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Cronaca | 23 giugno 2022, 12:23

Ospedaletti, processo all'ex vice comandante D'Agostino: "Non ho chiesto nulla a nessuno. Mi hanno denunciato perché mio nipote ha vinto il ricorso"

La donna è finita a processo per peculato d'uso. Per l'accusa avrebbe usato l'auto di servizio per recarsi a Capo Nero dove era stato fermato il nipote dalla polizia provinciale: "parcheggiato pochi metri più avanti"

Ospedaletti, processo all'ex vice comandante D'Agostino: "Non ho chiesto nulla a nessuno. Mi hanno denunciato perché mio nipote ha vinto il ricorso"

“Sono solo andata a vedere cosa fosse successo. Non ho chiesto nulla né avanzato alcuna pretesa. Mi ha contattato mio fratello in quanto il figlio, mio nipote, era stato fermato ed aveva paura che lo stesso esagerasse nelle risposte con gli operanti. Ero in auto con un collega, avevamo appena finito il servizio al mercato, ed eravamo già in quella direzione, verso Capo Nero a Sanremo. In quanto vigili urbani di Ospedaletti comunque avevamo il permesso incondizionato di andare sino a Capo Nero e Pian di Poma. La competenza del comune di Ospedaletti ‘termina’ al marciapiede di Capo Pino. Abbiamo solo parcheggiato pochi metri più avanti perché non c’era posto in quanto era periodo di festa, c’erano le vacanze natalizie, ed erano presenti molti turisti”. Ha risposto così a tutte le contestazioni sollevate dal pm Luca Scorza Azzarà, l’ex vice comandante della polizia locale di Ospedaletti, e attuale comandante di Vallecrosia, Genoveffa D'Agostino.

La donna è finita a processo, dinanzi al Tribunale collegiale di Imperia presieduto da Carlo Indellicati con a latere Eleonora Billeri e Marta Maria Bossi, con l’accusa di peculato d’uso. Secondo la ricostruzione della Procura, la vigilessa, il 26 dicembre del 2018, avrebbe utilizzato l'auto di servizio per andare a Capo Nero, a Sanremo e raggiungere il nipote, fermato e sanzionato dalla polizia provinciale per aver oltrepassato i limiti di velocità. Per la Procura oltre ad essere "fuori dalla giurisdizione di competenza" avrebbe inoltre, tentato "senza successo di indurre gli operanti a non ritirare la patente al proprio congiunto". Il fermato, il nipote, aveva poi fatto ricorso contro la multa ricevuta, vincendolo: la sanzione venne annullata dal giudice.

“Conoscevo gli agenti della polizia provinciale intervenuti sul posto e infatti ci siamo salutati cordialmente e ci siamo scambiati anche gli auguri, ha detto oggi la D’Agostino. Quando ho saputo che mio nipote era stato fermato perché guidava tenendo una velocità elevata l’ho rimproverato pesantemente e l’ho invitato a prendere l’autobus per andare a lavoro”.

Secondo quanto appurato anche oggi in aula al momento del controllo, il ragazzo ha prima contattato il proprio padre per farsi inviare la copia dell’assicurazione e in seguito ad una seconda telefonata avuta con il padre, quest’ultimo - agitato per la discussione sentita tra il figlio e i poliziotti - ha contattato la sorella chiedendole se per caso potesse andare a vedere cosa fosse successo.

“Io non ho chiesto nulla a nessuno. Anzi, ha aggiunto la D’Agostino, uno dei due agenti della polizia provinciale disse al collega ‘ma non possiamo fare niente per Genny?’, ha detto e fatto tutto lui. L’altro poi, venendomi incontro mi disse di ‘non chiedere nulla’ e io ho risposto che non ho chiesto nulla e che quell’affermazione l’aveva fatta il collega. Per me la questione era finita lì. Poi ho saputo che dopo due mesi mi avevano denunciata”.

Il pm Azzarà a questo punto ha chiesto all’imputata il perché di questa denuncia e se si fosse quindi data una spiegazione. “Forse – ha detto la donna- è stata una sorta di risposta al ricorso che è stato vinto. Si sono sentiti offesi forse e hanno attaccato l unica persona che potevano attaccare in quel momento”.

Oggi in aula ha anche testimoniato, così come richiesto dall’avvocato Marco Bosio che assiste la D’Agostino, il consigliere comunale Maurizio Taggiasco che all’epoca deteneva la delega alla viabilità. Taggiasco ha riferito che tutti erano a conoscenza che gli agenti della polizia locale girassero dalla galleria di Bordighera verso Capo Nero. Era una prassi girare dopo la galleria, erano autorizzati a farlo. Non so se vi fosse un permesso scritto, ma comunque era una passi consolidata”.

Angela Panzera

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