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Cronaca | 12 agosto 2022, 07:51

Speciale Morandi - La volontaria della pubblica assistenza: "Subito dopo il crollo un silenzio surreale" (Video)

Cristina Romania, volontaria della Croce Rosa Rivarolese, racconta la chiamata e l'arrivo sul posto insieme alla sua squadra, tra le prime a raggiungere il Morandi

Speciale Morandi - La volontaria della pubblica assistenza: "Subito dopo il crollo un silenzio surreale" (Video)

A quattro anni dal crollo del ponte Morandi, costato la vita a 43 persone, La Voce di Genova vuole ricordare i terribili fatti di quel giorno con uno speciale che accompagnerà i lettori fino all’anniversario di domenica.

La seconda giornata è dedicata ai soccorritori

Come hai saputo cosa era successo? “Sono una soccorritrice della Croce Rosa di Rivarolo, è arrivata una telefonata presso la nostra sede dal 118 che ci comunicava che era crollato il ponte. Ci siamo mossi il prima possibile, più squadre possibili. Ero la prima in partenza, così abbiamo saputo che il ponte era crollato”.

Qual è stata la tua reazione alla notizia? “Inizialmente nessuno riusciva a credere che la telefonata fosse reale, pensavamo che fosse uno scherzo, pensavamo fosse una chiamata finta, che ci stessero prendendo in giro. Quando siamo arrivati abbiamo visto il ponte che si appoggiava all'angolo del palazzo. Abbiamo dovuto fare sicurezza, dopodiché la mia squadra è stata spostata sulla linea ferroviaria".

Che scenario vi siete trovati davanti? "Lo scenario era indescrivibile, nessuno si aspettava di vedere una situazione del genere, faccio soccorso da tanti anni, mai avrei pensato a una cosa così. Mi ha colpito il silenzio, che uno non immagina quando c'è un grosso incidente come il crollo di un ponte".

Tanti tuoi colleghi, negli anni hanno avuto anche problemi e traumi. Qualcuno è andato in terapia, qualcuno ha smesso di fare questo mestiere. “Il primo scossone me l'ha dato la commemorazione il mese dopo, quando mi è stato chiesto di parlare. Già in quell'occasione ho dovuto mettere insieme i pezzi, sicuramente per me è stato fondamentale l'aiuto dei miei colleghi, che sono tutt'ora fondamentali, ma rimane sempre in mente".

Per te la Radura della Memoria cosa rappresenta? "Per me questo posto rappresenta un nuovo capitolo, a me e ad altri miei colleghi è servito vedere tirare giù il vecchio ponte per poter ricostruire il nuovo, è un nuovo capitolo, si riparte da dove si è distrutto tutto. Si ricostruisce un po'”.

La prima cosa che ti viene in mente ripensando a quel giorno? “Mi è rimasto impresso tutto, la scena ce l'ho davanti come fosse adesso, le uniche urla che ho sentito erano di una ragazza incastrata in una macchina. Per me è stato a livello personale un momento di crescita importante, a livello di soccorritrice, un'esperienza che ti fa rimettere in gioco e ti fa capire che ci sono cose più importanti di quelle su cui uno di solito si focalizza”. 

Hai poi incontrato qualche sopravvissuto o qualche parente delle vittime? “Abbiamo avuto contatti con i parenti delle vittime e i pochi sopravvissuti in alcune occasioni, ma il compito di comunicare non è stato nostro anche perché almeno personalmente in quel giorno non sarebbe stato semplice, sarebbe stata un'ulteriore difficoltà da affrontare, a quello hanno pensato i medici che fortunatamente sono arrivati sul posto e quelli dell'ospedale. Noi ci siamo occupati del soccorso e del trasporto”.

Francesco Li Noce e Chiara Orsetti

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