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Opinionisti | 07 marzo 2021, 10:30

Sanremo 2021, “la musica è finita”

La riflessione del critico musicale Maurizio Scandurra sul Festival appena conclusosi.

Sanremo 2021, “la musica è finita”

Senza dubbio, per chi scrive, il bis Amadeus-Fiorello è stato il Festival peggiore degli ultimi trent’anni. Bontà loro, han promesso – intelligentemente – di risparmiarci dal tris. Deo Gratias! Un cast fatto di impresentabili, sconosciuti o semibig, pochi nomi noti con canzoni non pervenute, l’impeccabile e intonatissima Orietta Berti come vocal coach di 25 stonati, gruppi che pensano di essere al Carnevale di Rio o di Viareggio piuttosto che su un palco che invece richiede classe, rispetto, deferenza per poterlo calcare.

Alcuni superospiti importanti, le donne vittoriose su tutto (Ferrari, Deangelis, Pausini, Elodie), difficoltà audio a non finire. Ascolti sotto ogni pronostico e aspettativa, poltrone vuote e orchestra come pubblico plaudente. Questi, in sintesi, gli ingredienti del Sanremo al tempo del Covid. Manifestazione che si sarebbe potuta tranquillamente evitare.

Eccezion fatta per il valentissimo Ermal Meta, poeta raffinato e sincero, cantautore e artista vero che deve accontentarsi di un terzo posto rispetto a gente come i Maneskin o la coppia Fedez-Michielin che di musicale, rispetto a un gigante come lui, non hanno davvero nulla, neanche a immaginarlo o a sforzarsi con la fantasia.

La musica italiana, quella vera, è rimasta a casa. Arisa e Noemi, così come Francesco Renga, avrebbero potuto fare e dare di meglio e di più. Al posto di gruppi storici con carriere costellate e puntellate di successi, sul palco invece gli Extraliscio e Lo Stato Sociale: roba da Festa dell’Unità a cui nessuno, per fortuna, crede più. Il comunismo è un’ideologia demodé.

Infine, una domanda: servirà a qualcuno, Sanremo? Ai social certamente, pronti a incrementare visualizzazioni, like e introiti pubblicitari. All’industria musicale, invece, per nulla. Canzoni così sconfortanti non meritano neanche un download, né tantomeno che qualcuno acquisti i concerti degli artisti che le hanno proposte. Anche perché gli spettacoli sono ancora proibiti.

Quindi, stanti i fatti, investire pubblicitariamente e artisticamente su una manifestazione-flop che ha disatteso ogni aspettativa dovrebbe comportare l’immediata richiesta di spiegazioni ai vertici Rai. O, addirittura, la rimozione e il cambio degli stessi.

Perché in qualsivoglia azienda privata, se un manager sbaglia, va fuori dalla porta per direttissima com’è giusto che sia, in un ente pubblico italiano come Mamma Rai invece no? Casomai lo si promuove a un livello più alto ma meno strategico, liberando così il posto interessato a suon di euro e contentini. Roba da pazzi. Che malcostume!

Sanremo 2022 ha bisogno di rinascere. Ripartendo sin d’ora da artisti veri e canzoni degne di tal nome. Altrimenti, oltre che la fine dell’Italia, sarà davvero irrimediabilmente la fine della musica, del belcanto, degli artisti veri. Che non sono certo quelli andati in scena a Sanremo 2021.

Maurizio Scandurra

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