e da un amore viscerale per questo sport, hanno deciso di mettersi di nuovo alla prova in un ruolo dove solo in pochi riescono a diventare davvero leggende

Le influenze del passato da calciatore sul presente da tecnico

Anche se parliamo di “trasformazione”, la figura dell’allenatore è più frutto di un involuzione, un processo lento e meticoloso che consente ad ogni coach di portarsi con sé un bagaglio tecnico, tattico ed emotivo maturato durante tutta la carriera da calciatore.

De Rossi, ad esempio, più di tutti riesce a trasmettere oggi in panchina la grinta che lo ha contraddistinto nella sua Roma. Oppure Pirlo, da molti considerato un vero e proprio maestro, continua da allenatore a tramandare lo stile di gioco calmo ed elegante che lo ha accompagnato da giocatore. 

Stili di gioco a confronto: cuore, tattica e identità

Il fulcro, il motore della squadra, non è sempre lo stesso: alcuni, Gattuso su tutti, fanno dell’intensità, spesso emotiva, un vero e proprio mantra usato come motivazione per spingere tutta la squadra. 

Altri invece, come Pirlo ad esempio, esaltano più il teorica, affidandosi ad un calcio ragionato, posizionale, che esalti il singolo e le sue qualità.

Dal punto di vista tattico invece, si apre un secondo universo di sfaccettature, includendo chi, come Grosso, propone un gioco dinamico e moderno, fino al 4-3-3 aggressivo di De Rossi, un connubio tra compattezza e verticalità.

Successi, esoneri, sfide: la dura vita del mister

Il successo da campione non garantisce una carriera costellata di successi anche nel ruolo di allenatore. 

Lo sa Gattuso, rispettato a Milano ma malamente esonerato sia a Marsiglia che a Valencia. Lo sa Thiago Motta, che dall’alto della qualificazione Champions centrata col suo Bologna, si è velocemente ritrovato senza panchina dopo 6 mesi altalenanti con la Juventus.

Lo sanno loro, ma lo sanno anche gli stessi Grosso, De Rossi e Inzaghi: in panchina contano idee, risultati e nervi saldi. Il passato da campione non basta.

Il DNA azzurro continua in panchina

L’italia calcistica ha sempre saputo reinventarsi, rigenerarsi, prendendo spunto dalla propria tradizione e da un incredibile catalogo di campioni.

Oggi, i vecchi campioni tornano in campo, sempre da protagonisti, pronti a plasmare le nuove generazioni, trasmettendo i valori che hanno reso grande la nazionale azzurra.

In un’Italia che fatica a ritrovare il suo spazio nel panorama internazionale, è proprio da questi maestri del passato che può nascere una nuova speranza azzurra.



 

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