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Economia | 13 maggio 2022, 07:00

Black Mirror: la serie tv Netflix che ha descritto la società contemporanea

Ci sono state serie tv in questi anni che hanno contribuito a rendere il nostro immaginario collettivo maggiormente al passo coi tempi.

Black Mirror: la serie tv Netflix che ha descritto la società contemporanea

Ci sono state serie tv in questi anni che hanno contribuito a rendere il nostro immaginario collettivo maggiormente al passo coi tempi. Ed è indubbio che alcuni dei più fortunati format siano stati prodotti o distribuiti da Netflix, il sistema di streaming video che ha contribuito a cambiare il concetto di fruizione di film, tv e soprattutto delle serie tv. Pur non avendo avuto il successo di altre serie, Black Mirror ha saputo incarnare al meglio gli anni di cambiamento e di evoluzione tecnologica e digitale che stiamo attraversando. Partita un po’ in sordina 10 anni fa, in termini di messa in onda, la serie antologica già dalle premesse si è posta come una nuova versione di Ai confini della realtà, fortunata produzione degli anni sessanta che nel corso del tempo ha avuto dei remake, qualche spin off e alcuni (poco riusciti) tentativi di reboot. In principio venne trasmessa da Channel Four e prodotta da Endemol Shine Group, mentre dalla terza stagione in poi è passata su Netflix.

Un cambio di guardia che forse ne ha alterato in parte i contenuti, ma che è stato utile per rendere il prodotto più conosciuto e fruibile al grande pubblico. Finora sono state prodotte e distribuite 5 stagioni per un totale di 22 episodi a cui bisogna poi aggiungere il film interattivo Bandersnatch, rilasciato durante le festività natalizie del 2018. Mentre i rumors sulla sesta probabile stagione (in fase di produzione) si stanno rincorrendo, questa è l’occasione giusta per recuperare le puntate o le stagioni che ci siamo persi, ricordando che si tratta di una serie antologica e con ogni episodio autoconclusivo, fattore che lo rende davvero simile a Twilight Zone, non solo in termini tematici, ma anche di produzione e realizzazione.

In questi ultimi tempi abbiamo visto come alcune serie tv abbiano saputo trattare temi avveniristici come Upload, disponibile su Prime Video Amazon, che tratta l’identità digitale e la realtà virtuale in modo insolito e del tutto nuovo, anche per il genere fantascientifico a cui si ispira. Del resto come sostiene il critico Gianni Canova, la paura che il nuovo possa mettere in discussione le certezze consolidate, è sempre più presente nella società odierna. C’è un sostanziale misoneismo nella cultura accademica italiana, aspetto che è sempre più visibile nel tessuto sociale che stiamo abitando e vivendo.

Ogni nuova generazione ha dovuto combattere per vedere riconosciuta una certa dignità a forme di intrattenimento, di spettacolo e di comunicazione che si facevano largo nella società, fecondando l’immaginario e trasformando le relazioni individuali e collettive col tempo e con lo spazio. Non è un caso se oggi la generazione X ormai matura e con un bagaglio socio-culturale importante, abbia rivendicato la dignità culturale dei videogiochi e di altri tipi di intrattenimento, sdoganandoli anche per il mainstream.

Come sostiene lo scrittore Rick Moody, autore di romanzi come Tempesta di ghiaccio, Diviners e Rosso americano, “la fatalità è un sogno che avevi, come nei sogni in cui il gioco d’azzardo è un vero emblema dell’ordine divino, dal momento che il risultato di una mano di carte è la materia prima di una divinazione. Che cosa si nasconde dietro questi antichi rituali?”. Oggi il mondo del gioco d’azzardo è stato sdoganato ed esplorata attraverso la sua derivazione ottenuta attraverso i casino digitali legali, che sono sempre più presenti nel contesto degli utenti attivi che vi accedono.

La storia si ripete, non necessariamente in meglio. Bisogna però riconoscere che il videogioco, di ogni genere e tipo che sia, ha introdotto un’ulteriore sfida rispetto ai precedenti media audiovisivi, quella interattiva dove non c’è più un semplice spettatore passivo, ma un utente capace di interagire con la macchina, come fa quotidianamente un gamer che si approccia al suo gioco preferito.

Richy Garino

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