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Politica | 03 agosto 2020, 18:07

Ponte San Giorgio, Toninelli: "Oggi si ritorna alla normalità. Decreto Genova scritto in punta di diritto" (Video)

"Ricordo Toti, Giorgetti e Renzi che parlavano di decreto Genova scritto con i piedi, oggi con i piedi calpesti il ponte di Genova costruito grazie al decreto”. Al ministro De Micheli: "Si sbrighi a cacciare i Benetton"

Ponte San Giorgio, Toninelli: "Oggi si ritorna alla normalità. Decreto Genova scritto in punta di diritto" (Video)

“Se lo Stato si comporta bene e fa lo Stato a testa alta si ristabilisce quella normalità che da troppo tempo non c’era. Questo ponte l’abbiamo ricostruito bene e velocemente perché lo Stato ha fatto bene il proprio dovere. Sembra straordinario perché eravamo abituati a qualcosa di non ben gestito. Invece è normale. Facciamo tornare con questo modello di Genova la normalità nella gestione delle infrastrutture”. Lo ha dichiarato l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli giunto a Genova per la cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte San Giorgio che si terrà tra poco. Il senatore del Movimento 5 stelle ha detto a chiare lettere che “il modello Genova è un esempio da seguire per cantieri ed infrastrutture simili a queste, questo modello non lo può replicare per fare manutenzione sulle strade statali di Anas ad esempio. Lì bisogna che ci sia un’attenzione, un indirizzo politico serio e coerente da parte dello Stato e questo c’è quando nessuno ci vuole lucrare”.  

Il 14 agosto del 2018, data del crollo del ponte Morandi a seguito del quale sono morte 43 persone, Toninelli era alla guida del Mit e oggi ha ribadito come "questo ponte qua lo hanno costruito società private e pubbliche , la progettazione esecutiva è di Italfer e fa parte del gruppo di Ferrovie dello Stato ed è una società pubblica straordinaria, e l’hanno pagato chi lo doveva gestire: i Benetton e Aspi. Penso che sia una bella rappresentazione di un ritorno alla normalità, ha proseguito l'ex minsitro, dove l’interesse pubblico che era sotto i piedi rispetto all’interesse privato- che invece era diventato un abuso della cosa pubblica perché questo è suolo pubblico- si ristabilisce quel giusto equilibrio tra l’interesse pubblico e quello privato".

"Io ero qua poche ore dopo la tragedia, ha ricordato Toninelli, ho visto ancora le macchine all’interno, sotto le macerie c’erano ancora delle persone e l’ho preso a cuore. Se non l’avessi preso a cuore come ho fatto probabilmente non saremmo arrivati a scrivere un decreto così forte e così coraggioso. La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi dei legali di Aspi e di Benetton che avevano dichiarato che 8 dei 139 articoli della Costituzione erano stati violati dal decreto Genova. La Corte ha risposto che erano tutti giusti”.

Critiche?: “quando ti metti contro un sistema che è pieno di soldi, sottolinea l'ex ministro, che si compra tutto e tutti è ovvio che le subisci, però quando capisci che sei nel giusto, io mica devo fare il professionista della politica, devo sfruttare al massimo la posizione che ricopro per l'interesse pubblico, penso che l'abbiamo fatto. Il ponte affidato ad Aspi? Adesso, però Aspi è fuori, la lettera dove Aspi firma 'me ne vado' c'è, c'è scritto, ovviamente quello che chiedo alla De Micheli è faccia alla svelta, faccia presto. Io non voglio arrivare qua ancora un mese o due ad averli in mezzo alle scatole, ma perché semplicemente hanno fallito, ma non lo dice Toninelli. Se tutti quelli che ci ascoltano leggessero la sentenza della Corte, c'è scritto che lo Stato ha fatto bene a non farglielo ricostruire perché era venuta meno la fiducia, e io a uno di cui non ho fiducia non gliele do mica le autostrade italiane.   Il fattore risultato è portato a casa: via i Benetton, public company che gestisce 3mila dei 6mila chilometri che erano autostrade gestite da Aspi. È un risultato straordinario perché dividendi altissimi si trasformano in vantaggi per i cittadini, più manutenzione e meno pedaggi. Io vorrei che fosse già fatto adesso, velocemente".

"Bisogna lavorare tanto?", è stato chiesto all'ex ministro che ha risposto "Sì, bisogna fare riunioni, lavori notturni. Si fanno e si porta a casa il risultato, perché qua ogni volta che passeremo avremo un nodo alla gola perché non c'è niente da festeggiare, perché questo ponte non doveva mica essere ricostruito, doveva essere manutenuto così non sarebbe crollato e lo Stato non avrebbe dovuto ricostruirlo".

All'attuale ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, il senatore pentastellato dice "faccia alla svelta, faccia uscire il più velocemente possibile i Benetton. Il risultato è stato portato a casa, per nulla scontato, perché la corte costituzionale ha detto che il decreto Genova era un signor decreto in punta di diritto costituzionale. Se avessero accolto i ricorsi probabilmente i Benetton sarebbero andati avanti. Siccome abbiamo vinto, siccome era giusto non farli partecipare alla ricostruzione, i loro avvocati hanno detto 'bandiera bianca, è arrivato il momento di andarcene'. Quella lettera di Benetton va concretizzata con atti concreti che lei deve fare velocemente.

Alla domanda di alcuni cronisti, sulla fatto che la revoca sia stata una presa in giro per alcuni dei familiari delle vittime, Toninelli replica: "No, io ho parlato con Egle Bossetti, e lei che ha capito il punto di vista tecnico, se noi avessimo revocato come voleva il M5S, Salvini non ce lo fece fare nel primo anno di governo, cosa accadeva? Via i Benetton e soggetto pubblico che la gestiva. Con il risultato ottenuto l'effetto è via i Benetton e un soggetto pubblico che la gestisce. È la stessa cosa, è lo Stato che ritorna a fare lo Stato contro chi ha abusato dell'utilizzo della cosa pubblica, un ritorno alla normalità, né più né meno. Chi mi conosce sa che non ho mai ragionato sulla figura che ricoprivo, ma sull'incarico e sulle cose che potevo fare. Io penso che in un annetto un po' di cose le abbiamo portate avanti. Questo ponte non ci deve far gioire, però se non avessimo scritto in quelle settimane durissime, dove ricevevo costanti contestazioni... Io mi ricordo Toti, Giorgetti e Renzi che parlavano di decreto Genova scritto con i piedi, oggi con i piedi calpesti il ponte di Genova costruito grazie al decreto”.

Redazione

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