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Attualità | 13 gennaio 2021, 13:55

‘Donne contro la mafia’, percorsi di educazione civica degli Istituti Fermi-Polo-Montale di Ventimiglia e Bordighera e Ruffini di Bordighera

Si tratta del quarto incontro online organizzato da Radio Voce della Speranza di Catania e Rete Antimafia di Brescia

‘Donne contro la mafia’, percorsi di educazione civica degli Istituti Fermi-Polo-Montale di Ventimiglia e Bordighera e Ruffini di Bordighera

Ieri gli Istituti Fermi-Polo-Montale di Ventimiglia e Bordighera e Ruffini di Bordighera, diretti dalla dott.ssa Antonella Costanza, hanno seguito il quarto incontro online organizzato da Radio Voce della Speranza di Catania e Rete Antimafia di Brescia, rappresentata dalla professoressa Beatrice Sparlinger che ha fatto anche da moderatrice dell’incontro introducendo le ospiti e proponendo loro delle riflessioni.

“Questo evento – spiega il Dirigente Scolastico Antonella Costanza - era rivolto a tutte le donne che hanno dedicato o stanno dedicando la loro vita alla lotta contro la mafia e che spesso non sono messe in rilievo o menzionate quando si parla di questa battaglia. Le ospiti di ieri Angela Gentile Manca, Luana Ilardo e Luisa Impastato sono tre donne di età e caratteristiche molto diverse ma accomunate da un grande dolore causato dalla perdita di una persona cara per mano della Mafia, donne legate da un desiderio di giustizia e dalla volontà e dal desiderio di fare memoria attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni.

 La professoressa Sparlinger prima di dare la parola alle ospiti ricorda Felicia Bartolotta Impastato, mamma di Peppino Impastato e nonna di Luisa ospite dell’evento. La signora Felicia è stata una donna rivoluzionaria, un’attivista antimafia caparbia che oltre ad essere una donna umile, onesta, saggia era molto coraggiosa nel difendere il figlio da vivo e la sua memoria dopo il suo assassinio. Fu una donna rivoluzionaria in quanto era sempre stata contraria alla cultura mafiosa che alimentava l’ambiente in cui viveva e coraggiosa perché dopo la morte del figlio si dichiarò parte civile e durante il processo accusò apertamente Tano Badalamenti.

Dopo questa breve introduzione le tre ospiti si presentano e raccontano le loro storie. Angela Gentile Manca, madre dell’urologo Attilio Manca, morto nel 2004 narra come secondo i primi rilievi la morte del figlio venne attribuita ad un’overdose di eroina. Essendo Attilio un ragazzo pieno di vita, molto educato, generoso e studioso, allievo e figlio ideale nessuno credette in questa ipotesi così la famiglia iniziò ad approfondire e si scoprì che il giovane dottore era stato costretto ad operare il boss Provenzano durante la sua latitanza a Marsiglia, essendo Attilio uno dei pochi chirurghi in grado di fare interventi alla prostata in laporoscopia (intervento poco invasivo che Provenzano preferiva). Di ritorno da quel viaggio fu trovato morto nella sua abitazione e la famiglia lotta da 17 anni per far emergere tutta la verità che è stata in parte rivelata anche grazie a delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che hanno ammesso che Manca fu contattato da alcuni membri dei servizi segreti per operare Provenzano a Marsiglia e in seguito venne ucciso perché testimone scomodo.

