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Cronaca | 25 novembre 2022, 12:32

Corruzione, spaccio, truffa e peculato al commissariato di Sanremo: la Procura di Imperia chiede il processo per i 9 indagati

L'udienza preliminare davanti al gup Botti, prenderà il via il 24 marzo. Un anno fa ai domiciliari finì l'assistente capo Christian Borea. L'inchiesta riguarda anche un vasto giro di cocaina: oltre 250 i casi documentati

Corruzione, spaccio, truffa e peculato al commissariato di Sanremo: la Procura di Imperia chiede il processo per i 9 indagati

La Procura di Imperia, rappresentata dal pm Luca Scorza Azzarà, ha chiesto il rinvio a giudizio per i 9 indagati coinvolti nell'indagine che ha riguardato alcuni poliziotti del commissariato di Sanremo e anche un vasto giro di spaccio di droga. L'udienza preliminare, davanti al gup di Imperia, Massimiliano Botti, prenderà il via il 24 marzo. 

Un anno fa, precisamente il 26 novembre, era finito agli arresti domiciliari l’assistente capo della Polizia, Christian Borea, 46 anni, in quanto accusato di corruzione, concorso in attività di spaccio di sostanza stupefacente, rivelazione di notizie coperte dal segreto, truffa, peculato e accesso abusivo al sistema informatico. Dopo l'avviso di conclusioni indagini adesso toccherà al gup valutare se ci siano o meno i presupposti per affrontare un processo e nel contempo gli indagati avranno la facoltà di accedere al rito abbreviato qualora non vogliano sostenere il dibattimento. 

Oltre a Borea compariranno davanti al gup Jalil Oujjet, marocchino classe 1984, Omran Moulod Merssal Asara, libico classe 1989, Saimir Biti, 35enne albanese, Daniele Pannuti 35enne di Sanremo, Fabio Di Flumeri, classe 1970 originario di Cuneo, Alessio Olivieri classe 1979 di Genova, Karima Belhoue classe 1985 del Marocco e Andrea Sartore, classe 1961 di Sanremo. L‘indagine è suddivisa in due filoni: da un lato un vasto giro di spaccio di cocaina a Sanremo e sono oltre 250 i casi di cessione di droga documentanti dall’accusa. Mentre il secondo troncone riguarda le presunte condotte illecite addebitate al poliziotto Borea ed altri agenti e graduati del commissariato di Sanremo.

Borea nello specifico è accusato in quanto assistente della polizia in servizio presso il commissariato di Polizia di Sanremo “avendo piena consapevolezza del fatto che Jalil Oujjet cedeva abitualmente a pagamento sostanza stupefacente del tipo cocaina, sostanza di cui lui stesso faceva uso e che si procacciava tramite il predetto che in molteplici occasioni, gliene faceva omaggio così procurandogli una significativa utilità – omettendo di interrompere l’attività criminosa in virtù del dovere giuridico su di lui gravante quale ufficiale di polizia giudiziaria anzi fornendo ripetutamente a Oujjet consigli e informazioni riservati al fine di aiutarlo ad evitare controlli da parte delle forze dell’ordine (…)così ponendo in essere anche ripetuti atti contrari ai suoi doveri di ufficio a fronte dei quali riceveva l’utilità e concorreva con Oujjet nella violazione continuata” del reato relativo allo spaccio di droga.

Secondo la ricostruzione del pm il poliziotto Borea “lo avvisava della presenza di una telecamera di sorveglianza occultata sul pianerottolo della sua abitazione, gli segnalava l'incremento dei controlli di polizia per la presenza in città di personale del reparto prevenzione Crimine Liguria giunto da Genova, si offriva di custodire per suo conto la sostanza stupefacente, lo invitava a limitare la sua attività illecita una volta avuta notizia della perquisizione da lui subita”. Questi fatti contestati risalgono al periodo compreso dal 1° gennaio al 16 giugno del 2021.

Un’altra accusa contestata riguarda anche il reato di truffa perché “approfittando del proprio ruolo di componente della squadra di polizia giudiziaria del Commisariato PS di Sanremo, con artifici e raggiri consistiti nell'allontanarsi dall'ufficio in orario di servizio per asserite e non precisate ragioni di ufficio e nel recarsi invece a soddisfare esigenze meramente private (andava a fare la spesa, tornava a casa a prendere qualcosa, andava ad effettuare acquisti, portava l'autovettura privata dal meccanico, accompagnava il proprio figlio a fare sport, si recava a provare un'autovettura di cui trattava l'acquisto, si recava a procacciarsi sostanza stupefacente) inducendo in errore l'Amministrazione di appartenenza circa il regolare svolgimento dei propri compiti ed il rispetto dell'orario di servizio, si procurava un ingiusto profitto corrispondente alle frazioni di retribuzione che riceveva senza svolgere il servizio, con pari danno per l'Amministrazione”.

