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Cronaca | 21 aprile 2021, 18:31

Carichi di 'maria' dalla Piana di Gioia Tauro e dall'Albania: Ciurleo ritenuto il 'corriere' della cosca Pesce per la provincia di Imperia

Nelle carte delle inchieste 'Pecunia Olet' e Handover' emerge il ruolo del 50enne arrestato a Riva Ligure dalla Dda di Reggio Calabria per spaccio droga: "Per i clienti non c'è problema", diceva intercettato". La principale "piazza" era Sanremo

Carichi di 'maria' dalla Piana di Gioia Tauro e dall'Albania: Ciurleo ritenuto il 'corriere' della cosca Pesce per la provincia di Imperia

"Partecipe del sodalizio, preposto al trasporto e alla commercializzazione della sostanza stupefacente nella disponibilità del sodalizio nel Nord Italia, con particolare riferimento alla provincia di Imperia". Questa è l'accusa che la Dda di Reggio Calabria muove a Domenico Ciurleo, il 50enne arrestato ieri a Riva Ligure nell'ambito del blitz, che ha riguardato molte regione italiane, che ha visto l'esecuzione delle operazioni condotte contro la 'ndrangheta reggina denominate "Handover" e "Pecunia Olet". Ciurleo nel 2018 era stato arrestato dalla Squadra Mobile di Imperia per detenzione di droga. 

Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno inferto un duro colpo alle cosche dei Pesce e dei Bellocco, egemoni a Rosarno e sull'intera Piana di Gioia Tauro, nel reggino. In carcere sono finite 44 persone mentre 9 agli arresti domiciliari. Le accuse mosse dal pool di magistrati con in testa il procuratore capo Giovanni Bombardieri e il procuratore aggiunto Gaetano Paci, sono a vario titolo quelle di associazione mafiosa, detenzione, porto illegale e ricettazione di armi, per traffico di sostanze stupefacenti, favoreggiamento personale, estorsioni sia consumate che tentate, reati tutti aggravati dal metodo e dall'agevolazione mafiosa. 

Nell'ambito di queste inchieste, condotte dalla Dda dello Stretto, l'uomo è accusato di spaccio di droga, del tipo marijuana e nello specifico "perché, in tempi diversi, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, acquistava a fini di spaccio dall'Albania partite di sostanza stupefacente, del tipo marijuana, di uno o due chili, al prezzo di 1.500 euro al chilo, nonché per avere acquistato dell'analoga sostanza stupefacente da un soggetto di Gioia Tauro che rivendeva successivamente a persone non potute identificare". Questo reato sarebbe stato commesso a Rosarno nel gennaio del 2018. 

Il suo nome compare poi, nelle accuse mosse ai Antonino Pesce, classe '93, di cui è lo zio, e Antonino Pesce, classe '92, ritenuti responsabili di avergli "ceduto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana, superiore ai 100 chilogrammi". Ciurleo, "su loro mandato" lo avrebbe trasportato a Imperia per spacciarlo nel ponente. Il fatto sarebbe stato accertato il 19 aprile del 2018. 

Nelle carte dell'indagine, gli investigatori annotano come il Ciurleo il 16 gennaio del 2018 si sarebbe recato a casa del nipote Antonino Pesce, classe '93, "per confrontarsi con lui sugli argomenti da affrontare in occasione della visita che, nel pomeriggio, avevano in programma di fare al latitante Antonino Pesce classe '92. Si sarebbe poi compreso che l'oggetto della discussione era la vendita di un ingente carico di marijuana, destinato alla piazza di Sanremo. Nello specifico Antonino Pesce, classe 93, riferiva allo zio che il latitante voleva parlargli di persona: "Più tardi andiamo.. .che vuole parlare lui con te direttamente!. Suggerendogli di riferirgli che gli acquirenti finali non erano disposti a pagare più di 900-1.000 euro, tant'è vero che lui gli aveva anticipato che il mediatore, ritenuto dalla Procura antimafia lo stesso Domenico Ciurleo, l'avrebbe pagata al massimo a 700 euro al chilo: "Va bene dai...digli che non te la pagano a non più di novecento o mille... Digli che a te non te la pagano non più di novecento mille...Lui vuole parlare con te perché...gli ho detto io...vedi che te la può pagare massimo a settecento". 

Il 50enne, però si lamentava "anche di tale prezzo suggerito dal nipote, è riportato nell'ordinanza cautelare ("Ma è già troppo!...è già troppo"), quest'ultimo gli chiariva che il latitante l'acquistava da fornitori pugliesi al prezzo di 550 euro al chilo, comprensivo però del trasporto in Calabria e del rischio connesso ad un'eventuale perdita del carico; il maggior prezzo praticato dal latitante era, pertanto, giustificato dal fatto che, per la trasferta nel Nord Italia, si sarebbe assunto lui il rischio connesso alla perdita del carico affidato al Ciurleo, rischio che Antonino Pesce suggeriva invece allo zio di non assumersi neppure per conseguire un maggior profitto".

Lo zio, però dal canto suo, "ribadiva di non poterla pagare più di settecento euro al chilo, atteso che gli acquirenti finali gli avrebbero corrisposto 1.100-1.200 euro al chilo ("Eh lo so! Più di settecento non gliela paghiamo...a noi ce la pagano mille e cento o mille e due...ine...") anche se Antonino Pesce, classe '93, gli suggeriva allo zio di riferire al latitante un prezzo ancora inferiore ("Digli non più di novecento...massimo, massimo, nove e cinquanta riescono a pagarla").

Dopo i discorsi sulla "contrattazione" del prezzo da pagare per l'acquisto della droga Antonino Pesce, classe '93, ritenuto "parte in causa nell'affare, avrebbe proposto allo zio di andare da solo a consegnare la droga: "Perché in questo modo. ..se è come dici tu...non vale nemmeno la pena che salgo io e ci fottiamo i soldi...sali e scendi tu! L'importante è questo!...lui per questo vuole parlare con te!". Ed ecco che Ciurleo gli avrebbe ribadito "la sua disponibilità a fare da corriere, puntualizzando tuttavia che non sarebbe salito, la prossima volta, con il pullman, essendo troppo elevato il rischio di poter essere arrestato: "Io salgo e scendo!...la prossima volta però...non posso andare sempre con il pullman...e vado a rischiare...capito? e se mi prendono a me poi come facciamo?...come cazzo facciamo?..vabbè i clienti non c'è problema, però se mi prendono a me poi siamo rovinati". 

 

 

 

Angela Panzera

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