Politica - 07 novembre 2021, 20:21

Sanremo: sciopero al Casinò e gioco 'lavorato' fermo, intervista a Massimiliano Moroni, segretario dell'Ugl

Ieri all'assemblea degli altri quattro sindacati che hanno confermato l'astensione c'erano anche alcuni aderenti all'Ugl e ieri sera Moroni è andato a lavorare, ma le sale erano ovviamente vuote

Da nove giorni il settore del gioco ‘lavorato’ al Casinò di Sanremo è fermo per lo sciopero dei sindacati. Uno sciopero unitario che, però, da qualche giorno ha visto lo ‘smarcamento’ dell’Ugl Terziario, sindacato che ha come segretario aziendale Massimiliano Moroni.

Ieri, all’assemblea ‘in strada’, oltre ai quattro sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Snalc) che hanno confermato la volontà di andare avanti con lo sciopero a oltranza, c’erano anche alcuni aderenti all’Ugl. Ieri sera Massimiliano Moroni è andato a lavorare regolarmente, anche se i tavoli sono rimasti tristemente chiusi. Lo abbiamo sentito per capire come è la situazione sua, del sindacato e all’interno dell’azzardo matuziano a nove giorni dall’inizio dello sciopero.

Ugl propensa ad andare a lavorare che ne pensa? “Situazione assurda, degna del miglior teatro di Beckett. Ieri sera sono stato l’unico del Reparto Giochi ad andare a lavorare. ‘Un uomo solo al lavoro’: mMa, con sorpresa, non mi sono affatto sentito solo. Una decina di colleghi di altre organizzazioni sindacali mi aspettavano alla soglia dell’ingresso al timbro. Non ho compreso sinceramente se per solidarietà o per contestarmi un atto di crumiraggio”.

E poi? “E poi, una volta entrato in azienda, mi sono ritrovato i colleghi di altri reparti, che stavano lavorando regolarmente, e che mi hanno espresso sincera solidarietà. E’ stato un intenso bagno emotivo. Sono passato dalle tensioni delle aspre polemiche sindacali dell’esterno, alla quiete dei colleghi all’interno dell’Azienda i quali, come se nulla stesse accadendo, svolgevano le loro mansioni. Un gradevole rientro nella normalità. Una sensazione di calma, come aver preso 20 gocce di ansiolitico”.

Può allora chiarirci in breve il suo dissenso dallo sciopero?Ci provo, in sintesi: non condivido le motivazioni dello sciopero. Mi pare assurdo pretendere di imporre al Cda l’inadempienza di un proprio dovere. Questa è la mia idea ma, come consuetudine nella nostra RSA, le decisioni vengono prese dalla maggioranza dei nostri iscritti. Ora, se la matematica non è un’opinione, solo il 18,18% dei nostri iscritti si è espresso a favore dello sciopero e dell’unità sindacale. Chi mi contesta vorrebbe impormi di ignorare la volontà della stragrande maggioranza del nostro gruppo. Alcuni poi mi hanno rilevato che bisognerebbe tenere conto che si tratta di una problematica specifica del reparto giochi. Ho risposto loro di esserne consapevole. Io sono del reparto giochi e questa decisione del Cda potrebbe causare una sostanziale riduzione anche del mio salario. Ci è stato chiesto di coinvolgere gli altri reparti nella lotta: in assemblea generale ho ribadito che non me la sento di chiedere solidarietà agli appartenenti di altri reparti della Casa da Gioco quando, per vent’anni, loro non la hanno mai ricevuta da noi, anzi”.

Cosa intende per ‘inadempienza di un proprio dovere’ del Cda? “Ecco il problema. Penso che coloro che mi pongono obiezioni, o peggio, adombrano chissà quali miei interessi personali, non abbiano compreso il reale ‘senso’ della nostra decisione. Ci siamo democraticamente confrontati con gli organi della nostra organizzazione sindacale (supportata da pareri di consulenti legali ed amministrativi) e siamo giunti, sorprendentemente, a questa paradossale conclusione: ‘Il cda ha il dovere di fare cio’ che sta facendo’. Non può non farlo. La decisione è stata valutata in questa prospettiva, diametralmente opposta alle altre. A noi quindi spetta solo vigilare che il Cda rispetti i diritti dei Lavoratori”.

Ma voi all’inizio avete aderito allo sciopero? “Esatto. Ma anche qui occorre chiarire. Noi abbiamo dichiarato, ufficialmente a tutti, l’astensione dal Lavoro molto prima degli altri: il giorno 8 luglio 2021 per l’esattezza. Con motivazioni ben più importanti, come il mancato rispetto dei diritti costituzionali, come l’esercizio di critica, dell’attività sindacale, con un elenco dettagliato delle inadempienze contrattuali. Vuole sapere la percentuale di adesione al nostro sciopero? Zero”.

