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Sanità | 15 maggio 2021, 07:00

Stanchi e stressati... come le nostre ghiandole surrenali

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

Stanchi e stressati... come le nostre ghiandole surrenali

Orami lo sapete: i pensieri vengono somatizzati sotto forma di mediatori chimici, che a loro volta provocano cambiamenti non solo nelle strutte ghiandolari, ma anche nel sistema immunitario e in tutti i tessuti dell’organismo. Non è più possibile scindere le due cose: mente e corpo lavorano in un feedback continuo attraverso una fitta rete di interconnessioni, fino a poco tempo fa, inimmaginabili.

Tutto, all’interno del nostro organismo, muta in funzione di un adattamento con l’ambiente esterno. Avete mai sentito parlare di “adrenal weakness”, “low adrenal reserve” o di “adrenal fatigue”? Sono tutte espressioni inglesi che si riferiscono a una “debolezza o un affaticamento” che interessa delle particolari ghiandole che costituiscono uno degli “snodi” più importanti nella risposta alla paura e alla tensione emotiva. Sto parlando delle surrenali.

Una loro disfunzione, quando si è a riposo, sotto stress o in risposta a stimoli occasionali o continui, viene definita “affaticamento surrenalico”. Ed ecco che allora dietro a una difficoltà ad alzarsi al mattino, a una costante stanchezza diurna, a una cattiva gestione degli impegni della giornata, o dietro a un umore “sotto i tacchi”, potrebbe esserci proprio questa condizione subclinica, quasi mai diagnosticata, se non quando, da disturbo, si trasforma in una vera e propria patologia definita “insufficienza surrenale”.

Parliamo ancora una volta di adattamento allo stress che implica l’intervento di tutta una serie di ormoni che contribuiscono all’instaurarsi di un’interazione tra il cervello e le funzioni organiche.

Tra i vari organi interessati ci sono proprio le ghiandole surrenali, due piccole strutture posizionate sopra i reni, deputate alla sintesi di numerosi ormoni come il cortisolo, l’adrenalina, l’aldosterone, più una piccola quantità di ormoni sessuali (estrogeni e androgeni). I surreni sono le ghiandole che regolano la nostra risposta allo stress acuto e cronico. Quando siamo sottoposti a uno stress acuto, esse liberano catecolamine (adrenalina e noradrenalina) che sono le responsabili della risposta “fight or flight” (“combatti o fuggi”) e forniscono l’energia necessaria e la giusta reazione metabolica per affrontare una situazione di pericolo immediato.

Quando invece ci trasciniamo situazioni stressanti che si reiterano e non giungono mai a una risoluzione, diventando croniche, le surrenali producono cortisolo, un ormone fondamentale nel metabolismo dei carboidrati e delle proteine, con una potente azione antinfiammatoria che alla lunga può comportare anche una inibizione dell’attività immunitaria.

Uno stress cronico, nel tempo può causare sintomi come una stanchezza ingiustificata, soprattutto nella prima parte della giornata, una maggiore sensibilità alle patologie infettive (influenze, raffreddori, tosse che non si risolvono mai del tutto, ma anzi si ripresentano a volte in forma più aggressiva), un desiderio di alimenti con azione stimolante come il caffè o una ricerca incontrollata di cibi salati o dolci. Più volte ho sottolineato che una quantità moderata di stress non ha effetti negativi sulla nostra salute anzi, è considerata uno stimolo positivo, ma quando lo stress diventa cronico, il carico di lavoro per le nostre surrenali diventa eccessivo e, a lungo andare, queste piccole ghiandole iniziano a difettarsi nella loro funzione.

Ogni struttura del nostro organismo lavora in sinergia per rispondere a uno stimolo stressogeno: all’inizio si attiva uno stato di allerta (aumento del battito cardiaco, della circolazione sanguigna, della respirazione, della produzione ormonale) per fronteggiare lo stimolo stesso. Aumenta in modo fisiologico la produzione e la liberazione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e in seguito di cortisolo. Lo stato di allerta è necessario ai fini della reazione stessa, in quanto dobbiamo cercare di risolvere e superare ciò che il nostro cervello considera un ostacolo.

