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Cronaca | 26 giugno 2020, 12:27

Imperia: il comitato 'Non una di meno' chiede giustizia per Martina Rossi, sit in davanti al tribunale (foto e video)

"I genitori chiedono verità e giustizia, noi chiediamo soprattutto giustizia, perché la verità si sa quella che è, questi due ragazzi sono assolutamente colpevoli", spiega Ines, in rappresentanza del comitato

Imperia: il comitato 'Non una di meno' chiede giustizia per Martina Rossi, sit in davanti al tribunale (foto e video)

Anche a Imperia, come a Genova e Firenze, il comitato 'Non una di meno' ha manifestato questa mattina davanti al palazzo di giustizia, in solidarietà di Martina Rossi, la ragazza originaria di Genova, molto conosciuta anche a Imperia, morta a Palma di Maiorca il 3 agosto 2011, quando precipitò dal terrazzo della stanza del suo albergo.

A processo erano finiti due ragazzi di Arezzo che si trovavano in vacanza con Martina: Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, con l'accusa di aver tentato di violentare Martina, che sarebbe caduta dal balcone per sfuggire allo stupro. I due erano stati condannati in primo grado, ma assolti in appello. Una sentenza, quella dello scorso 9 giugno, pronunciata dalla corte d'appello di Firenze, che ha fatto molto discutere. (QUI)



Abbiamo deciso di fare dei flash mob, dei sit in, dei momenti di raccolta perché bisogna tornare in piazza per tutti i diritti delle donne, - ci spiega Ines in rappresentanza del comitato - che stanno cercando di portarci via, e nel caso specifico alcune città hanno deciso di riportare l'attenzione sulla violenza di genere. Noi, Genova e Firenze abbiamo deciso di farlo per Martina Rossi, perché l'assoluzione di Vanneschi e Albertoni è stata un pugno nello stomaco ed è un'ingiustizia enorme.

I genitori chiedono verità e giustizia, noi chiediamo soprattutto giustizia, perché la verità si sa quella che è, questi due ragazzi sono assolutamente colpevoli, il giorno dopo la sentenza di assoluzione, ricordo però che la sentenza di primo grado li condannava, adesso i genitori soprattutto aspettano le motivazioni per eventualmente ricorrere in Cassazione. Uno di questi si è permesso, addirittura il giorno dopo l'assoluzione, di nominare Martina e di dire che finalmente sarà contenta perché ci sarà giustizia. Chi ha visto le carte processuali, chi come i genitori hanno visto la figlia com'era e l'hanno vista poche ore dopo la morte, sanno che queste parole devono tornare indietro. Dovrebbero sciacquarsi la bocca, se posso permettermi, una vera violenza nella violenza, e questa è l'ennesima sentenza di questo tipo di giustizia patriarcale. Noi siamo veramente stanche e stufe
”.

Francesco Li Noce

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