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Sanità | 16 luglio 2021, 12:55

Coronavirus, Bosio (Cisl): "Troppi non vaccinati nelle Asl e nelle scuole, occorre fare leva sul senso di responsabilità con tutte le energie"

L'appello del segretario generale Cisl Imperia-Savona della alla luce dell'incedere delle varianti e della crescita dei contagi, che non risparmia il territorio della provincia di Imperia

Coronavirus, Bosio (Cisl): "Troppi non vaccinati nelle Asl e nelle scuole, occorre fare leva sul senso di responsabilità con tutte le energie"

Per quanto la situazione della pandemia da Coronavirus sia certamente meno drammatica che nel passato in termini di ricoveri e decessi, assistiamo oggi a una nuova impennata di contagi, dovuta in parte all'affermarsi di nuove varianti del virus (in testa la famigerata variante Delta) e in parte all'allentamento delle misure di distanziamento sociale.

Per quanto la riconquista di gran parte delle libertà a cui tutti siamo abituati faccia indubbiamente piacere a tutti, e sia una vera valvola di ossigeno per quelle attività economiche che particolarmente sono state danneggiate dai vari lockdown, il rischio prospettato da esperti e istituzioni è quello che con il ritorno della stagione fredda, se non si interviene in fretta spezzando il trend di crescita dei nuovi casi, potremmo di nuovo trovarci nella condizione di dover limitare libertà individuali e di impresa, con ricadute sempre più pesanti su un tessuto economico nazionale in seria difficoltà.

Secondo gli esperti l'arma più importante a nostra disposizione sono i vaccini, anche se sono in tanti a rifiutare la somministrazione, anche fra quelle categorie di lavoratori che più sarebbe opportuno si immunizzassero, come i sanitari. 

Su questo tema è intervenuto il segretario generale della Cisl per Imperia e Savona, Claudio Bosio, che con una certa preoccupazione fa un appello perché le istituzioni si impegnino a una profonda opera di sensibilizzazione, prima di ricorrere a rigide imposizioni, che comunque potrebbero essere necessarie vista la gravità del quadro.

"La situazione pandemica, vista la diffusione e l'aumento dei contagi che anche in Asl1 si fa sentire, e visto il numero di dipendenti dell'azienda sanitaria e degli insegnanti che non sono vaccinati, deve farci riflettere su come in un paese democratico occorre coniugare il diritto alla salute con quello alla libertà individuale - spiega Bosio -. E' una situazione molto complicata, nella quale si corre il rischio di voler tutelare tutti rischiando di non tutelare nessuno. Ora il Tar è chiamato a pronunciarsi sulla questione, però occorre attivare con tutti i mezzi il senso di responsabilità dei lavoratori in particolare dei sanitari, perché se più di mille persone non si faranno vaccinare rischiano di essere sospesi, e si pone il problema di come far funzionare la sanità, vista la carenza di medici e infermieri".

Per Claudio Bosio è necessario innanzitutto distinguere fra chi rifiuta il vaccino per problemi di salute e motivi oggettivi e chi invece lo fa per semplice sfiducia: "Credo che andrebbe valutata con attenzione la situazione di ciascuno, perché possono esserci parecchie persone affette da patologie tali da prospettare il rischio che la somministrazione del vaccino possa creare situazioni di pericolo, e queste persone vanno tutelate. Se c'è la possibilità di ricollocare le persone ad altra mansione, come capita quando c'è qualcuno che diventa inabile a fornire un determinato servizio, vanno certamente privilegiati questi lavoratori".

Per il segretario generale della Cisl di Imperia e Savona tuttavia, nel momento in cui nonostante gli forzi persuasivi non si riuscisse a raggiungere livelli di copertura vaccinale accettabili fra i sanitari ci sarebbero i presupposti per rendere obbligatorie le somministrazioni: "La situazione di straordinaria gravità che stiamo vivendo rischia di diventare necessario obbligare chi svolge lavoro di cura dei malati a vaccinarsi, anche se in generale si può essere legittimamente contrari a questo genere di obblighi. Quella di oggi è una situazione straordinaria, che richiede di essere affrontata con strumenti che possono e devono derogare da quanto sarebbe comunemente consentito e accettabile. Se è vero che ci sono più di 1400 persone fra i sanitari che non si sono vaccinate, ce ne saranno certamente qualche centinaio che presentano criticità tali da sconsigliare la somministrazione, ma ce ne saranno ben di più che rifiutano di immunizzarsi per puro scetticismo: non tutte queste persone possono essere ricollocate, non c'è l'opportunità di far lavorare tutti negli uffici. Si pone quindi un problema molto grave: noi come sindacato siamo per la tutela dei diritti individuali e della libertà, però in questo caso diventa veramente difficile pensare che 1400 sanitari non si vaccinino. Dobbiamo ricordarci che la libertà individuale dovrebbe limitarsi nel momento in cui il suo esercizio limita la libertà del prossimo, e in questo caso chi si occupa dei malati deve mettersi nelle migliori condizioni per poterlo fare in sicurezza. La storia dei vaccini in Italia ha portato già in passato delle divisioni fra scettici e non, ma quello che è certo è che grazie a questi prodotti farmaceutici il livello di salute pubblica è sempre migliorato; si può discutere fino a che si vuole di tutto, ma in situazioni straordinarie occorre intervenire con strumenti altrettanto straordinari".

Carlo Ramoino

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