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Attualità | 08 dicembre 2021, 07:21

Soccorso alpino, ogni anno 40 interventi nell'imperiese, ma è giusto farli pagare? Masella: "No, il rischio è troppo alto. La gente non chiederebbe aiuto"

In tutta la Liguria sono 260 i volontari mentre a ponente sono una trentina. "Servono più giovani, evidenzia il presiedente regionale, non solo per avere altro apporto, ma affinché un domani possano portare avanti la nostra missione"

Soccorso alpino, ogni anno 40 interventi nell'imperiese, ma è giusto farli pagare? Masella: "No, il rischio è troppo alto. La gente non chiederebbe aiuto"

Un impegno costante tutto l’anno, tutti i giorni, tutte le ore, per aiutare il prossimo. Si può riassumere così l’attività dei volontari del corpo del soccorso alpino e speleologico che in provincia di Imperia, come nel resto della Liguria e del Paese, rappresento un punto di riferimento sul territorio. Sei infatti sono le stazioni presenti in Liguria che, in convenzione con la Regione tramite Alisa, sono un presidio importante per la salvaguardia della vita umana 'in ambiente ostile'.

Questa convenzione permette di coprire i costi per le macro spese quali quelle relative ai mezzi, alle attrezzature e per le sedi, mentre i singoli accordi con varie realtà territoriali permettono il reinvestimento delle risorse per le attrezzature in dotazione alle singole stazioni come quelle da usare in caso di valanga oppure le ciaspole o materiale per sci alpinismo da utilizzare sulla neve.

Nella nostra provincia opera la stazione di Ventimiglia mentre a Sanremo si trova la sede, un presidio avanzato, ed infine a Pieve di Teco è presente un distaccamento che interviene tempestivamente nell’entroterra qualora ci sia bisogno di agire nelle zone impervie della valle Arroscia o comunque nelle zone vicine. “Abbiamo circa 260 volontari in Liguria di cui 45 appartenenti al gruppo speleologico, dice al nostro giornale il presidente regionale del Cnsas Fabrizio Masella, e su Imperia abbiamo 30 volontari, 15 su Pieve di Teco e 15 su Sanremo-Ventimiglia. I volontari sono indispensabili. Ci rendiamo conto che ci sono tante altre attività , ma abbiamo bisogno di giovani, chiosa Masella. I nostri volontari, molto validi e con grande spirito di sacrificio, hanno un’età media di 40-50 anni, ma servono giovani affinché un domani possano portare avanti la nostra attività e la nostra missione”.

Più volontari ci sono più si ha la possibilità di 'aprire' presidi sul territorio e quindi essere presenti capillarmente nella nostra provincia. “Quando accadono eventi in cui è necessario il nostro servizio, spiega il presidente, si muovono i volontari con la relativa attrezzatura che sono fisicamente più vicino alla zona di intervento e successivamente arriva la squadra. Se avessimo più volontari avremmo quindi anche la possibilità di 'aprire' più presidi in provincia”. L’appello quindi è rivolto ai giovani in modo di avere più forze e quindi di essere ancora più presenti nell’imperiese. Una zona infatti, che necessiterebbe ad esempio di maggiore presenza è quella del dianese considerato che è meta di escursionisti e bikers tutto l’anno. Se il soccorso alpino avesse quindi più volontari residenti anche in quella zona avrebbe, di conseguenza, un ulteriore presidio.

“Effettuiamo circa 380 interventi l’anno in tutto il territorio, evidenzia Masella, quindi più di uno al giorno. 40 sono su Imperia e provincia. Le emergenze sono varie, a seconda del periodo. La maggiore area di interventi è il ventimigliese dove si registra l’alta presenza di fungaioli e anche diversi casi di migranti che devono essere soccorsi al confine mentre in Valle Arroscia soccorriamo solitamente i cacciatori, ma anche escursionisti e bikers”.

Quest’estate visto i tanti interventi effettuati c’è stato chi ha avanzato la proposta di far pagare i soccorsi se gli stessi fossero stati dettati da colpe. Un’idea questa che non trova l’appoggio del presidente Masella. “Razionalmente si potrebbe dire che sarebbe giusto fare pagare i soccorsi, evidenzia, quando li stessi sono dettati da eventuali responsabilità dirette, ma c’è un rischio troppo alto che non possiamo correre. La gente potrebbe non richiedere aiuto per evitare pagare e quindi un incidente banale potrebbe diventare qualcosa di più grave. Il cittadino, che paga le tasse, lo ritiene magari giusto, ma non lo ritengo opportuno, è troppo rischioso. Ricordo un episodio, continua, avvenuto sul Monviso quando due uomini si sono persi e uno si è sentito male. Purtroppo non sono riusciti a recuperarli di notte e quindi sono andati a prenderli il mattino seguente. In Piemonte funziona così: se non è necessario il trasferimento in ospedale all’ora l’intervento si paga. Uno di questi due escursionisti -che non doveva andare in ospedale- ha rifiutato il recupero sull’elicottero altrimenti avrebbe pagato. Mentre scendeva è caduto, trovando la morte”.  

Molto spesso accade che durante l’emergenze si riscontra la sinergia tra i volontari del soccorso alpino e i vigili del fuoco, anche loro presenti h24 sul territorio. A volte alcuni evidenziano divergenze tra i due corpi, ma per il presidente Masella “mai avuto problemi. Abbiamo un obiettivo in comune che è quello di portare a casa la persona. Con i vigili del fuoco nessuna diatriba e quindi massima collaborazione, sinergia e rispetto. Siamo pur sempre uomini, a volte  - ha concluso - qualcuno dice sciocchezze, ma tali restano”.

Angela Panzera

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