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Economia | 27 giugno 2020, 07:00

Pandemia, sicurezza informatica e dati personali: a che punto siamo?

La pandemia che ha colpito – e continua a colpire - tutto il mondo ha portato a numerosi cambiamenti nella nostra vita quotidiana, dal lavoro alla scuola, ma anche l’uscire con gli amici e le nostre uscite di ogni giorno

Pandemia, sicurezza informatica e dati personali: a che punto siamo?

La pandemia che ha colpito – e continua a colpire - tutto il mondo ha portato a numerosi cambiamenti nella nostra vita quotidiana, dal lavoro alla scuola, ma anche l’uscire con gli amici e le nostre uscite di ogni giorno. È ancora lontana la ripresa totale e sono invece ancora molti i punti di discussione causati dal COVID, uno di questi riguarda anche l’uso della tecnologia in questo periodo.

È sicuramente vero che la tecnologia è ciò che ci ha aiutato in questo difficile periodo, basti pensare allo smart working, alla didattica a distanza, ma anche al semplice comunicare con gli amici e i propri cari attraverso videochat e messaggi. A livello più ampio, la tecnologia inoltre ha permesso di continuare ai governi di lavorare anche a distanza ma soprattutto di tracciare possibili nuovi contagi attraverso delle semplici app installate sul nostro smartphone. È il caso di Immuni per l’Italia - la quale è stata al centro di numerose polemiche – ma anche di molte altre app, a partire da quelle usare in Cina e Singapore.

I due paesi asiatici, tra cui il primo colpito da COVID, hanno adottato misure particolarmente intrusive relative al controllo e alla sorveglianza generale dei cittadini, mettendo l'identificazione al primo posto invece che il controllo anonimo, al fine di isolare il maggior numero di casi ed evitare infezioni. In Europa, questo non è avvenuto e si sono adottati sistemi molto più sicuri e anonimi. Basta questo per proteggere la nostra privacy e i nostri dati online?

Un recente studio di una delle società di sicurezza più attenta ai diritti della privacy, ExpressVPN, ha rivelato la preoccupazione dei cittadini americani per l'uso improprio da parte del governo dei loro dati attraverso le app di tracciamento. Ma non solo governo: i cittadini sono preoccupati anche dell’uso che le grandi compagnie tech fanno dei propri dati.

Effettivamente, sono le grandi compagnie come Facebook, Google, Amazon e Apple a trarre beneficio da un uso sempre più sfrenato della tecnologia. Ogni volta che accediamo ad un sito, ogni volta che creiamo un account o condividiamo qualcosa online infatti i nostri dati entrano nel mare di internet e vengono raccolti per diversi scopi: profilazione marketing, pubblicità invasive o nei peggiori dei casi, tentativi di phishing e hackeraggio.

Non dev’essere infatti una semplice app come Immuni, che si basa sul Bluetooth e non sulla rete per il suo funzionamento, a spaventarci, ma l’intrusione in ogni aspetto della nostra vita della tecnologia, dallo smartphone al pc, dai braccialetti fitness che rilevano i nostri dati, agli assistenti vocali. Se non proteggiamo i nostri dati, se non abbiamo delle precauzioni su tutti questi dispositivi smart che ormai fanno parte della nostra vita, la nostra privacy viene esposta e può rappresentare una minaccia per la nostra sicurezza. Cosa possiamo fare? Innanzitutto informarsi e capire i meccanismi che stanno dietro ad un semplice post online: evitiamo quindi di condividere foto troppo personali, di visitare siti non sicuri e di cliccare su link con provenienza incerta. Cerchiamo inoltre di proteggere i nostri dispositivi con antivirus, firewall ma anche sistemi più sofisticati come le reti private virtuali e disponibili per diverse piattaforme, comprese VPN su Smart TV. Eseguiamo periodicamente back up e verifica delle impostazioni della privacy delle varie piattaforme che utilizziamo. Attraverso queste semplici accortezze possiamo aggiungere un livello di protezione alla nostra privacy e combattere la proliferazione dei nostri dati online.

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