Per questo motivo dalla fase di allerta si passa alla fase della resistenza in cui il nostro organismo funziona ad un ritmo più elevato proprio perché è impegnato nella funzione di “attacco o fuga”. Quando siamo sotto stress tutto il nostro corpo si trova ad affrontare un “iperlavoro” che cessa solo nel momento in cui lo stimolo stressogeno si spegne, ma se questo non avviene, perchè lo stimolo non si esaurisce, l’organismo va in esaurimento e perde la naturale capacità di difesa e di adattamento.

A livello delle ghiandole surrenali, una condizione di stress cronico comporta, prima una ipertrofia funzionale per compensare l’aumentata richiesta di produzione di steroidi, e poi addirittura una possibile atrofia delle ghiandole stesse, le quali, non riuscendo più a soddisfare le aumentate richieste, riducono la loro capacità di sintetizzazione degli ormoni.

Questa alterazione funzionale si manifesta anche attraverso particolari comportamenti: un eccesso di catecolamine e cortisolo stimola la persona a reagire in modo esagerato con un atteggiamento a volte aggressivo e violento; al contrario, una riduzione della sintesi ormonale da parte dei surreni, non permette una adeguata risposta allo stress, né una capacità di adattamento e la persona entra in uno stato di apatia, di “resa” e di sconfitta che molte volte sfocia in una vera e propria depressione.

Il primo segnale, che potrebbe nascondere questa condizione disfunzionale dei surreni, è spesso l’innalzamento del cortisolo riscontrabile con degli esami ematici. Il cortisolo sale e con lui anche la nostra rabbia e incapacità di adattamento, ma il problema è che, a lungo andare, la risposta cambia e il suo valore nel sangue si abbassa, perché i surreni non riescono più a produrne a sufficienza e noi entriamo in una condizione di apatia e di “resa”, senza stimoli e motivazioni. La verità è che il nostro stile di vita sta portando il nostro organismo in un vero e proprio stato disfunzionale cronico.

Parlo di una alterazione che magari all’inizio parte da un singolo organo per poi interessare l’intero apparato e nel tempo l’intero sistema. Ad esempio, un deficit delle ghiandole surrenali può influenzare altre strutture importantissime come la tiroide, con cui lavorano in sinergia. Spesso un ipotiroidismo subclinico si associa proprio ha un affaticamento dei surreni e viceversa.

In poche parole, se la tiroide è pigra, il corpo tende a colmare questo deficit di energia aumentando l'attività surrenalica; lo stesso accade nei confronti della tiroide quando le surrenali lavorano poco. I surreni però non controllano solo la produzione di energia, ma anche la pressione arteriosa e i depositi di grasso, non a caso quando sono in difficoltà si possono manifestare alcune alterazioni metaboliche come l'aumento della glicemia, l’aumento di peso, la tachicardia, la perdita di tessuto muscolare e una debolezza ossea, una ritenzione di fluidi e una alterazione della peristalsi intestinale, tutti tentativi che il nostro organismo mette in atto per compensare la carenza di ormoni surrenalici.

L'affaticamento surrenalico è una condizione poco diagnosticata, ma molto diffusa e, non a caso, in quanto questa disfunzione è direttamente proporzionale al carico stressogeno cronico in cui viviamo. Allora, in pratica, cosa possiamo fare per dare una mano a queste ghiandole, la cui salute molto spesso non viene presa in considerazione, quando viene fatta una anamnesi? Sicuramente cercare di riorganizzare il nostro stile di vita, rinunciando alle nostre abitudini malsane. Cibo spazzatura, sedentarietà, droghe e alcool sono nemici delle nostre surrenali. Esse amano un buon riposo notturno e una dinamica e stimolante vita diurna. Anche una buona integrazione di fitonutrienti può aiutarle nel loro gravoso compito.

Fondamentali le vitamine del gruppo B, la vit. C, la vit. E, la vit. D, ma anche il calcio, il magnesio e lo zinco. Ottime anche le piante adattogene che hanno un'azione normalizzante sull'organismo in quanto aiutano a mantenere la nostra omeostasi, come ad esempio la rhodiola rosea, l'astragalo, la schisandra e la bacopa.

Importanti anche le tecniche di rilassamento e le discipline olistiche che puntano al riequilibrio psico-emozionale. Insomma, quando state reiterando comportamenti stressanti o quando vi ostinate in abitudini malsane, pensate anche alle vostre surrenali e a quanto il vostro squilibrato stile di vita le sta ostacolando nella loro delicata funzione di regolazione della risposta agli agenti stressogeni ambientali.

Redazione

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