Fu deportato e fucilato nel 1944. Ventimiglia ricorda Giuseppe Palmero con una pietra d’inciampo. La cerimonia di posa è avvenuta, questa mattina, in piazza Colletta nel cuore del centro storico alla presenza di autorità civili, militari, religiose, della polizia locale, di associazioni d'arma e combattentistiche, delle associazioni del territorio, della protezione civile, delle scuole e dei cittadini.
"Un momento di memoria e di raccoglimento condiviso. Oggi ci ritroviamo nel cuore della nostra città per un gesto profondamente simbolico: la posa della pietra di inciampo proprio nel luogo dove Giuseppe Palmero abitava prima di essere deportato e fucilato nel 1944" - sottolinea il vicesindaco di Ventimiglia Marco Agosta - "Con questa pietra la nostra città restituisce un nome, una storia, una presenza a un uomo che fu strappato alla vita dalla brutalità della guerra e della repressione. E' un gesto di memoria ma anche di giustizia morale. Giuseppe Palmero non è più solo, una vita dimenticata, torna a casa nella sua città, nella sua strada, nel suo quartiere. Questa pietra piccola ma potente, nella sua forza simbolica ci invita ogni giorno a non dimenticare. Non dimenticare l'orrore della guerra, della deportazione, dell'odio ma anche a ricordare il coraggio e la dignità di chi ha resistito pagando con la vita la propria fedeltà ai lavori di libertà e giustizia. La presenza delle scuole oggi è particolarmente significativa. E' nei giovani che si costruisce il futuro della memoria. La storia non è lontana, non è chiusa nei libri, è tra noi, visibile nei segni concreti come questa pietra, nei nomi, nei volti, nelle scelte di chi ci ha preceduto. Un ringraziamento speciale va a tutte le realtà che hanno reso possibile questa giornata, alle associazioni del territorio, alla fondazione Fossoli, punto di riferimento nazionale per la memoria storica e didattica della deportazione, agli studiosi, alle istituzioni e a chi ha lavorato con passione per restituire voce e dignità a Giuseppe Palmero. Ventimiglia oggi si ferma, si raccoglie e riparte più consapevole. Questo gesto non è solo commemorazione, è un impegno a costruire una città che rifiuta ogni forma di odio, di discriminazione e di violenza".
"Purtroppo inizia una stagione che è ricca di momenti di incontro di questo tipo perché, in particolar modo tra il 1944 e il 1945, furono numerosi gli eccidi e le uccisioni in quello che sarebbe stato poi l'ultimo anno di guerra" - dice il consigliere regionale Enrico Ioculano - "Era molto pregnante l'attività della resistenza e dell'attività di un popolo che ormai non poteva più sottostare al fascismo e all'occupazione nazifascista. Giuseppe Palmero rientra tra coloro che in quel periodo fecero una scelta. Rinchiuso e Fossoli e ucciso a seguito del prelevamento a Fossoli, era tra coloro che dopo l'8 settembre fecero una scelta dicendo 'no' all'occupazione nazifascista e questo valore di una persona che ha vent'anni è morta con la consapevolezza di aver fatto una scelta dovrebbe darci e lasciarci un momento di riflessione per capire qual era l'intendimento di vivere in democrazia e in libertà non pensando a quello che è il proprio destino personale e individualista. Speriamo che questa pietra, quando la incrociamo, ci riporti a grandi valori e a grandi uomini e donne che ci hanno lasciato un ricordo. E' giusto ricordare".
