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Cronaca | 03 gennaio 2022, 15:30

Imperia, oggi l'ultimo saluto all'imprenditore Ciro Capacci: "Una vita di fatica, un uomo che si è fatto da solo diventando importante per la città" (foto)

Celebrato alla basilica di San Giovanni a Oneglia, il funerale del padre dell'ex sindaco Carlo. Presenti il primo cittadino Scajola insieme a tanti amministratori attuali e del passato. Capacci aveva 91 anni ed è morto venerdì scorso

Imperia, oggi l'ultimo saluto all'imprenditore Ciro Capacci: "Una vita di fatica, un uomo che si è fatto da solo diventando importante per la città" (foto)

La città di Imperia si è stretta oggi intorno al dolore della famiglia Capacci. Celebrato alla basilica di San Giovanni a Oneglia il funerale dell’imprenditore Ciro Capacci, morto il 31 dicembre scorso a 91 anni nella sua casa assistito dalla moglie Carmen e dai figli Carlo, Cristina e Corrado. Carlo Capacci è stato sindaco di Imperia dal 2013 al 2018.

Una folla commossa gli ha dato l'ultimo saluto 'abbracciando' moglie e figli per la perdita subita. Il feretro è stato benedetto dal parroco Alessandro Ferrua mentre la celebrazione è stata officiata da don Antonello Dani. Alle esequie presenti molti esponenti politici imperiesi tra cui il sindaco Claudio Scajola insieme al vice Giuseppe Fossati, ai consiglieri comunali Luca Lanteri e Alessandri Savioli, e anche gli ex sindaci Luigi Sappa e Giuseppe Zagarella e vari amministratori in carica e non. Presenti anche "gli amici cacciatori di Pieve di Teco" i quali hanno voluto omaggiarlo con una corona di fiori. 

Ciro Capacci nacque a Imperia il 4 aprile del 1930, trascorrendo l’infanzia a Oneglia nel periodo prebellico e la prima adolescenza tra la guerra e l’occupazione. In seguito alla prematura scomparsa del padre, quando era diciassettenne, nel 1949 venne assunto dal pastificio Agnesi nel reparto officina con qualifica di operaio. Dopo aver conseguito privatamente il diploma di scuola superiore venne promosso impiegato. La sua passione per la meccanica gli diede modo di progettare e realizzare macchine per i pastifici. In pochi anni fu promosso capo officina dell’azienda. Nel 1958 maturò la decisione di lasciare l’impiego certo e di prestigio per cominciare con i pochissimi soldi della liquidazione una carriera imprenditoriale. Erano gli anni del grande boom economico italiano e l’edilizia era un’attività abbastanza semplice. L’impresa ebbe successo ed il primo passo della sua vita da imprenditore andò a buon fine realizzando edilizia residenziale e popolare. Dopo una serie di operazioni di sviluppo immobiliare nel territorio della provincia di Imperia a cavallo degli anni ‘70 e ‘80, nel 1983 si presentò l’opportunità di rilevare una quota di azioni del pastificio Agnesi, ritrovandosi nuovamente coinvolto nell’azienda da cui era partito, 34 anni prima, da semplice operaio.

Nel 1985 divenne amministratore delegato dell’Agnesi SpA, guidando l’azienda nel periodo di massimo splendore, testimoniato dai risultati economici e dalla crescita della quota di mercato. In pochi anni un pastificio prevalentemente regionale era diventato la seconda azienda del settore in Itali. La campagna ‘Silenzio parla Agnesi’, concepita sotto la sua dirigenza, segnò l’apice della storia dell’azienda, oltre che valere la Palma d’oro al Festival di Cannes delle pubblicità. Tanto successo non passò inosservato: il gruppo francese Danone ebbe modo di acquisire una quota di minoranza dell’azienda, iniziando un percorso di lenta crescita nell’azionariato che culminò nel 1990 con l’acquisizione della maggioranza. La dirigenza del gruppo francese lo nominò presidente e amministratore delegato. Negli anni successivi avvenne  l’integrazione con le altre aziende alimentari acquisite durante gli anni in Italia (riso Flora, dado Liebig, pasta Ponte tra gli altri). Al termine del percorso di fusione che portò alla realizzazione di una azienda con circa 500 dipendenti, 5 stabilimenti, 300 miliardi di lire di fatturato, divenne presidente della società. Dopo alcuni anni si dimise alla presidenza del gruppo Agnesi, ricominciando ad operare nel settore immobiliare sul territorio imperiese non più come costruttore ma come immobiliarista. Venne anche nominato Ufficiale dell' Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

"Dio avrà preparato un posto per il nostro fratello Ciro, ha detto nell'Omelia don Dani. Le cose e i beni di questo mondo passano, adesso il nostro fratello Ciro va stare veramente bene nella vita eterna. Insieme alla moglie ha condiviso 61 anni di vita" e, rivolgendosi ai nipoti, ha sottolineato come "i nonni sono beni preziosi. Era una persona generosa che sosteneva per esempio la ricerca sul cancro. Una vita di fatica, un uomo che si è fatto da solo, diventando una personalità importante in questa città", ha concluso don Antonello Dani. 

Diego David

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