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Politica | 25 settembre 2020, 09:17

Il rebus della legge elettorale tiene i partiti con il fiato sospeso, Barbagallo: "Meccanismo sovrarappresenta Genova a discapito delle province"

In attesa di capire quale sarà la composizione ufficiale del consiglio abbiamo chiesto all'ex assessore imperiese della giunta Burlando di illustrare le sue critiche a una legge elettorale oggettivamente complessa

Il rebus della legge elettorale tiene i partiti con il fiato sospeso, Barbagallo: "Meccanismo sovrarappresenta Genova a discapito delle province"

La legge elettorale che disciplina l'attribuzione dei seggi in consiglio regionale prevede un complicato meccanismo di ricalcolo, tale per cui a diversi giorni dall'esito elettorale ancora non sappiamo esattamente la composizione dell'assemblea legislativa ligure.

I conti, in mano alla Corte d'Appello, stanno tenendo alta la tensione nel centrodestra, nell'ambito del quale ci sono profondi mutamenti di rapporti di forza: l'esplosivo successo della Lista Toti nelle urne, accompagnato dalla crescita di Fratelli d'Italia, fa da contraltare al capitombolo nei consensi della Lega, uscita da queste elezioni piuttosto ammaccata. I meccanismi di riconteggio dei "resti" determinano la possibilità che il partito di Salvini veda sfumare un seggio nella provincia di Savona, a vantaggio della compagine guidata da Giorgia Meloni. 

In attesa di capire nei fatti quale sarà l'esito ultimo di questo astruso processo istituzionale, abbiamo chiesto all'ex assessore regionale della giunta Burlando, l'imperiese Giovanni Barbagallo, detrattore dell'attuale legge elettorale dalla sua nascita, quali siano le sue maggiori criticità e presunte distorsioni.

"Io non ho votato l'ultima legge elettorale, e penso di essere stato l'unico in consiglio regionale, perché non mi soddisfaceva da ogni punto di vista - spiega Barbagallo, raggiunto telefonicamente dalla Voce di Genova -. Io sono convinto che le leggi elettorali debbano rappresentare i territori, piuttosto che il numero degli elettori: con la legge che abbiamo non si garantisce a sufficienza la rappresentanza politica alle province periferiche"

Barbagallo non commenta nello specifico la situazione relativa alle elezioni del 20 e 21 settembre scorsi, ma pone un problema di carattere generale: "Va fatto un ragionamento: vale di più un condominio di via XX Settembre o piazza Dante oppure, ad esempio, il territorio di Mendatica che ha gli stessi abitanti? Per me deve valere di più un territorio. Pensiamo agli Stati Uniti, in questo senso, dove la rappresentanza politica non è strettamente legata al numero dei voti, quanto piuttosto a una logica territoriale, grazie al voto dei grandi elettori: infatti oltreoceano si può diventare presidente con meno voti dello sfidante, e tutti gli stati dell'Unione hanno almeno un senatore. Negli Stati Uniti questo problema è stato preso in considerazione e risolto da molto tempo".

Per Barbagallo quella in vigore è una legge pensata per privilegiare la provincia di Genova in termini di maggiore rappresentanza: "La legge elettorale regionale che abbiamo qui, secondo me, non offre queste garanzie per la rappresentanza territoriale, e privilegia le province più popolose rispetto alle altre. Io avevo proposto invece di creare un sistema con cinque collegi da sei eletti, tutti uguali, eliminando i problemi di resti e di riconteggio dei voti. Nelle elezioni nazionali, ad esempio, i collegi elettivi non ricalcano i confini provinciali. Il discorso è molto  tecnico, ma l'ultima legge approvata proprio non mi convince".

Il concetto è quello di privilegiare maggiormente la rappresentanza delle comunità territoriali come insieme territoriale e sociale, rispetto a quella relativa al numero di abitanti. L'ex assessore di centrosinistra fa poi un esempio per chiarire il suo punto di vista: "Forza Italia a Imperia ha preso fra il 7% e l'8%, mentre a Genova circa il 5%, ma tuttavia prende solo il seggio di Genova perché la percentuale inferiore comunque significa un numero assoluto di voti maggiore. A Savona il partito di Berlusconi ha preso poco meno del 7%e  resta fuori, come a La Spezia. E' quindi chiaro ed evidente che se io ho un collegio ampio, ho una rappresentanza maggiore anche con un bassa percentuale di votanti. Se avessimo invece avuto i cinque collegi da sei che ho ipotizzato, con tutta probabilità sarebbe scattato un seggio a Imperia e non a Genova. Si tratta insomma di una legge elettorale che favorisce la rappresentanza della provincia di Genova a discapito delle altre, meno popolose". 

Per Barbagallo sarebbe stato opportuno inserire un meccanismo correttivo in grado di temperare la scarsa rappresentanza attribuita ai territori periferici: "Questo riequilibrio sui territori andrebbe fatto, inserendo la dimensione della rappresentanza territoriale a fianco di quella numerica. Se io ho pochi abitanti e un territorio vastissimo avrò enormi problemi di strade, fognature, cimiteri e quant'altro, mentre se ho lo stesso numero di abitanti su una porzione di territorio molto ridotta come una via, avrò criticità infinitamente minori. La rappresentanza dovrebbe tenere in conto la territorialità almeno con un qualche correttivo, come è in altri paesi. Se per esempio questo criterio di tutela della rappresentanza non fosse stato preso in considerazione, negli Usa l'unione non l'avrebbero mai fatta, perché gli stati con meno densità abitativa ci avrebbero rimesso".

Carlo Ramoino

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