"Non spettava al Consiglio di Stato intervenire in modo legislativo, scavalcando il governo e lasciando tutti noi nel caos".
È su tutte le furie Patrizia Lerda, imprenditrice balneare di Arma di Taggia e rappresentante locale per il sindacato "La Base Balneare". L'argomento è la sentenza di pochi giorni fa del Consiglio di Stato che di fatto ha azzerato le concessioni balneari dal 31 dicembre 2023.
Che cosa significa? "Semplificando, dal 1° gennaio 2024 rischiamo di dover abbandonare le spiagge perchè le singole concessioni dovrebbero andare all'asta. Ovvio che questo non potrà accadere e che se lo Stato seguirà questa strada dovrà fare i conti con proteste e soprattutto una marea di ricorsi che rischiano di bloccare l'intero comparto turistico".
Fino a questa sentenza, i balneari si sentivano un po' più tranquilli, grazie alla Legge Centinaio, la 145 del 2018 che prendeva una estensione delle concessioni al 2033. "Il Consiglio di Stato si espresso formulando una contraddizione perchè da un lato ci dice che le estensioni previste dalla Legge Centinaio, non sono valide e non potranno essere applicare in futuro, poi però dall'altro lato dice, va bene una sola estensione fino al 2023, per salvaguardare l'ordine pubblico che verrebbe meno se decadessero tutte dall'oggi al domani. Parlando di ordine pubblico ma hanno gettato nel caos tutti, i balneari in primis" - commenta Lerda.
Intanto in merito all'argomento non sono mancate le prese di posizione. A livello provinciale pensiamo a quella del sindaco di Taggia, Mario Conio, che aveva usato parole molto dure e si era schierato con i balneari. Non di meno anche l'assessore regionale Marco Scajola, coordinatore del tavolo interregionale del Demanio che ha convocato per la prossima settimana un summit in videoconferenza con il ministro Massimo Garavaglia.
"Sì per fortuna a livello locale c'è sempre stata capacità d'ascolto e comprensione oggi però ci sentiamo completamente abbandonati dal Governo Centrale. Sono 12 anni che lottiamo senza sosta sulla questione del rinnovo e delle proroghe, arriviamo da due anni di Covid e poi anche questa batosta. E' inaccettabile. Stando alla sentenza tutto ciò che è turistico-ricreativo andrà all'asta. Quindi non solo le spiagge ma potenzialmente tutte quelle attività, come chioschi o bar che insistono su suolo demaniale, piuttosto che i porticcioli o i cantieri".
In Liguria, la sentenza rischia di avere effetti devastanti se si considera che ci sono 3950 concessioni turistico - ricreative, 1275 sono per stabilimenti balneari. "Solo il Parlamento si può esprimere sulla durata delle concessioni diversamente vuol dire che ci troviamo in uno Stato che viaggia senza nessuno alla guida. - rimarca Patrizia Lerda - Noi continuiamo a essere vigili e a pressare la politica. Il ministro Garavaglia ha sempre ribadito di essere pronto a mettere mano in un'ottica di tutela del comparto".
"Questo settore coinvolge oltre 30mila aziende in Italia che oggi sono nel panico. Soltanto poche settimane fa a Rimini sull'ondata dell'ottimismo della stagione appena passata e con la prospettiva di un miglioramento nell'anno prossimo, moltissime aziende balneari anche della provincia di Imperia si erano impegnate in investimenti su attrezzature e strutture per la nuova stagione. Il giorno dopo la sentenza, tutti hanno disdetto gli ordini. Come si può investire, quando sai che la tua spiaggia potrebbe andare all'asta tra pochi mesi?" - chiede la rappresentante de La Base Balneare.
"Io ho più di 50 anni, da quando ho 20 anni sono una balneare, so fare questo. Se dal 1° gennaio 2024 mi toglieranno la spiaggia che cosa andrò a fare? Mi dicano dove e come ricollocheranno quel milione di persone che oggi lavora nel comparto e rischia di trovarsi senza lavoro - conclude Patrizia Lerda. Una spiaggia non è un'attività semplice da portare avanti. In Italia si pagano canoni e molte altre spese e tasse. Sulle concessioni c'è un investimento economico ma soprattutto c'è una storia di attività che dietro hanno persone, professionisti e gente che lavora con amore. Punti di riferimento per i turisti che scelgono le nostre località. Tutto questo rischia di sparire nel nome del migliore offerente. Sono consapevole che da sola non potrò competere contro i fondi d'investimento e le altre aziende multinazionali che si lanceranno in questo business. Stiamo svendendo la fortuna dell'Italia".