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Solidarietà | 20 gennaio 2022, 07:05

Il green pass è un diritto, ma non per i senzatetto vaccinati che non riescono a ottenerlo

Nel capoluogo di regione sono una quarantina, ma il problema è nazionale. Il ministero che ha organizzato la campagna di vaccinazione non ha pensato a come persone senza documenti potessero ottenerlo

Il green pass è un diritto, ma non per i senzatetto vaccinati che non riescono a ottenerlo

Hanno completato il ciclo vaccinale, ma nonostante questo non hanno la possibilità di ottenere il green pass, che gli permetterebbe di accedere ai servizi essenziali, come salire su un autobus. Sono i senza dimora, una quarantina solo a Genova, che seppur vaccinati grazie all'impegno dei volontari delle varie associazioni sul territorio, non riescono ad avere la certificazione verde, finendo così ulteriormente relegati ai margini della società.

Si tratta di persone già invisibili, che non hanno documenti, quindi niente tessera sanitaria, né medico di base e se stranieri, come nel caso di Genova, totalmente irregolari sul territorio, dove però vivono.

Il problema - spiega Alberto Mortara, portavoce genovese della Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora - è che non è possibile trasferire i nomi sul database nazionale dove viene prodotto il green pass, perché il sistema richiede che venga caricato un documento. Con gli ultimi provvedimenti queste persone non possono salire sui mezzi, questo limita la libertà di movimento”.

Quando abbiamo trattato la questione con Alisa - continua - abbiamo chiesto che la Regione ponga la questione a livello nazionale e vengano adottati correttivi. Il nostro consiglio nazionale si è impegnato a fare un'interpellanza al governo perché trovi una soluzione”.

Com'è possibile che quando il governo ha avviato la campagna di vaccinazione non abbia pensato alle migliaia di senzatetto, italiani e stranieri che vivono sul territorio italiano? “Non credo ci sia stata volontà discriminante, però è una questione che va affrontata - spiega ancora Mortara - non è una questione ideologica, ma riguarda i diritti di tutti i cittadini”.

Se per gli stranieri senza documenti l'impossibilità ad accedere ai servizi sanitari, e quindi a ottenere il green pass, è legata alla totale irregolarità sul territorio, per gli italiani sarebbe più semplice se i comuni adottassero la residenza fittizia, ovvero la possibilità di ottenere la residenza dal Comune in cui dimorano, pur non avendo un contratto di locazione. "Questo garantirebbe loro l'iscrizione al servizio sanitario nazionale", spiega ancora Mortara.

Nonostante sarebbe obbligatorio, molti comuni non hanno aderito al riconoscimento della residenza fittizia - aggiunge Michele Ferraris, portavoce nazionale della Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora - molti comuni non la deliberano per questioni ideologiche, perché per esempio si teme un'invasione dei senza dimora nei comuni che la adottano, ma questo sappiamo che non è vero, ma anche per questioni economiche, perché dal momento in cui una persona è residente in un Comune, questo deve prendersene carico. La realtà è che i costi sociali per i comuni che devono occuparsi di persone abbandonate a se stesse sono molto più alti. Inoltre, la residenza fittizia dà diritto al reddito di cittadinanza, che significherebbe la possibilità per queste persone di essere un po' più autonome”.

A occuparsi del caso a livello politico è il capogruppo del Partito Democratico in Regione Luca Garibaldi, che ha annunciato una lettera indirizzata ad Alisa, affinché intervenga per provare a risolvere la situazione.

Le persone senza dimora che hanno completato il percorso vaccinale, ma sono prive di documento, devono poter avere il green pass come tutti - ha spiegato in una nota - come è stato fatto per la vaccinazione, permettendo l’iscrizione all’anagrafe vaccinale anche a chi era privo di documenti, si faccia lo stesso per il green pass. Non mettere queste persone nelle condizioni di spostarsi in autonomia, di prendere un mezzo o entrare in un bar, è un ulteriore stigma sociale che si carica sulle spalle di chi è costretto ai margini già dalla vita. La Regione si attivi al più presto presso Alisa, come richiesto dai soci liguri di fio. PSD (Federazione italiana organismi per le Persone Senza Dimora), per permettere a chi vive per strada, ed è privo di documenti, di ottenere il green pass o individuare soluzioni alternative, come rendere valido il certificato vaccinale. Visto che il problema è generato da un processo informatico (comune per tutte le nazioni europee) con cui viene prodotto il green pass, chiediamo che la Regione Liguria si faccia portavoce di questo con il governo per permettere a tutte le persone prive di documento ma vaccinate di avere la certificazione verde o un documento equivalente che permetta loro di muoversi liberamente”.

Francesco Li Noce

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