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Cronaca | 18 luglio 2021, 07:11

Vent'anni dal G8, parla Claudio Scajola: "Polizia necessita di maggior selezione e formazione, alla Diaz fatti in nessun modo giustificabili"

Sulla morte di Carlo Giuliani: "E' il ricordo più doloroso di quei giorni. Sono giornate che porto dentro e che spesso mi tornano alla mente", così l'allora ministro dell'interno

Vent'anni dal G8, parla Claudio Scajola: "Polizia necessita di maggior selezione e formazione, alla Diaz fatti in nessun modo giustificabili"

A vent'anni dal G8 di Genova, una delle pagine più dolorose della storia del nostro paese, il ricordo di quanto accaduto è ancora impresso nella memoria collettiva di chi ha vissuto in prima persona quei giorni, trovandosi in una città assediata con scontri violenti tra forze dell'ordine e manifestanti.

Il ministro dell'interno all'epoca era Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia. Lo abbiamo intervistato per ricostruire quello che accadde dal 19 al 22 luglio.

Prima di tutto, perché il G8 si svolse in una città di così difficile gestione come Genova? Io sono ligure, amante di Genova e della Liguria, ma se fosse toccata a me la scelta della sede del summit, due anni prima, mai avrei indicato Genova. Per la sua conformazione non era adatta a un evento di quella portata. Ma il nostro Governo s’insediò soltanto un mese prima del G8, quando la sede era già stata decisa da tempo e i piani di sicurezza predisposti. Se avessimo modificato qualcosa avremmo corso dei rischi ancora maggiori”.

Ricordiamo il contesto internazionale dell'epoca. Pochi mesi dopo ci sarebbe stato l'attentato alle torri gemelle: È un dato troppo spesso trascurato. C’era grande allarme a livello internazionale in quei giorni. Sul mio tavolo arrivò anche un’informativa nella quale emerse il nome di Osama Bin Laden, allora ancora sconosciuto, ma che veniva indicato come nuovo capo del terrorismo estremista internazionale. Per questo motivo prendemmo misure di sicurezza straordinarie: chiusura dello spazio aereo, posizionamento di missili terra-aria, blindatura di tutto il centro storico di Genova. Gli attentati alle Torri Gemelle, soltanto due mesi dopo, dimostrarono nella tragedia l’opportunità di quelle misure, che vennero apprezzate formalmente anche dal governo americano”.

Per cosa possiamo ricordare quel G8 in termini di decisioni politiche prese che oggi nel bene o nel male abbiamo ereditato? Il tema, ieri come oggi, è individuare strumenti di cooperazione tra i Paesi più ricchi e influenti del mondo a favore delle aree più svantaggiate, in un contesto ormai globalizzato. C’erano i temi sanitari, ieri con l’AIDS e oggi con il Covid e la campagna vaccinale. In quel summit si parlò anche di cambiamenti climatici e delle sfide ambientali, che sono ormai giustamente in cima all’agenda pubblica mondiale”.

Mentre la politica prendeva le decisioni, fuori c'era una vera e propria guerriglia. Che ricordi ha di quei giorni? Li ho vissuti, giorno e notte, all’interno del Viminale, seguendo tutto ciò che accadeva con le immagini in diretta e i diversi rapporti che arrivavano sul mio tavolo. Sono giornate che porto dentro e che spesso mi tornano alla mente”.

Lei cosa pensa dei movimenti di protesta che hanno affollato le strade di Genova in quei giorni? Credo quello che dissi e scrissi alle Forze dell’Ordine alla vigilia del vertice. I manifestanti non erano nemici, erano persone che esprimevano il loro dissenso in un contesto democratico e che dovevano essere messe nelle migliori condizioni di sicurezza per poterlo fare. Purtroppo tra di loro si infilarono violenti e sovversivi con l’unica intenzione di devastare la città”.

Crede che tutti i manifestanti in quell'occasione fossero dei violenti? No, non l’ho mai pensato. Nel pochissimo tempo a mia disposizione prima del vertice, ho dedicato i maggiori sforzi a dialogare con tutte le sigle della protesta. Stanziammo anche risorse importanti, a favore del Comune e della Provincia, per contribuire all’ospitalità dei manifestanti. Invitai a più riprese i rappresentati del dissenso pacifico a non fare cortei insieme a coloro che, già a Napoli, avevano manifestato una propensione ad atti di violenza. Ma, ahimè, la mia richiesta non fu accolta”.

Con il senno di poi, la morte di Carlo Giuliani si sarebbe potuta evitare con una gestione diversa dell'ordine pubblico? 
La sua morte è il ricordo più doloroso di quei giorni. Ritengo che i piani di sicurezza, preparati dal governo precedente, non fossero predisposti per un evento di quella portata. Ci fu poi un clima di tensione esasperato dal proliferare di notizie false, che crearono allarme nei cittadini e nelle Forze dell’Ordine. Tutto questo si riversò sulle spalle di un giovane carabiniere, che, trovatosi travolto dagli eventi e dalla paura per la sua stessa incolumità, sparò quel colpo letale”.

Lei era al corrente di quello che stava accadendo alla Diaz la notte del 21 luglio? Chi decise di intervenire? Come è nelle carte della Commissione di inchiesta, io non fui avvisato, se non dopo il blitz. La decisione fu presa da coloro che erano sul campo, che dirigevano le operazioni di Genova”.

Cosa pensa dell'operato della polizia? L’organizzazione delle Forze dell’Ordine all’epoca non è paragonabile a quella attuale. Ahimè, è amaro dire che i fatti del G8 abbiano portato a una presa di coscienza su come debbano essere svolte le manifestazioni di piazza e su una migliore preparazione da parte delle Forze dell’Ordine”.

Gli stessi magistrati che hanno indagato su quei fatti ripetono che le violenze non arrivarono dalle mele marce, ma che esiste un problema strutturale all'interno della polizia. Lei cosa pensa a riguardo? Le Forze dell’Ordine necessitano di due elementi, maggior selezione all’ingresso e alta formazione, talvolta carenti. Sono il presidio dell’ordine democratico del nostro Paese e per tale ragione è doveroso investire e lavorare in questo senso”.

Quando ha saputo che alla Diaz erano presenti pensionati, giornalisti, manifestanti pacifici che furono aggrediti fisicamente? Fui avvisato dal Capo della Polizia del blitz alle quattro di notte”.

Anche se fosse stato confermato che alla Diaz si trovavano i manifestanti violenti che avevano devastato la città, sarebbe stata corretta un'azione come quella della notte del 21 luglio? Ritengo che quanto avvenuto alla Diaz sia stata una reazione vergognosa, intollerabile e in nessun modo giustificabile”.

Francesco Li Noce

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