/ Ventimiglia Vallecrosia...

Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 02 ottobre 2020, 04:20

Pigna: a Buggio in località Brighetta con Archeonervia nuove testimonianze della fase più antica della colonizzazione umana dell'alta Val Nervia

La località si può raggiungere dopo due ore di cammino attraverso il percorso della mulattiera che da Buggio si inerpica nel primo tratto plasmato da attività umane con vigneti e oliveti

Pigna: a Buggio in località Brighetta con Archeonervia nuove testimonianze della fase più antica della colonizzazione umana dell'alta Val Nervia

La località Brighetta si trova sulle alture di Buggio frazione di Pigna ad una fascia altimetrica di 800-900 metri. Include un'area nei pressi di una chiesetta dove rimangono i ruderi sepolti dalla vegetazione di una manciata di casun frequentati fino agli anni cinquanta del dopoguerra dai pastori di Briga soliti trascorrere la transumanza invernale nella Val Nervia e dato vita alla toponomastica del luogo.

La località si può raggiungere dopo due ore di cammino attraverso il percorso della mulattiera che da Buggio si inerpica nel primo tratto plasmato da attività umane con vigneti e oliveti per poi man mano che si sale di quota immergersi in un paesaggio dominato da castagneti coronato dalla vetta del monte Toraggio e dalla rocca di Prearba.

Ed è nei pressi di un ‘casun’ colonizzato dagli alberi che nel corso di una prospezione abbiamo scoperto in piena evidenza un altare sacrificale con tanto di vaschetta, canaletto di scolo per il sangue e una coppella utile per autenticarne la sacralità per non essere scambiato come un blocco di roccia comune. Una ulteriore scoperta di un altare sacrificale che va ad aggiungersi agli oltre cinquanta già inventariati sul territorio dell'estremo Ponente Ligure molti dei quali, in un paese normale, per la loro specificità, dovrebbero trovare spazio in un museo di Preistoria . Un fenomeno unico nel panorama italiano che lascia intravvedere la presenza sul territorio nel periodo Neolitico un modello di società molto più complessa di quanto è possibile immaginare, risultato di una autonomia culturale religiosa.

Dopo di che continuando a scandagliare il bosco coperto da castagni secolari, abbiamo trovato un masso di arenaria aggredito da una forte erosione, caratterizzato da una successione di incisioni verticali realizzate attraverso il raschiamento ripetuto con una punta litica che potrebbero essere interpretate, con tutte le cautele d'obbligo, come dei petroglifi antropomorfi. Ritrovamento unito alla scoperta dell'altare sacrificale che ci racconta che l'uomo, durante la transumanza estiva e le cacce stagionali d'altura, frequentava questo luogo con eccellente esposizione al sole riparato.

Ripreso il cammino lungo la mulattiera che conduce a Passo Langan abbiamo poi avuto la sorpresa di trovare, in parte interrato nel terrapieno del tracciato, un menhir a forma piramidale che in origine doveva superare oltre un metro e mezzo di altezza. Interrare i menhir nei terrapieni delle fasce e delle mulattiere era la soluzione più consona adottata dai contadini per evitare le enormi difficoltà di rimozione. Prassi molto diffusa riscontrata in ambiti diversi ampiamente documentata in altre pubblicazioni.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium