Attualità - 07 luglio 2025, 10:12

Operaio morto cadendo da una scala a Ventimiglia, condannati Samuele Spanò e Marco Garlet: assolto Stefano Raimondo

Condannati a 8 mesi con pena sospesa Samuele Spanò e Marco Garlet per la morte dell’operaio Carmelo Spanò, padre del primo. Assolto Stefano Raimondo. La difesa annuncia appello

Il giudice del Tribunale di Imperia, Eleonora Billeri, ha emesso oggi la sentenza nel processo per la morte di Carmelo Spanò, operaio 51enne deceduto nel 2022 a Ventimiglia in seguito a un tragico incidente sul lavoro. Samuele Spanò, figlio della vittima e formalmente titolare dell’impresa edile presso cui lavorava il padre, è stato condannato a otto mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena. Stessa condanna anche per Marco Garlet, committente dei lavori e proprietario dell’immobile. È stato invece assolto Stefano Raimondo, titolare della ditta Dea Costruzioni, a carico del quale il giudice non ha ravvisato profili di responsabilità penale. 

Nel corso della precedente udienza, il pubblico ministero Maria Marrali aveva richiesto la condanna a otto mesi per Samuele Spanò, riconoscendogli le attenuanti generiche per il comportamento collaborativo tenuto durante il processo, il suo giovane profilo e la regolarità contributiva dell’azienda. Contestualmente, aveva chiesto l’assoluzione per Garlet e Raimondo. Oggi, però, il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste della Procura, assolvendo Raimondo ma ritenendo sussistente la responsabilità anche del committente Garlet.

Durante l'udienza di questa mattina, la pm Marrali ha voluto chiarire un punto centrale del processo, replicando alla difesa di Spanò: “Una precisazione: su questo aspetto si fonda il ragionamento della difesa. Quello che intendo è che nel momento in cui lo Spanò vittima è salito su quel cordolo, intendeva salire per guardare dentro il cavedio e non oltre, come sostenuto dalla difesa. Quando si è arrampicato sulla scala, non voleva guardare oltre il muro, ma dentro”.

La difesa di Samuele Spanò, rappresentata dall’avvocato Marco Bosio, aveva più volte chiesto l’assoluzione, sottolineando come l’intestazione della ditta fosse una scelta formale dettata dalla situazione fiscale del padre, che non poteva risultare titolare a causa di un ingente debito con l’Agenzia delle Entrate. “Abbiamo un dramma nel dramma – aveva dichiarato Bosio –: quando è stata costituita la società, Samuele aveva appena vent’anni, ma la gestione è sempre rimasta nelle mani del padre. Dopo la sua morte, Samuele ha mantenuto l’azienda in regola e non si sono più verificati infortuni”. A seguito della sentenza, la difesa ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.

L’avvocato aveva anche sottolineato il ribaltamento dei ruoli avvenuto in quel cantiere: “Il datore di lavoro era di fatto un lavoratore, e il lavoratore era formalmente il datore. Questo incide sulla capacità organizzativa e sulle responsabilità. Quale colpa possiamo imputare a questo ragazzo?”.

Nonostante le argomentazioni della difesa, il giudice ha ritenuto Samuele Spanò e Marco Garlet responsabili per omicidio colposo, disponendo per entrambi la condanna con pena sospesa. L'assoluzione di Raimondo chiude invece la sua posizione all’interno del procedimento.