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Cronaca | 22 settembre 2021, 07:11

Covid-19: punto della situazione in provincia, Cenderello "Farmaci per la cura a casa entro 6/8 mesi"

Il Primario delle malattie infettive conferma: "Entro la fine dell'inverno potremo togliere le mascherine. Servirà una terza dose e, per ora, non sottovalutiamo eventuali sintomi da Coronavirus"

Covid-19: punto della situazione in provincia, Cenderello "Farmaci per la cura a casa entro 6/8 mesi"

“Abbiamo il 70% dei pazienti ricoverati non vaccinati mentre il restante 30 è comunque di vaccinati. C’è da dire, come evidenziato in tutti gli studi internazionale, i pazienti che sono stati vaccinati hanno normalmente un quadro decisamente meno serio rispetto agli altri e, quasi mai finiscono in rianimazione”.

Lo ha detto il Primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Sanremo, Giovanni Cenderello, ieri sera a ‘2 Ciapetti con Federico’, la trasmissione condotta da Federico Marchi che ha fatto un focus sulla situazione Covid nella nostra provincia, proprio con il medico che, da un anno e mezzo lotta nel reparto dell’ospedale ‘Borea’.

“La vaccinazione ci consente oggi – ha proseguito Cenderello - soprattutto contro la variante ‘Delta’ che è molto più contagiosa del virus originale e della variante ‘Inglese’, ci permette di avere un numero di ricoveri limitato. Questo perché, se la vaccinazione non è l’arma più perfetta che abbiamo ma è la migliore, ci consente comunque di ridurre i contagi e i ricoveri”.

Nel corso della trasmissione di ieri si è parlato ancora dello ‘zoccolo duro’ dei ‘no vax’ anche nella nostra provincia: “Si, è vero. Continuano a non volersi vaccinare e, soprattutto, ad apporre motivazioni non motivate da studi scientifici o da numero ma, questo, è un lavoro di ricerca e attività per cambiare la cultura di alcune persone e dimostrare che queste teorie non sono fondate”. Abbiamo più volte parlato anche degli operatori sanitari, che sono rimasti convinti sul non vaccinarsi: “Questo può essere considerato come un fallimento di tutti noi, ma devo sottolineare che abbiamo speso tempo nel cercare di convincere le persone e dar loro le motivazioni. Per quanto riguarda i provvedimenti presi io ritengo siano giusti, perché non si può oggi dare assistenza e non essere protetti lavorando al fianco delle persone ricoverate”.

Nelle scorse settimane, con l’avvicinarsi delle scuole è partita la campagna vaccinale per i giovani. Come hanno risposto? “Hanno risposto molto bene, fin dalla primavera scorsa. Lo zoccolo duro rimane tra i 50 e 55 anni e sui 70. Alcuni milioni di persone in Italia di quelle età non si vogliono vaccinare e non si riesce a capire se si tratta di una questione culturale, ambientale o altro”.

Come è la situazione delle varianti? “I virus mutano normalmente e quindi, al momento, la prevalente è la ‘Delta’ ma ce ne sono ancora alcune tra cui una ‘sotto variante’ che potrebbero preoccuparci di più, ma non sono caratterizzate dalla diffusione della ‘Delta’, quasi il doppio di quella del virus originario. Per questo motivo può infettare anche persone vaccinate”.

La storia ci insegna che un virus può morire definitivamente? “Non muore ma si ‘adatta’ perché il suo obiettivo è sopravvivere. Progressivamente, in decenni purtroppo, si adatta all’ospite come quello del raffreddore ‘Oc63’, comparso negli anni ’50. Ai tempi era molto più aggressivo di oggi ma è mutato nel tempo. Anche il Covid vedrà calare l’aggressività ma ci vorranno tanti anni e dobbiamo limitarne l’impatto con vaccinazioni, anticorpi monoclonali e farmaci che sono ormai dietro l’angolo e saranno disponibili nel giro di 6/8 mesi e che consentiranno di rendere la patologia più trattabile. Avremo anche i vaccini di seconda generazione: Pfizer, ad esempio, sta iniziando la sperimentazione con gli antigeni della variante ‘Delta’. Siamo pronti ad aggiornare le vaccinazioni di pochi mesi. L’altra strategia fondamentale è quella di iniziare a vaccinare nei paesi del terzo mondo, perché le mutazioni arrivano in quei luoghi dove il virus continua a replicarsi senza l’ostacolo delle vaccinazioni”.

Dovremo abituarci a vivere con le mascherine? “L’utilizzo è già limitato rispetto ai mesi scorsi e, mi auguro che al termine del prossimo inverno, si potranno eliminare anche grazie ai farmaci che stanno arrivando, tranne i luoghi particolarmente affollati”.

Si prevede una terza dose di vaccino? “La comunità scientifica la sta aspettando, anche perché i dati che ci arrivano ad esempio da Israele sulla rivista più prestigiosa al mondo. La terza dose riporta molto in alto la capacità di copertura, anche nei confronti della variante ‘Delta’. In questo modo si potranno dare maggiori risposte e protezione a quelle persone che sono più fragili come immunodepressi, diabetici, obesi, cardiopatici e ipertesi che hanno più difficoltà a rispondere bene alla pandemia”. Quando dovrebbe essere iniettata dopo la seconda? “Credo che non si dovrà fare prima di tre mesi”.

Come è la situazione in questi giorni nella nostra provincia? “Sicuramente la pressione molto più bassa rispetto a quest’estate con non più di 14/15 pazienti colpiti dal Covid. Questo è forse il momento più tranquillo da quest’estate, durante la quale abbiamo vissuto una situazione in controtendenza rispetto alle altre regioni, ma come tutte quelle a grande vocazione turistica come la nostra. Al momento ci sono pochi nuovi casi e ricoveri nella nostra provincia. Abbiamo avuto un’estate con il 40% di persone in più che giustamente volevano divertirsi ma che, ovviamente, aumentavano la circolazione del virus”. Qual è la gravità dei pazienti ricoverati? “In questo momento non ne abbiamo di gravi alle malattie infettive, mentre purtroppo ne abbiamo uno in rianimazione e in condizioni molto serie”.

Per terminare quali sono gli auspici e le raccomandazioni per i prossimi mesi? “L’auspicio è quello di arrivare alla prossima primavera con farmaci orali e veramente efficaci e studiati per il Covid-19, in modo da rendere questa patologia trattabile come un’influenza a domicilio. L’invito è quello alla cautela e a non sottovalutare mai il rischio, perché spesso il virus si presenta nel paziente vaccinato come un semplice raffreddore un pochino di febbre. Anche con sintomi banali ma riconducibili al Covid-19, è consigliabile il tampone e non sottovalutare il rischio”.

Guarda l'intervista integrale:

Carlo Alessi - Federico Marchi


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