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Al Direttore | 15 novembre 2020, 09:35

Il Ponente ligure romano: l'area di Sanremo, Taggia, Ceriana, Pompeiana, Santo Stefano, Riva Ligure. Il ruolo di Giulio Cesare nella Liguria occidentale

Ecco un altro pezzo di storia raccontata da Pierluigi Casalino

Giulio Cesare

Giulio Cesare

Quando l'esigenza di contenere popoli non domati venne meno (49 a. C. ), subentrò un serio programma socio-economico e culturale. Lo sforzo principale fu quello di assimilare i Liguri occidentali, ed è quindi probabile che lo stanziamento di civili romani da queste parti sia diventato un fatto consistente e incoraggiato dal potere centrale proprio a partire dal 49 a. C.: è noto che scambi costruttivi avvengono meglio con elementi stanziali, quali civili immigrati, che non con individui fluttuanti come i militari. In tal modo si agevolò la diffusione di civili ad elevata romanizzazione in parecchie aree della Liguria di Ponente. La presenza di militari non diminuì mai, ma acquisì un significato diverso per una popolazione indigena, che ormai vedeva lavorare pacificamente antiche proprietà agresti da civili Romani ed Italici, con i quali era più praticabile un rapporto di collaborazione. I fondi stessi, oltre tale funzione acculturante, continuarono a svolgere una funzione strategica di controllo dell'area di Costa Beleni, anzi integravano quella delle rocche militari della Torre dell'Arma e di Campomarzio, che rimasero attive, pur essendovi stati probabilmente ridimensionati i contingenti. In tale ottica era significativa la funzione del fondo Porciano, strutturato secondo alcuni su 2 aree divise dal Tabia Fluvius: quella relativa all'odierna S. Stefano era forse meno vasta ed importante di quella compresa tra l'Armea e l'Argentina, e successivamente nota come "domocolta" di Pozana o Porzana. Fu però il fondo Matutianus ad esercitare verso ponente una operazione di osmosi tra territorio ingauno, cui apparteneva, e quello intemelio; i fondi Pompeianus e Coelianus, disposti all'interno, ad est ed ovest del Tabia, completavano la funzione degli altri nuclei agricoli, integrandoli con la pressione acculturante messa in atto sui "Montani".

Nel circondario di Costa Beleni, tra territorio ingauno ed intemelio, si era costituito un ambiente ad elevato tasso di romanizzazione: da un lato era così salvaguardato il controllo su un'area tattica, dall'altro risultava accelerata la civilizzazione di genti notoriamente infide e ribelli, quali gli Intemeli e i Montani. A proposito della maggior parte dei fondi agricoli si è sempre lamentata la scarsezza dei ritrovamenti archeologici, e questo fatto ha maturato delle perplessità sulla loro esistenza, anche perchè nei loro riguardi si è mediamente usata la medievale denominazione di villae. In particolare per Pompeiana la mancanza di tracce d'edilizia romana sembra contraddire l'eventualità ch vi fosse ubicata una villa secondo i caratteri dell'edilizia, ancor poco chiara in verità di simili edifici -aziende: anche se lo studio di una fotografia aerea permette di identificare la peculiarità del sito, spazioso, vicino al mare ed alle sorgenti, parimenti prossimo alle vie di comunicazione e ad un centro di sufficiente importanza come Costa Balena-Beleni, una di quelle peculiarità che da Catone a Columella si ritennero fondamentali per la scelta di un terreno su cui impiantare un'azienda agricola anche di tipo residenziale del ceppo padronale. Pompeiana, come i centri vicini prescindendo dalle attuali lacune di documentazione archeologia, doveva quindi esser stata un "praedium", cioè un "fundus rusticus", il cui centro residenziale era la "villa rustica" , ben diversa dalle "villae urbanae", che, come quelle di Cicerone a Formia e di Plinio il Giovane a Laurento, avevano così splendida conformazione architettonica da poterne vedere tuttora i grandiosi resti. La struttura della "villa rustica" , delineatasi in modo definitivo solo dal I sec. a. C. , rispondeva ad esigenze pratiche, essendo destinata alla residenza della "familia rustica" , cioè l'insieme di quanti svolgevano i lavori agrico-pastorali ed a capo dei quali era il "villicus". Di tali "villae" i ritrovamenti archeologici sono poco evidenti: i contadini abitavano capanne di una sola stanza, che quasi mai si evolsero in struttura più complesse. È possibile che presto gli antichi proprietari o i loro eredi si fossero trasferiti (agli inizi I sec. d. C. ) nei centri della costa ove l'esistenza era più confortevole: Catone, prodigo di consigli per gli agricoltori, invitò i titolari di poderi agricoli di amministrarli attraverso l'opera di un villicus fidato, una sorta di servo amministratore e sovraintendente.

