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Economia | 25 settembre 2020, 07:30

TIM, Luigi Gubitosi (AD) e l’accesso alla Rete per tutti

L’attenzione alla digitalizzazione del Paese, sostiene l’AD di TIM, passa da un accesso alla Rete che non lasci zone del territorio “disconnesse”

TIM, Luigi Gubitosi (AD) e l’accesso alla Rete per tutti

TIM, Luigi Gubitosi e l’attenzione alla digitalizzazione del Paese, che passa da un accesso alla Rete

Avere una buona connessione a Internet è ormai da tempo considerato un diritto di tutti: è così che banda larga, 5G, rete unica sono diventati termini ricorrenti in questi anni nelle agende di governo, anche dei governi italiani. I mesi appena passati, il lockdown e le misure di contenimento del contagio, in particolare, sono stati la dimostrazione pratica che il traffico dati continua ad aumentare ogni anno rispetto a quello precedente e potrebbe farlo ancora di più in un futuro prossimo caratterizzato dal ricorso massivo a telelavoro, didattica a distanza, servizi digitali per il cittadino. Per parafrasare le parole dell’amministratore delegato di TIM, Luigi Gubitosi, insomma, la Rete Internet per come la conosciamo si avvia, seppur gradualmente, verso il suo limite naturale. Da qui la necessità per i governi di investire nell’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche del Paese e, più in generale, nella creazione di una cultura digitale diffusa. Come puntare su 5G, banda larga e rete unica aiutano però a raggiungere questi obiettivi?

TIM, la spinta di Luigi Gubitosi e l’Italia alla prova di 5G e rete unica: cosa c’è da sapere

Come precisato dallo stesso Luigi Gubitosi, la corsa al 5G è soprattutto il tentativo di allineare il nostro Paese alla norma europea: i dati sono più rassicuranti di quanto di possa immaginare, con l’Italia che è in realtà tra i primi quattro Paesi europei per adozione del 5G; tanto c’è ancora da fare, però, per vincere le ritrosie nei confronti di questa tecnologia e per zittire soprattutto fake news e falsi miti sul 5G, tanto più dannosi se si considera che l’Italia è anche il Paese con regole più stringenti sulla sicurezza delle connessioni e, più nel dettaglio, con limiti più bassi per quanto riguarda le emissioni elettromagnetiche. Superate le difficoltà, garantire a tutti delle connessioni veloci sarà vitale, come già si accennava, per un Paese che, dalla scuola alla pubblica amministrazione, si avvia a essere un Paese sempre più digitalizzato.

Il sì di TIM e Luigi Gubitosi e l’idea di una sola rete per il Paese

Le ragioni del  a banda larga e rete unica che nasce dalla TIM guidata oggi da Luigi Gubitosi, che è un sì che viene tra l’altro anche da governo e istituzioni, non sono poi tanto diverse. Si tratta, infatti, sempre di ammodernare il Paese e partire nel farlo dall’investire ancora sulla digitalizzazione. Certo, in questo caso, entra in gioco anche – e, forse, soprattutto – la necessità di intervenire sulle infrastrutture del Paese: la rete Internet è, infatti, prima di ogni cosa una rete fisica (di cavi, eccetera) che attraversa il Paese e non si può più pensare che il fabbisogno da soddisfare sia uguale a quello di qualche anno fa. Lo stesso progetto di una rete unica italiana è, in realtà, un progetto datato e che risale almeno a fine anni Novanta: già allora si intuì, infatti, che affidare a una sola società la realizzazione dell’infrastruttura di rete potesse essere meno dispendioso sia quanto a investimenti iniziali e sia quanto a costi di manutenzione. Il plauso del governo Conte al progetto della TIM di Luigi Gubitosi si muove oggi dalle stesse premesse, ma non può che avere a che vedere anche con la consapevolezza che avere aree del Paese non raggiunte da fibra ottica e Internet veloce significa lasciare colpevolmente indietro quelle stesse aree.

Richy Garino

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