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Al Direttore | 12 settembre 2021, 08:13

Il nostro lettore Pierluigi Casalino ripercorre la storia di Pertinace, un ligure che avrebbe potuto cambiare il destino dell'impero romano”

“Si può dire che le comunità liguri, diventando romane, abbiano scontato di riflesso la crisi che attraversava la società destinata ad assimilarle”

Il nostro lettore Pierluigi Casalino ripercorre la storia di Pertinace, un ligure che avrebbe potuto cambiare il destino dell'impero romano”

Il nostro lettore Pierluigi Casalino ci invia una riflessione su Pertinace, “un ligure che avrebbe potuto cambiare il destino dell'impero romano”.

Il relativo benessere del quale godettero alcune civitates liguri nell'età augustea non significa che il dominio romano nella nona Regio sia sempre stato segnato da momenti di prosperità. Fin dalla grande carestia del 68-67 a.C. e prima ancora avvertito anche della Lex Gabinia, mediante la quale si affidavano a Pompeo una flotta di duecento navi, un grosso esercito e un cospicuo finanziamento per combattere i corsari intercettatori di grano (con l'ordine di reclutare soldati e rematori e di raccogliere denaro in tutte la province), si era avvertito anche nel territorio ligure l'ovvio valere degli interessi romani rispetto alle esigenze dei popoli conquistati. Neppure il conferimento agli ex federati della cittadinanza optimo jure mutò questa situazione. Si può dire anzi che le comunità liguri, diventando romane, abbiano scontato di riflesso la crisi che attraversava la società destinata ad assimilarle. D'altra parte per sanare il disagio della plebe, dopo la scomparsa dei piccoli proprietari, erano stati adottati provvedimenti di emergenza. Tra questi la Lex frumentaria, non bastando il prezzo politico per rendere possibile l'acquisto del grano da parte dei meno abbienti. Fu anche decretata la sospensione delle pigioni per un anno, imponendo prestiti obbligatori ai possidenti. Il tribuno Dolabella aveva proposto nei domini romani anche l'abolizione integrale dei debiti che affliggevano soprattutto gli artigiani. La miseria della plebe fronteggiava il lusso della aristocrazia e degli altri ceti abbienti e le spese ingenti per mantenere in armi quarantatré legioni. Nerone fece spremere a sangue l'Italia e la Liguria conobbe anni di feroce fiscalismo. Analoga pressione fu esercitata nel resto dell'impero. Tra l'altro Nerone fece coniare a minor peso le monete d'oro e d'argento. Ventimiglia soffrì direttamente gli effetti degli scontri tra Ottone e Vitellio. Con Vespasiano e in particolare con Traiano si godette di una grande prosperità. Marsiglia divenne un  grande centro di traffici e a Vado, Albenga e Ventimiglia arrivarono a schiere mercanti siriaci, ebrei, greci e galli, già presenti a Roma. Tuttavia allo sviluppo delle civitates fa riscontro la decadenza delle campagne e la piccola proprietà rurale anche in Liguria viene soffocata da una insostenibile concorrenza. Tuttavia in Liguria gli agricoltori resistettero discretamente, guardando con fiducia a Traiano che annunciò prestiti di stato a favore dei coltivatori. In Italia Traiano pose mano al controllo delle finanze municipali in particolare in Italia. Le misure di risanamento proseguirono con Adriano e con l'imperatore ligure Pertinace. Quest'ultimo durò poco, purtroppo, vittima di una congiunta militare, ma i suoi progetti per una riforma radicale dell'economia dell'impero romano, che avrebbe consentito a quest'ultimo di sopravvivere un po' più a lungo di quanto non fu. La Liguria non dimentico' Pertinace, suo figlio e beniamino, e, se pur nativo di Vado-Sabazia, altre città ligure ne rivendicarono i natali. Tra esse Oneglia, la cosiddetta Ripa Uneliae, che, secondo alcuni storici locali del XIX secolo, sarebbe stato il vero luogo di nascita di Pertinace. Secondo altre fonti, invece, Pertinace sarebbe stato partorito in quel di Costa Balena o nella zona degli Orti Porciani, cioè nel territorio delle odierne Arma di Taggia, Santo Stefano al Mare e Riva Ligure. L'interruzione del processo riformatore portò a un turbine caotico di crisi, favorendo personaggi senza scrupoli, come un certo Proculo di Albenga, latifondista e proprietario di molti schiavi. Anche costui, peraltro, fu travolto dalla congiuntura negativa e ad Albenga e nelle città vicine del Ponente ligure cittadini commentarono il suo fallimento con un acuto sarcasmo.

Redazione

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