Economia - 25 luglio 2025, 07:00

L’impatto ambientale dell’edilizia nell’Unione Europea

Grazie allo studio realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), sono emerse evidenze statistiche e numerose criticità in merito ai danni ambientali provocati in Europa dall’edilizia. Danni che, fortunatamente, possono essere sanati grazie a scelte ponderate e azioni coerenti all’agenda politica europea. Ecco alcuni aspetti di un documento corposo e complesso.

 Lo scenario europeo 

Il report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, elaborato e pubblicato nel 2024, affronta il problema dell’impatto ambientale e climatico generato dal patrimonio immobiliare, residenziale e non residenziale, nel vecchio continente. L’indagine evidenzia immediatamente due valori.

Oltre il 30% dell'impatto ambientale totale dell'UE è attribuibile agli edifici.

Gli edifici sono responsabili del 42% del consumo energetico annuo dell'UE e del 35% delle emissioni annuali di gas serra (GHG).

Il documento si focalizza su cinque aree: A) estrazione delle materie prime edili; B) processi costruttivi; C) consumi abitativi; D) riqualificazione energetica; E) fine del ciclo di vita dei prodotti. Le aree C, e D sono le più importanti che interessano gli inquilini degli edifici residenziali, i proprietari degli immobili e i manager di strutture per quanto riguarda l’impatto energetico.

Consumi abitativi. Per consumi abitativi si intendono i processi di produzione di acqua calda sanitaria, illuminazione, raffreddamento, ventilazione e l’uso di elettrodomestici. Nel 2021 il riscaldamento rappresentava il 64% del consumo energetico totale degli edifici, seguito da: riscaldamento dell'acqua (15%), illuminazione ed elettrodomestici (14%), cottura degli alimenti (6%). Nel 2020 sono state emesse 870 milioni di tonnellate di CO2 legate ai consumi energetici.

Riqualificazione energetica. La riqualificazione energetica del parco immobiliare già esistente nell’Unione Europea rappresenta invece un’azione prioritaria per ridurre le emissioni di CO2 e i consumi energetici. Nonostante l’aumento degli investimenti nell'UE tra il 2015 e il 2022 (fino a 198 miliardi), resta ancora un deficit del 69% per raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2030. Le opportunità di investimento in riqualificazione ammonteranno a 243 miliardi fino al 2050.

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 Focus sulla riqualificazione energetica 

La riqualificazione energetica (D), residenziale e non residenziale, può contribuire ad abbattere l’inquinamento atmosferico, riducendo così malattie respiratorie e ricoveri ospedalieri. Temperature vivibili negli ambienti scolastici possono invece aumentare la produttività e valorizzare il rendimento degli studenti. Insomma, non solo bollette più basse.

Secondo il report dell’EEA, le ristrutturazioni ad alta efficienza energetica degli edifici adibiti a uffici migliorano anche la produttività lavorativa del 12% circa. Questo aumento di produttività equivale a un beneficio economico potenziale di circa 500 miliardi di euro all'anno (Renovate Europe, 2020).

E ancora: l'aggregazione dei vantaggi diretti e indiretti derivanti dalla riqualificazione energetica porta a un beneficio annuo per la società di 104-175 miliardi, di euro che si concretizza nella riduzione media delle bollette energetiche di 52 euro e una riduzione della spesa per i sussidi derivanti dalla produzione di energia. I benefici per la salute derivanti da un miglioramento del clima interno possono comportare un risparmio fino a 42-88 miliardi di euro all'anno (Copenhagen Economics, 2012).

La platea degli stakeholder coinvolti nell’intero processo di riqualificazione comprende: inquilini di edifici residenziali, proprietari di immobili, manager delle strutture, enti locali, urbanisti, ma anche imprese edili e appaltatori delle ristrutturazioni.

L’Europa dovrà raggiungere, entro il 2050, l’obiettivo della Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), conosciuta come Regolamento “Case green”. L’edilizia residenziale e non residenziale dovrà abilitare i comportamenti virtuosi di inquilini e lavoratori, spingendoli a utilizzare meno risorse energetiche e produrre meno agenti inquinanti.

Per gli edifici residenziali, la priorità resta l'efficienza energetica, con particolare attenzione all’isolamento di tetti e pareti, infissi ad alte prestazioni e sistemi intelligenti di automazione. Ma anche monitoraggio e riduzione dei consumi, e decremento delle emissioni di carbonio. Sotto quest’ultimo punto di vista sarà utile implementare tutti quei processi di gestione basati su EMS e piattaforme SaaS.

Il ruolo strategico delle piattaforme EMS 

Attraverso le piattaforme digitali di gestione dell’energia, e grazie a figure professionali riconosciute quali gli Energy manager, gli obiettivi etici e normativi stabiliti dall’Unione Europea possono essere raggiunti con maggiore precisione e facilità. I software EMS consentiranno infatti di connettere e di centralizzare i KPI energetici degli edifici, di analizzare e confrontare i consumi rilevati/fatturati e le derive di consumo, di ottimizzare gli impianti (ROI incluso), di individuare performance e anomalie energetiche e di assumere

importanti scelte strategiche.

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