E come mai? “Rispondo con una frase rivolta all’Azienda, qualche mese fa, da un collega: quando ci sono le selezioni i Lavoratori non fanno le cause”.

Vale anche per lei? “Certamente. Me lo hanno subito fatto presente con ironia già in parecchi. Sono arrivato quinto e sono passato ad una selezione interna. Come le ho appena dimostrato, ho da sempre contestato l’Azienda su temi completamente diversi da quello di oggi, e sui quali non molleremo niente. E le nostre iniziative sono state sempre marchiate come inutili rompimenti di scatole, ostacolo all’attività, e finalizzati esclusivamente ai miei interessi personali. Il Cda mi pare che stia dimostrando fermezza ed irrigidimento contro chi ostacola l’attività, ed utilizzerà tutti i mezzi in suo possesso per non farsi condizionare. Non penso che siano stati colti da un lampo di misericordia intendendo premiare proprio colui che ha rotto loro le scatole, come nessun altro, negli ultimi 4/5 anni”.

“Le hanno attribuito carattere strumentale, a fini personali, per le sue azioni sindacali: “E’ comprensibile che lo sospettino. Il conflitto di interessi è un tema che, come al solito, noi abbiamo sollevato per primi. Qualcuno mi ha fatto notare che occorre integrità e trasparenza per assumersi l’onere su questo tema. Prima di tutto quindi ci siamo guardati all’interno della nostra RSA. Abbiamo preso coscienza dell’effettivo rischio di imparzialità dei delegati sindacali, inevitabilmente coinvolti in duplice veste nelle dinamiche aziendali. Siamo subito corsi ai ripari predisponendo uno schema di codice etico per i nostri delegati che presto proporremo in assemblea. E se verrà approvato lo presenteremo all’Azienda perché possa eventualmente adottare, per suo conto, soluzione rivolte a limitare il rischio che i sindacalisti, esercitando la propria influenza ed il proprio potere di rappresentanza, possano ottenere vantaggi personali”.

Ma allora condivide la dichiarazione del Presidente Battistotti sulla ‘presa in ostaggio da parte dei Sindacati’? “Non possiamo, con un minimo di onestà intellettuale, non riconoscere al Presidente Battistotti il coraggio di aver per primo rilasciato pubblicamente una dichiarazione che ritengo condivisibile. Si sarebbe potuto sostituire il termine ‘Sindacati’ con ‘Sindacalisti’ ma è una formalità che non muta la sostanza. Invito chi possiede memoria storica e coscienza critica a valutare se, e quanto, le tribolate vicende delle relazioni sindacali abbiano interferito nella gestione. E mi domando se si possa negare, oltre ogni ragionevole dubbio, che alcune azioni, di alcuni sindacalisti, abbiano messo in ‘ostaggio il datore di lavoro nell’organizzazione d’impresa”.

Quale sarà ora la strategia dell’Ugl? “Me lo chiedono in tanti. Ero convinto di essere stato chiaro. Mea culpa, come mi è stato più volte rimproverato non sono stato abbastanza efficace a livello comunicativo. Quindi chiarisco: noi attendiamo fiduciosi di essere convocati, e ribadiamo che, nel rispetto dei ruoli, non sottoporremo alcuna limitazione al potere organizzativo del Cda, quand’esso venga esercitato senza ledere la dignità dei Lavoratori ed il Contratto di Lavoro”.

Moroni sta diventando ‘aziendalista’ davvero? “Lo sono da sempre e me ne vanto. E’ il solito problema di interpretazione sul significato del termine, e dell’accezione negativa di cui si è connotato nel linguaggio sindacale preistorico. Non si può chiedere ai dipendenti di un azienda di non essere aziendalisti o, peggio ancora, ‘filo aziendali’, ‘amante dell’Azienda.”

Può riassumere la filosofia della vostra Rappresentanza Sindacale Aziendale? “‘Il lavoro cambia, anche noi’. E’ lo slogan del nuovo corso UGL Terziario che campeggia nelle nostre bacheche aziendali. Ma non si tratta di uno spot promozionale per la mercificazione delle tessere sindacali. ‘Cambiamento’ è la mission che ci siamo imposti; a tutti i costi. Noi siamo per la certezza del diritto, anche quand’essa arride al datore di lavoro piuttosto che al lavoratore. Una scelta impopolare per un Sindacato, che ci è costata sgradevoli attacchi personali un po’ da tutte le parti. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Ma non ci si può fermare di fronte ad un processo ineludibile di svolta nelle relazioni sindacali che, in altre realtà socio economiche, è già consolidato da anni”.

Come pensa che andrà a finire? “Non mi attribuisca anche la dote del veggente. Non abbiamo certezze ma siamo determinati al ‘Cambiamento’. Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.