Nelle accuse mosse a suo carico c'è anche quella di rivelazione di segreto investigativo in quanto riferì a due donne “notizie di ufficio che dovevano rimanere segrete: in particolare risultanze di attività tecniche in corso, particolari di operazioni di polizia programmate o compiute, modalità di svolgimento di attività di polizia, indicando anche i nominativi dei soggetti indagati”.

L’assistente capo della polizia inoltre, è ritenuto responsabile del reato di “accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico”. Il 15 marzo dello scorso anno avrebbe contattato “l'operatore in servizio presso la sala operativa del commissariato di Sanremo e - nel presupposto che l'informazione fosse necessaria per ragioni di servizio - gli chiedeva di accedere alla banca dati A.C.I. per conoscere la data di immatricolazione” di un veicolo, ottenendo l'informazione richiesta. Il veicolo in questione risulterà poi essere intestato allo stesso Borea il giorno dopo. Avrebbe inoltre eseguito un altro accesso al sistema informatico dove avrebbe effettuato “28 interrogazioni in relazione ai nominativi (..) a titolo di cortesia, richiestagli dalla propria madre, per verificare l'esistenza di precedenti e-o pendenze riguardanti questa persona”. Sarebbe stato inoltre, a conoscenza del reato di prostituzione minorile, di cui ne aveva avuto notizia da una donna, senza denunciarlo all’autorità giudiziaria.

Indagato dalla Procura, per fatti di natura diversa rispetto a quelli principali contestati a Borea, anche il vice ispettore Di Flumeri. Di Flumeri è Borea sono indagati in concorso per il reato di peculato in quanto “avendo per ragione del loro ufficio la disponibilità di un'autovettura di servizio, ne facevano un uso temporaneo per ragioni private: in particolare, mentre si trovavano insieme su un'auto di servizio, accompagnavano il figlio minore di Borea, ad un campetto da calcio a Bussana”. Fatto risalente al 27 marzo. Mentre il 28 aprile 2021 Di Flumeri è accusato, sempre in concorso con Borea, in quanto quest’ultimo lo avrebbe accompagnato “ad Arma di Taggia affinché potesse prelevare da casa il proprio scooter e portarlo dal meccanico per sostituire gli pneumatici; quindi, insieme, si recavano a fare la spesa; da ultimo Borea accompagnava Di Flumeri ad effettuare un prelievo bancomat e ad eseguire un pagamento, facendo infine rientro in ufficio alle ore 17.28”.

L’accusa di peculato è contestata anche all’assistente di polizia Alessio Oliveri in quanto quest’ultimo, il 29 marzo del 2021, avrebbe accompagnato Borea a Quiliano. I due si trovavano a Genova con l’auto della polizia per ragioni di servizio e nel rientrare a Sanremo si sarebbero fermati nel savonese in quanto “Borea doveva recuperare alcuni accessori di un veicolo che aveva acquistato”.

Il sovrintendente capo Sartore è accusato invece, di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio in quanto il 27 marzo 2021 “violando i doveri inerenti alle sue funzioni, rivelava a Fabio Di Flumeri, notizie di ufficio che dovevano rimanere segrete: in particolare, lo avvertiva che personale della Squadra Mobile di Imperia aveva chiesto immagini del sistema cittadino di rilevazione targhe 'Falco' in relazione ad un'autovettura 'civile' del Commissariato PS di Sanremo (dove Di Flumeri presta servizio)”. Oujjet e Asara sono accusati di una serie di episodi di spaccio di cocaina; a Pannuti è contestato un solo episodio di cessione di droga. A Karima Belhoue è elevata una contestazione inerente la dichiarazione per ottenere il reddito di cittadinanza e infine, Biti sono contestati sei episodi di cessione di stupefacente.

Il collegio dei difensori è composto dagli avvocati Luca Ritzu, Bruno Di Giovanni, Domenico Martini, Luigi Patrone, Alessandro Mager, Alessandro Moroni, Loris Pizzolla e Alessandro Sindoni. 

Angela Panzera

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