"Ringrazio per l'invito l'amministrazione comunale e il dottore Simone Falco che ha voluto fortemente questo evento. Rivolgo altresì un cordiale saluto a tutte le autorità civili, politiche, militari e religiose e sono onorato di rappresentare la provincia di Imperia, ente di cui faccio parte e di cui porto i saluti" - dichiara il consigliere provinciale e consigliere comunale Gabriele Amarella - "Oggi ricordiamo Giuseppe Palmero, giovane ventenne di Ventimiglia deportato e fucilato nei pressi di Carpi nel 1944 insieme ad altri sessantasei internati politici. La posa di questa pietra d'inciampo è un gesto di memoria e responsabilità. Ci invita a fermarci a leggere e a riflettere. Ogni pietra è un nome, una storia e una vita spezzata dalle torture. Inciampare nella memoria significa non solo dimenticare e soprattutto impegnarsi affinché ciò che è accaduto non si ripeta mai. La Provincia di Imperia è presente con convinzione perché la memoria è un dovere civico, morale ma anche politico e solo attraverso il ricordo possiamo costruire un futuro più equo e un futuro più giusto. Con questa pietra restituiamo a Giuseppe Palmero il suo nome, la sua dignità e il suo posto nella nostra storia collettiva della nostra comunità".
"Sono particolarmente contento e onorato di essere qui per dare giusto ricordo e rispetto a questo nostro concittadino valoroso" - afferma il vescovo della diocesi Ventimiglia-Sanremo, Monsignor Antonio Suetta, che ha benedetto la pietra d'inciampo - "Sono davvero contento di condividere con voi questo momento. Tra l'altro la parola con cui viene indicata questa pietra ha una consonanza molto forte con delle espressioni evangeliche perché troviamo anche nella Bibbia che Gesù è sasso d'inciampo e pietra di scandolo, innanzi al quale si è chiamati a prendere ed esprimere una decisione del cuore. Tante persone valorose fanno memoria di questa capacità autenticamente umana di riconoscere la verità e di sceglierla a qualunque costo, anche a costo della vita. Il senso di questa benedizione è una preghiera per lui perché il Signore lo accolga nella gioia della sua casa. In questa preghiera vogliamo anche implorare al Signore il dono della pace per noi pensando a tutti i conflitti che insanguinano la Terra. Impegnandoci anche noi a fare pace nel nostro cuore, nella nostra vita e nelle nostre quotidiane occasioni di relazione con gli altri".
"Fossoli è un luogo di memoria che va onorato. Anche se adesso è molto cambiato, rispetto a quel periodo, porta ancora i segni di quanti sono passati e di tutti quelli che ci hanno permesso oggi di essere liberi" - interviene Isabella Giovanardi della Fondazione Fossoli - "L'obiettivo del progetto è quello di ridare una casa e una memoria a quanti si sono sacrificati per la nostra libertà e di trasmettere la memoria a chi è più giovane per tramandare la testimonianza nel futuro".
"Noi abbiamo bisogno dei ragazzi per proseguire nel nostro operato" - ricorda il presidente di Aned Imperia-Savona Simone Falco - "Rivolgo un cordiale pensiero ai familiari di Giuseppe Palmero, antifascista, ferroviere, assassinato brutalmente al poligono di tiro del Cibeno dalle SS perché ha saputo fare una scelta di coraggio e resistenza contro la tirannide, la vergogna della dittatura fascista e nazista per riscattare l'onore dell'Italia e della patria. Lo scorso 12 maggio, nel campo di sterminio di Mauthausen, si è svolta la cerimonia internazionale dove la delegazione italiana era presente con oltre 25mila tra studenti, amministratori, guidati dal nostro ambasciatore presente a Vienna, per ricordare la liberazione del campo di sterminio e, non ultimo, del campo di morte dove i nazisti hanno attuato lo sterminio di massa con il gas e il lavoro massacrante degli oppositori politici e di tutti gli altri combattenti europei, compresi 40mila deportati italiani. Da Mauthausen, tra il 1938 e il 1945, furono deportati più di trecento mila persone e più del 95 per cento, non fece più ritorno. Il campo di polizia di Fossoli e i campi di Bolzano erano le porte che si spalancavano da parte dei nazifascisti per l'inferno dei campi nazisti. Italo Tibaldi, l'artefice che ha ridato i nomi ai 40mila deportati italiani che hanno perso la vita nei campi nazisti, diceva 'siamo maggiormente stimolati a portare e promuovere i viaggi di studio in questi luoghi, testimonianza del clima neonazista ma anche della resistenza opposta dei popoli d'Europa contro l'asservimento e la degradazione per vedere, riflettere, capire e conoscere. Occorre sostituire la scritta 'il lavoro rende liberi' in 'la conoscenza rende liberi'. Questi campi della memoria conservano tutto il loro significato, la loro immagine appartiene al patrimonio dell'umanità e in quanto tali dovranno essere conservati e rispettati".
