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Cronaca | 14 giugno 2021, 10:57

Femminicidio di Ventimiglia, lo Zonta Club Sanremo: “Indigniamoci, ma non sorprendiamoci”

L'analisi di Lorena Grossi, zontiana da 25 anni e in prima fila contro la violenza di genere al commissariato di Polizia di Sanremo

L'auto sulla quale è stata freddata Sharon Micheletti

L'auto sulla quale è stata freddata Sharon Micheletti

Per i fatti occorsi a Ventimiglia indigniamoci, ma non sorprendiamoci. Siamo vittime della nostra stessa cultura. L’uomo ha messo innanzi a se una grande conoscenza, mezzi tecnologici, anche avveniristici, ma si porta ancora dietro una certa arretratezza riguardo ad alcuni modi di pensare”.

Co queste parole esordisce Lorena Grossi per lo Zonta Club Sanremo, zontiana da 25 anni e in prima fila contro la violenza di genere al commissariato di Polizia di Sanremo.

Siamo pieni di stereotipi e noi donne fatichiamo ad emergere in questo mondo che è ancora maschilista e che vuole la donna ancora oggetto e simbolo di possesso - prosegue Lorena Grossi - se una donna denuncia una rapina viene aiutata e consolata, ma se dice di essere stata stuprata viene subito giudicata, prima dalla morale e poi dalla giustizia, e ditemi che non è così. I ragazzi e ancor prima i bambini non vengono educati solo dalla famiglia o dalla scuola, ma da tutto quello che li circonda, il web, la televisione, i media in genere. In televisione si vedono solo donne giovani e belle, e questo modo di guardare una certa realtà  è uno stereotipo da demolire. Le bambine non devono sognare di divenire una velina, bensì una ragazza talentosa che porta come elmo la sua intelligenza. A tal proposito ho visto una bella pubblicità che incita le ragazze a emulare la diciannove americana Alyssa Carson a sognare di divenire un’astronauta  e non una scheletrica seppur bella modella. Le donne sono giunte solo ora ad occupare posti apicali e sono ancora troppo poche”.

Noi stesse apostrofiamo con epiteti vecchi come il mondo le donne che appaiono “leggere” e lo facciamo con quella disinvoltura, proprio come fanno gli uomini, infine giustifichiamo la  “fame” sessuale di alcuni o addirittura li comprendiamo se considerano una donna una “puttana”. Dobbiamo cambiare tutte, insegnare alle giovani donne ad abbandonare gli stereotipi e a camminare da sole lasciando l’antica mano salda dell’uomo che ci accarezza e nel contempo ci bastona - conclude Lorena Grossi - essere donna è ancora un compito difficile ed essere, esistere, quale essere umano degno di essere considerato tale è troppo importante perché la figura della donna venga ancora messa in secondo piano”.

Redazione

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