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Sanità | 17 novembre 2022, 18:09

Nuovi appuntamenti con la petizione per il potenziamento del reparto Psichiatria dell’ospedale di Imperia

Banchetti nel capoluogo e a Sanremo dal 18 novembre al 3 dicembre

La petizione al Palafiori di Sanremo

La petizione al Palafiori di Sanremo

Secondo appuntamento con la petizione organizzata da diverse associazioni del territorio con il coordinamento di ‘Cittadinanza Attiva’ per chiedere a Regione Liguria il potenziamento del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Imperia.
I volontari saranno nuovamente presenti con il banchetto per la raccolta firme a Sanremo il 18-21-25 novembre dalle 10 alle 13 in via Escoffier e a Imperia Oneglia il 19 e 26 novembre e il 3 dicembre in via San Giovanni dalle 9.30 alle 13.30.

Ad oggi i medici psichiatri in servizio in Asl1 sono 8 invece di 26 - dichiarano i promotori dell’iniziativa - e dovrebbero, oltre a coprire i turni del servizio di guardia psichiatrica presso l’ospedale di Imperia (S.P.D.C.), assicurare l’assistenza ai malati nei territori (distretti di Ventimiglia, Sanremo e Imperia), in una situazione di numeri crescenti delle persone che ne hanno bisogno, anche a causa della pandemia, delle frequenti criticità psichiche dei giovani e delle sofferenze dei migranti”.

L’Asl ha cercato di coprire le carenze con nuovi concorsi, ma gli specialisti non si rendono disponibili nella nostra provincia - proseguono gli organizzatori - occorre che l’amministrazione della Regione prenda atto della condizione di emergenza, e stabilisca delle deroghe straordinarie e temporanee per incentivare l’accesso dei medici, permettere il coinvolgimento degli specializzandi ed anche dei pensionati. In alternativa la psichiatria verrà chiusa e i malati, abbandonati a sé stessi, nella disperazione dei familiari e coi rischi sociali connessi, dovranno rinunciare alla speranza della cura e del miglioramento ed essere privati del diritto costituzionale alla salute, o spostarsi con notevoli disagi verso altre sedi (Savona, Genova, Cuneo) oppure, se ne hanno la possibilità, fare ricorso al privato”.

La prosecuzione della campagna per la raccolta firme è accompagnata dall’appello di una famiglia che si affida ai promotori della petizione nella speranza di un potenziamento del reparto imperiese: “Mio fratello ultrasettantenne soffre di schizofrenia paranoide dall'età di 18 anni. Nel 1986, su consiglio di un amico medico, iniziò il suo percorso terapeutico presso il CSM di Ventimiglia, seguito da psichiatri competenti ed estremamente disponibili. In caso di necessità, era facile contattare la struttura e avere la dovuta assistenza. Per me e per mia mamma era molto rassicurante poter contare sul sostegno dei medici che curavano la salute mentale di mio fratello. Perché, avere in carico un famigliare psicotico è molto faticoso e spesso non si posseggono le conoscenze necessarie ad aiutarlo a contenere le crisi, a volte devastanti, che mettono tra l’altro a dura prova la tenuta psicofisica di chi lo sta assistendo. Io questo rischio lo corro ogni giorno da 37 anni, cioè da quando, in seguito alla morte di mio padre, ho scelto di aiutare mia madre nella gestione di un così grande problema. Non è stato e non è tuttora per niente facile per me vivere con un fratello sempre ripiegato su se stesso, anaffettivo, spesso delirante e totalmente immerso in un suo mondo visionario. Ma sino a che ho potuto contare sull'aiuto tempestivo del personale del Centro di Salute Mentale, il rischio di cadere in depressione sono riuscita a evitarlo. In questi ultimi anni, però, purtroppo, il CSM di Ventimiglia è stato messo in ginocchio a causa della riduzione drastica del personale medico. I vari pensionamenti non sono stati rimpiazzati da nessuna nuova assunzione, e oggi la struttura si regge sulla presenza di uno psichiatra solo alcuni giorni alla settimana. Le visite programmate vengono spesso rinviate a data da destinarsi, non c’è continuità di rapporto con lo stesso medico, a causa di un turnover sconcertante e destabilizzante. I pazienti e i famigliari sono sempre più abbandonati al proprio destino. Io sono fermamente convinta che tutto ciò è causa di scelte che i nostri governanti non fanno, usando il paravento vergognoso della mancanza di risorse. Balle! Allora io penso che se la nostra Regione non garantisce il benessere psicofisico ai suoi cittadini, dobbiamo essere noi cittadini ad attivarci e a pretendere che il diritto alla salute ci venga garantito. Costi quel che costi! Non un euro in più, non un euro in meno. Perciò ho deciso di sostenere la petizione popolare al governo della Regione Liguria per il mantenimento del dipartimento di Salute Mentale nel territorio, lanciata da diverse associazioni che hanno a che fare quotidianamente con pazienti psichiatrici, e di condividerla con tante persone della provincia di Imperia, affinché i responsabili della salute pubblica trovino al più presto una soluzione a questo “insano” problema”.

Redazione

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