"Dobbiamo ricordare queste persone che hanno lasciato la vita per la libertà e per poter dire ciò che diciamo adesso. Purtroppo ai giorni nostri dei rigurgiti fascisti ci sono" - mette in risalto Franco Molinari dell'Anpi di Ventimiglia - "Giuseppe Palmero e altri sono morti per segnalazioni dei fascisti, che hanno dato i nomi ai nazisti che li hanno così portati nei campi di concentramento. Nel nostro comprensorio c'è pieno di lapidi di gente morta, anche minorenni. Le scuole dovrebbero visitare tutte le lapidi per capire e ricordare cosa è successo ottant'anni fa. Bisogna studiare la Resistenza perché la Costituzione è nata grazie alla resistenza".
"Nel novembre del 1943 iniziano a sorgere delle reti di spionaggio e informazione nell'alta Italia. A Ventimiglia nasce una formazione chiamata la 'Giovane Italia'. Sulle basi ideologiche di Mazzini, che sono la Patria, la famiglia e la religione, si basa proprio il primo nucleo della Giovane Italia" - illustra Sergio Pallanca, presidente del Comitato Pro Centro Storico - "Di questo gruppo farà parte soprattutto Olimpio Muratore, che era uno studente che voleva entrare in ferrovia, che con Elio Riello organizza una rete di volontari per la libertà, soprattutto per scoprire e registrare i punti nevralgici di Ventimiglia per preparare l'insurrezione armata. Lo scopo della Giovine Italia a Ventimiglia era un lavoro di intelligence, cioè di spionaggio. Un ex compagno di scuola di Olimpio Muratore denuncia questa rete segreta alla polizia politica fascista. In seguito alla denuncia viene fatta una ricerca e si scoprirono i nomi degli aderenti della Giovane Italia. La notte tra il 22 e il 23 maggio del 1944 vi fu una grande operazione di rastrellamento, sia a Bordighera che a Ventimiglia, e così vengono arrestate 31 persone, tra cui tre donne e Giuseppe Palmero, che era un ferroviere, che vengono portati a Imperia dove vengono sottoposti ai primi interrogatori con torture. La rete viene così smascherata del tutto. I comandanti delle SS giunti da Genova decidono per le fucilazioni per il 25 maggio, che però vengono ritardate perché i tedeschi sperano di riuscire, con altre torture, a capire la diffusione della rete sul territorio. C'è la caduta a giugno, dove Roma diventa città aperta, per cui l'esercito tedesco si deve spostare verso Roma. I prigionieri vengono, di conseguenza, deportati a Fossoli, frazione di Carpi, dove c'era un grosso campo di concentramento che faceva da smistamento. Non vengono però spostati in Germania per un motivo politico. Altri ventimigliesi, invece, finiscono a Mauthausen. Giuseppe Palmero fu fucilato il 12 luglio e sepolto in una fossa comune, che fu cosparsa di calce viva per dissolvere i corpi. Solo molto più tardi ci sarà la scoperta della fossa e Giuseppe Palmero verrà identificato perché al collo portava una medaglietta e un frammento di tegola, che aveva raccolto da prigioniero a Imperia, su cui aveva inciso: 'Palmero Giuseppe, politico, 23 maggio 1944, Oneglia, Ventimiglia'. Il fascicolo fu nascosto e scoperto solo nel 2000".
Liria Aprosio ha poi letto una lettera scritta al sindaco di Carpi dalla sorella di Giuseppe Palmero per ricordare il fratello mentre i ragazzi della scuola di Ventimiglia Alta hanno letto e recitato poesie dedicate al concittadino nato nel 1924, arrestato il 23 maggio del 1944, internato a Fossoli e assassinato il 12 luglio del 1944 a Cibeno di Carpi.