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Economia | 01 ottobre 2018, 07:00

Canapa e CBD: quali sono le differenze?

Le potenzialità della canapa sativa (questa è la sua denominazione scientifica) sono innumerevoli, tanto da essere utilizzata in diversi ambiti.

Canapa e CBD: quali sono le differenze?

Quando parliamo di canapa il primo pensiero che ci viene in mente è quello di una pianta le cui infiorescenze sono capaci di influire sul nostro cervello creando una distorsione della realtà. In verità però questa comune credenza non è del tutto corretta, in quanto le potenzialità della canapa sativa (questa è la sua denominazione scientifica) sono innumerevoli, tanto da essere utilizzata in diversi ambiti.

Canapa: caratteristiche e usi

Già nell’antichità, la canapa veniva usata per la produzione di prodotti che si rivelavano molto utili nella quotidianità: ad esempio un suo largo uso viene effettuato nella produzione di corde. Questa pianta infatti è in grado di offrire un’ottima resistenza, tanto che si rivela una materia prima eccezionale da destinare a questo tipo di prodotto finito. Altri ambiti di utilizzo sono quelli all’interno delle industrie della carta o di quelle tessili, proprio grazie alle sue caratteristiche fisiche.

Ultimamente la diffusione della canapa si è espansa moltissimo, tanto che sul territorio italiano hanno fatto il loro ingresso numerosi store dedicati alla canapa, questo grazie alla sua legalizzazione se rispondente ad alcuni requisiti.

Dalla cosmetica per coloro che sono alla ricerca di prodotti naturali per la cura di sé, come ad esempio olii per capelli, ai generi alimentari, ormai la canapa sta investendo ogni campo industriale e di utilizzo, motivo per il quale sono in crescita anche i suoi utilizzatori. Al giorno d’oggi non è infatti difficile trovare pane, biscotti, o semi da poter aggiungere alla propria insalata: il loro alto contenuto di magnesio, fibre e proteine li rendono ideali per una corretta alimentazione.

La canapa ha effetti negativi sulla salute?

Per chi è preoccupato per i suoi effetti negativi sulla salute, occorre fare alcune precisazioni, e spiegare sostanzialmente quali sono le sostanze che effettivamente possono avere un impatto meno benefico sull’organismo. La componente presente nella canapa in grado di generare effetti eccitanti è il THC (tetraidrocannabinolo), ma ne occorre una certa quantità per avere un impatto sui propri sensi.

In linea generale, la canapa sativa ne contiene quantità molto ridotte, non in grado di creare distorsioni della realtà o iperattività. Il THC lo si può trovare invece in quantità decisamente maggiori in altre due specie della canapa: la Indica e la Ibrida, entrambe con caratteristiche diverse e utilizzate per lo più per scopi ricreativi.

Per questo motivo, un produttore di canapa CBD in Italia è soggetto ad una stretta regolamentazione da parte della normativa italiana, che negli ultimi anni ha reso legale il cannabidiolo, se presente in determinate quantità. Ma che cos’è il cannabidiolo?

Il cannabidiolo: cos’è e a cosa serve

Come accennato in precedenza, all’interno della pianta della canapa sono presenti diverse sostanze, come l’omega 3, la vitamina E (importante per la cura della pelle), sali minerali, antiossidanti. Oltre al THC, nella canapa Sativa è presente anche il CBD (cannabidiolo). Grazie alla sua parziale regolarizzazione, se ne sente sempre più parlare, ma che cos’è? E come può essere utilizzato?

Il CBD è un composto chimico presente principalmente nella pianta coltivata presente in quantità maggiore rispetto al THC ma con una differenza importante e sostanziale: esso non ha effetti psicoattivi, ma al contrario genera alcune reazioni dell’organismo provocando un effetto rilassante e antidolorifico. Questo è il motivo per il quale ultimamente si sono diffusi prodotti, come ad esempio olii o gocce, da assumere in presenza di determinati disturbi fisici e neurologici per avere un effetto benefico sui sintomi.

Il CBD é legale in Italia?

La normativa legata al consumo di CBD in Italia è un po’ complessa, in quanto in pochi anni si è passato dalla Legge 242/2006, che aveva dato il permesso di produrre e commercializzare la cannabis light, ad una sentenza della Corte di Cassazione datata maggio 2019 che richiedeva una revisione della normativa in vigore. Attualmente il consumo di prodotti che contengono CBD è legale, a patto che il contenuto di THC sia inferiore allo 0,2%, con un limite di tolleranza che sale allo 0,6%.







Richy Garino

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