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Sport | 25 novembre 2020, 20:01

Oggi il calcio piange. È morto Diego Armando Maradona, simbolo di uno sport, di una città intera, di tutti i ribelli

Vicino agli sfavoriti che diventano eroi, quella rivoluzione mancina che ha segnato un’epoca rivelandosi eterno oggi più che mai

Oggi il calcio piange. È morto Diego Armando Maradona, simbolo di uno sport, di una città intera, di tutti i ribelli

Oggi è morto il calcio, è morto Diego. Diego Armando Maradona il più grande di tutti. Il più grande calciatore di tutti i tempi. È stato un arresto cardiorespiratorio a portare via ‘El pibe de oro’ all’età di 60 anni nella sua abitazione di Tigre in Argentina dove si trovava in convalescenza dopo l‘intervento chirurgico subìto alla testa per la rimozione di un edema subdurale. Uno spavento, per tutti i tifosi sempre vicinissimi, prima della tragedia. Prima del lutto sportivo. 

Maradona era simbolo di uno sport, di una città intera, simbolo di tutti i ribelli. Vicino agli sfavoriti che diventano eroi, quella rivoluzione mancina che ha segnato un’epoca rivelandosi eterno oggi più che mai. Una vita vissuta al massimo senza mai premere sul freno, in fondo perché avrebbe dovuto rallentare colui che era per metà uomo e per metà Dio? Sovrano di un popolo di sognatori e trascinatore di folle scatenate in cerca di riscatto. Ci mancherà il ‘pibe de oro’, e in questo giorno terribilmente doloroso dirgli addio è impossibile poiché tutti gli amanti del calcio sanno che vivrà per sempre nelle sue giocate geniali, irripetibili ed inimitabili sempre in sfida alle leggi scritte della fisica. Tutti vorremmo che fosse solo un brutto scherzo, come quella ‘mano de Dios’ con cui raccontò al mondo l’uomo che andava oltre le regole e sempre fra le chiacchiere, e poi segnare il gol ‘degli 11 tocchi’ il più bello di sempre dimostrando il suo essere immenso, unico, Diego. Scivola sull’erba fresca un saluto dal cuore. Arrivederci campione. Arrivederci eroe.

Diego Lombardi

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