La parola poi passa a Luana Ilardo, una donna che porta la sua testimonianza tra i giovani spinta dalla voglia di riscattare l’immagine mafiosa del padre che è stato ucciso proprio quando aveva deciso di lasciare il mondo della criminalità e aiutare le istituzioni nella difficile battaglia contro la Mafia. Il padre, infatti, era capomafia in provincia di Caltanissetta, e a fine pena, dopo 11 anni di carcere, da uomo libero, aveva capito d’aver sbagliato e voleva rimediare ai suoi errori e aiutare lo Stato facendo l’infiltrato nell’organizzazione criminale. Purtroppo una talpa nelle istituzioni rivelò la sua posizione e Ilardo venne ucciso. La figlia scopre la verità qualche anno dopo la sua morte e capisce che il padre aveva intrapreso quella strada perché cresciuto in un ambiente mafioso, affascinato da quel mondo. Luana, come figlia di mafioso, invita i giovani a prendere le distanze dal mondo della criminalità per evitare di fare del male a se stessi e ai propri cari ma piuttosto dedicarsi a delle scelte sane come lo sport che invece aiutano a crescere in modo sano, sviluppando nei giovani lo spirito di sacrificio e la determinazione. Il messaggio che vuole lasciare ai ragazzi è che si può cambiare vita anche dopo aver commesso degli errori gravi e che suo padre dopo 11 anni di carcere aveva capito che le cose per cui vale la pena vivere sono i valori importanti come quello della famiglia.

Luisa Impastato, figlia del fratello di Peppino Impastato, ricorda che anche la vicenda di suo zio è stata segnata dal depistaggio in quanto a causa della messinscena allestita dagli uomini di Badalamenti, le prime indagini dichiararono che Peppino era un terrorista suicida. Era stato condannato a morte dalla Mafia in quanto lui aveva sempre combattuto contro quelle idee, nonostante appartenesse ad una famiglia mafiosa, usando la sua radio per condannare e ridicolizzare Badalamenti e il suo clan. Luisa oggi sente l’eredità lasciata da sua nonna che era divenuta custodia della memoria di Peppino, la cui sete di verità ha permesso di riscattare la sua storia e ottenere giustizia dopo 24 anni di lotte, dolori e delusioni. Grazie a Felicia i mandanti dell’omicidio furono condannati e la famiglia di Peppino ricevette la solidarietà da parte della gente. Lei aprì anche la sua casa a tutti coloro che volevano conoscere la storia di Peppino. Ha accolto gente fino a due giorni prima della sua morte avvenuta nel 2004. Per Luisa è importante continuare il percorso di memoria iniziato dalla nonna 42 anni fa.

L’incontro si chiude con delle riflessione proposte dalla prof.ssa Sparlinger, la prima su come mantenere il rapporto di fiducia con lo Stato, su come i nostri giovani possano continuare a credere nelle Istituzioni, nonostante le ‘carenze’ che queste famiglie hanno riscontrato nei loro percorsi di vita. Tutte le ospiti sono concordi nel dire che è fondamentale credere nello Stato in quanto essendo questa istituzione composta da uomini è probabile che ci siano delle persone disoneste e deviate ma ci sono anche tanti eroi che hanno dato la vita per la giustizia e per combattere la criminalità. I giovani devono imparare a distinguere il bene dal male, a non scendere a compromessi perché se si è dalla parte della giustizia non si ha paura di nessuno. La stessa Felicia Impastato decise di mettersi nelle mani dello Stato per arrivare alla verità sulla morte del figlio rifiutando l’aiuto dei suoi parenti mafiosi.

La seconda riflessione riguarda la forza da cui queste donne hanno attinto per superare il senso di sconforto che le ha accompagnate per tanto tempo. Angela Manca ha attinto la forza dal figlio, dal desiderio di restituirgli dignità dopo che ne era stata infangata la memoria e ora, finalmente, conosce la verità nonostante non abbia ancora la giustizia giudiziaria. Luisa è riuscita a superare i momenti di sconforto ricordando la forza della nonna, e dal suo essere diventata madre che la spinge a desiderare per i suoi figli un mondo migliore e quindi lottare per ottenerlo. Per Luana Ilardo, il grande dolore in seguito alla morte del padre l’ha spinta a far diventare la sua vita una missione per aiutare gli altri a non vivere il suo stesso dolore.

La moderatrice dell’incontro conclude l’evento dando appuntamento al prossimo incontro che si terrà il 26 gennaio dal titolo ‘Olocausto’ con due grandissimi ospiti: Gad Lerner e Moni Ovadia”.

C.S.

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