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Cronaca | 16 giugno 2021, 11:24

Arma di Taggia: arresti di questa mattina, i tre avevano raggirato un anziano per 110mila euro. I particolari (Foto e Video)

Gli arrestati sono Sonia Magaton (portata a Genova Pontedecimo), il marito Daniele Riviera e il figlio David (entrambi ai domiciliari) mentre un’altra figlia è indagata a piede libero, in quanto per lei ci sarebbe l’insussistenza del quadro indiziario.

Arma di Taggia: arresti di questa mattina, i tre avevano raggirato un anziano per 110mila euro. I particolari (Foto e Video)

Avevano raggirato un anziano, analfabeta e disabile psichico, proponendogli l’acquisto di una partita di formaggi per 30mila euro. Ma, visto che la merce non arrivava, lo hanno anche convinto a chiamare un avvocato e di pagarlo, ma anche questa era una truffa.

Si tratta del caso dei tre arrestati di questa mattina (l'anticipazione QUI), in via Boselli ad Arma di Taggia, per circonvenzione di incapace. Gli arrestati sono Sonia Magaton di 42 anni (portata a Genova Pontedecimo), il marito Daniele Riviera (43enne) e il figlio David di 21 (entrambi ai domiciliari) mentre un’altra figlia è indagata a piede libero, in quanto per lei ci sarebbe l’insussistenza del quadro indiziario.

La vittima è stata circuita per un totale di 110mila euro ed i fatti sono stati commessi tra Arma di Taggia e Riva Ligure, dal 2016 a oggi. In pratica i tre arrestati, dopo aver proposto l’acquisto del formaggio per 30mila euro (che ovviamente non arrivava) hanno suggerito di dare tutto in mano ad una sedicente avvocato, con il pagamento di anticipi da 50mila euro.

Nello stesso periodo avrebbero indotto la moglie dell’uomo a vendere due immobili in provincia di Bari. Gli inquirenti stanno tentando di capire se l’avvocato proposto dai tre sia vero oppure non esista per nulla, anche se c'era chi simulava le telefonate spacciandosi come avvocato all’ignaro truffato. Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori di garanzia ma è già noto agli inquirenti come i tre approfittassero dell’uomo, suggestionandolo a tal punto da farsi consegnare il denaro.

La circonvezione di incapace è un reato particolarmente insidioso che richiede l’esatta rilevazione sia delle condotte illecite che ne costituiscono l’elemento oggettivo, sia del profilo soggettivo di chi agisce con la volontà di procurarsi un profitto, nella consapevolezza di arrecare danno ad una persona in condizioni di inferiorità psichica. La direzione delle indagini assunta dalla Procura di Imperia ha puntato a fare emergere gli elementi, indicando le soluzioni operative anche tecniche ritenute più remunerative per esplorare il delicato contesto. L’Autorità Giudiziaria ha condiviso con i Carabinieri di Sanremo la strategia operativa, delegando le attività da svolgere. Le conseguenti progressioni dell’attività ed i riscontri così ottenuti hanno per messo di documentare come i tre avessero posto in essere ingegnosi raggiri per ottenere un indebito profitto ai danni di una persona indebolita.

L’indagine è partita da una segnalazione che, opportunamente approfondita dai militari, ha permesso di ricavare un quadro gravemente indiziante a carico dei tre, che avevano indotto la vittima a versare periodicamente somme tra i 500 e 2.000 euro.

In particolare, gli autori del reato avevano intentato una causa risarcitoria presso un tribunale francese, attraverso un avvocato associato a uno studio legale situato in Bulgaria (la prima inesistente, il secondo reale ma estraneo alla vicenda in quanto senza alcun rapporto con la persona offesa). Avevano anche detto di aver ottenuto un risarcimento superiore a 500.000 euro, che sarebbe stato versato una volta pagate le spese di istruttoria, previo lo ‘sblocco’ di un altrettanto fantomatico ‘server’.

Il raggiro messo in atto dai tre è stato corroborato da documenti in lingua straniera contraffatti, insistenti pressioni sulla vittima e telefonate da un arrestato che, nel tempo, aveva assunto il ruolo fittizio di ‘avvocato’. Falsi ben orchestrati dalla donna oggi in carcere, la quale (grazie alle non comuni doti di attrice) impersonificava sia il ruolo di una vittima dello stesso rivenditore di merce mai consegnata e accomunata nel diritto al risarcimento, nonché quello di legale, facendo credere di aver fatto ottenere un risarcimento milionario esigibile attraverso le continue richieste di denaro per ‘aprire il server’.

I tre arrestati sono difesi dall'avvocato Luca Ritzu.

Angela Panzera

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