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Politica | 12 gennaio 2021, 14:32

Filiera moda in ginocchio, CNA Federmoda: “Occorono urgenti misure per affrontare l’emergenza e per il rilancio”

Un anno di attività praticamente cancellato, travolti i negozi tradizionali

Filiera moda in ginocchio, CNA Federmoda: “Occorono urgenti misure per affrontare l’emergenza e per il rilancio”

Tra i settori più colpiti dalle ricadute economiche dell’emergenza Covid c’è sicuramente quello della moda. A dirlo sono le ultime stime elaborate dal Centro Studi della CNA Nazionale che prospettano, in Italia, una riduzione per l’anno appena concluso di oltre il 30% del fatturato complessivo del settore tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori, che significa almeno 30 miliardi persi, con picchi aziendali che arrivano anche a superare il 50% in un settore costituito in larga parte da Artigianato e Piccole e medie imprese, con una filiera complessa e articolata su tutte le fasi produttive e distributive.

«Non si tratta solo di un anno di crisi, ma possiamo parlare di anno cancellato – dichiara Luciano Vazzano, Segretario territoriale CNA Imperia - considerando che per la stagione autunno/inverno 2020/2021 la campagna vendite sì è conclusa a fine febbraio quando solitamente va da gennaio a metà aprile. Nello stesso tempo i negozi erano chiusi con la merce della primavera/estate da vendere, condizione poi che si è riproposta con l’autunno e inverno cancellando di fatto la gran parte delle vendite al dettaglio stagionali».

Le imprese produttrici hanno avviato poi la campagna commerciale per la Primavera/Estate 2021 verso operatori della distribuzione in grande difficoltà economica a causa delle mancate vendite durante il 2020 e spesso non in condizione di pagare la merce consegnata dalla produzione, una campagna vendite conclusasi con cali che sono andati dal 30% al 50%. 

E il 2021 come si annuncia? Poco incoraggiante tra scarsi ordini da portare in produzione e con una campagna vendite Autunno-Inverno 2021/2022 a oggi posticipata di un mese e mezzo con le produzioni 2021 già in parte compromesse.

Continua Vazzano, «I continui cambiamenti che stanno interessando il settore negli ultimi tempi, avevano già portato ad un aumento incontrollato della concorrenza. Chi ne ha pagato le maggiori conseguenze sono stati proprio i negozi tradizionali, travolti oggi anche da una vera e propria rivoluzione in atto, cui non molti erano preparati: quella dei consumi online e della loro modalità di acquisto in grado di assecondare le necessità sempre più esigenti dei consumatori del fashion, che durante il Covid hanno sperimentato l’e-commerce. La pandemia ha infatti accelerato il processo di innovazione tecnologica con importanti ripercussioni nel mondo del Retail.».

In più lo spostamento o cancellazione degli eventi fieristici in Italia ed all’estero e delle manifestazioni in generale dedicate alla presentazione delle collezioni fanno prevedere una forte ripercussione sulle produzioni tra giugno e ottobre 2021 con una ulteriore perdita dal 30% al 50%. Il settore ha necessità di interventi urgenti e di sistema al fine di tamponare una emorragia in termini occupazionali e di tenuta delle imprese. CNA Federmoda chiede misure per tutta la filiera moda (tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori). Nel dettaglio:

– risorse a fondo perduto pari al 20% della perdita registrata dalle imprese sul fatturato 2020 rispetto al 2019;
– estensione al 31.12.2021 della CIG straordinaria Covid-19 e FSBA, senza oneri a carico delle imprese e prolungamento contratti a termine senza causale;
- allungamento termini di tutte le linee di finanziamenti Covid-19 a 10 anni;
– abbassamento aliquota IVA sui prodotti made in Italy al 10%.

«Occorrono reali sostegni per l’internazionalizzazione delle imprese produttrici e strumenti agevolativi a fondo perduto per il supporto alla digitalizzazione di prodotti e collezioni soprattutto nel retail», conclude Vazzano. «Le aziende si trovano ad attraversare un periodo storico per cui la mancanza di lavoro prolungata non può che determinare una forte riduzione del personale e mancanza di liquidità per far fronte agli impegni con i fornitori. Il futuro ci vuole flessibili, in grado di rigenerare nuove competenze e nuovi servizi, ma la minaccia più grande è lo sfilacciamento della filiera e la perdita di competitività, unita all’indifferenza del consumatore verso la qualità e la sola attenzione al prezzo. Il settore ha di fonte a sé ulteriori 10 mesi di dolori, le filiere produttive e distributive del settore non possono resistere senza una politica di sostegno per l’anno in corso. La forza del nostro Made in Italy nel settore moda, infatti, è data dal permanere in Italia di un tessuto imprenditoriale fortemente connesso ai territori, che trae energia dalle migliaia di imprese artigiane e piccole imprese che apportano competenze e flessibilità all'intera filiera».

C.S.

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