L'argomento è forse irrisolvibile alla luce delle attuali conoscenze; peraltro esistono dei problemi non da poco connessi alla toponomastica dei fondi (specie per il Porcianus, che a seconda delle interpretazioni si può giudicare più o meno esteso di quanto fosse in realtà). A proposito del fundus Pompeianus si può comunque pensare che i suoi assegnatari si fossero trasferiti nei centri di Costa Beleni se non di Albingaunum ed Albintimilium già alla fine del I sec. a. C. : in questa seconda città, in virtù delle epigrafi recuperate dalla necropoli romana, abbiamo testimonianza di nomi di individui della gens Pompeia. La tradizione attribuisce a Pompeo Magno la fondazione della villa, ma si tratta di leggenda senza prove concrete. Pompeo avrebbe infatti dovuto attuare questo progetto agli inizi del 71 a. C. , mentre procedeva dalla Spagna, dove aveva sconfitto Sertorio, contro l'esercito servile di Spartaco, ribelle a Roma e incalzato dall'armata di Crasso. L'intervento di Pompeo, come quello di Crasso, venne ordinato tramite un senatus consultum ultinum: la gravità della situazione richiedeva un' azione rapida, senza dispersione di uomini, tantomeno in una regione non ancora coinvolta dalla sommossa servile come la Liguria.

In linea teorica Pompeiana avrebbe potuto prendere corpo e nome da Pompeo Strabone, padre del precedente: fu questi che avviò le trasformazioni della Gallia Cisalpina, attraverso la concessione dello Jus Latii e d'altri benefici. In Piemonte le città di Alba Pompeia e Laus Pompeia presero il nome proprio da questo benefattore; si trattava, però , di località di importanza strategica, commerciale e demografica. Pompeiana antica presentava invece il suffisso -ana o -anus , sempre in funzione attributiva del termine villa o locus : per quanto si ricava dai più antichi documenti disponibili. Tali suffissi sono esclusivi di toponimi prediali, servivano cioè a nominare, dalla gente o famiglia proprietaria, poderi agricoli, anche vasti ma sempre indegni di essere nominati da qualche illustre personaggio pubblico. In ultima analisi sarebbe più accettabile se Costa Beleni , centro di un certo rilievo, fosse stato nominato Costa Pompeia per celebrare tale glorioso generale di Roma. Non si trascuri, altresì, il fatto che, se si ammettesse per Pompeiana un tale famoso. fondatore, non si giustificherebbero i toponimi abbastanza anonimi delle altre ville, a meno che per l'eventuale Villa di Ceriana, con molta fantasia, non si supponga un intervento di M. Celio Rufo, corrispondente di Cicerone; tenendo poi conto che i toponimi si originarono simultaneamente, si dovrebbe ipotizzare che parecchie celebrità di Roma, quasi nello stesso tempo, si fossero adoperate per popolare il territorio del Tabia con ville di proprietà, gestite da loro seguaci: evento che pare difficile da accettare visto pure il ruolo ancora marginale che la Liguria aveva nel giudizio dei Romani.

La villa Pompeiana (o fundus Pompeianus) non ebbe alcun illustre fondatore; l'identificazione di questo con Pompeo Magno o Strabone avvenne in quanto di frequente gli studiosi del passato per spiegare un toponimo ricorrevano ad un eponimo (cioè ad un fondatore che avrebbe dato il suo nome al luogo) quasi sempre illustre, ricavato sulla scia delle favole e della mitologia, come nel caso di Romolo per Roma o, più modestamente, dell'eroe antiromano Intemelio per Ventimiglia. Pare più credibile, invece, che il fondo Pompeiano, con i limitrofi, sia stato costituito nel corso od alla fine della contesa tra Cesare e Pompeo; il primo in particolare godette di appoggi in Liguria e nella Cisalpina, dove reclutò armati e largheggiò nella concessione della cittadinanza romana. Tuttavia in queste zone non gli mancarono focolai di opposizione pompeiana, e questo si verificò proprio nella delicata area intemelia, prossima a Costa Beleni ed all'insicura Gallia Transalpina. Anche per questo Cesare, mentre da un lato con la Lex Julia municipalis sanciva le strutture amministrative dei centri maggiori, dall'altro proponeva distribuzioni di terre ai suoi veterani, specie con prole numerosa. In cambio della concessione della cittadinanza romana gli sarebbe stato semplice confiscare territori agli Ingauni per poi distribuirli ai suoi legionari, che, divenuti agricoltori, avrebbero popolato le zone rurali presso Costa Beleni ed avrebbero svolto a suo vantaggio la citata funzione strategica, economica ed acculturante: ed in tal caso la realizzazione dei fondi rustici sarebbe da datare entro un periodo compreso tra il 46 e il 44 avanti Cristo.

Una certa complessità di queste riflessioni, la celerità degli avvenimenti che coinvolsero Cesare, il poco tempo che avrebbe comunque avuto per occuparsi della realtà socio-economica del Ponente di Liguria, rendono l'ipotesi, per quanto suggestiva e credibile, non sufficientemente fondata.

Pierluigi Casalino

Redazione

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