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VITA DA MAMMA | 03 giugno 2020, 08:00

Oggi genitori e docenti dicono la loro sulla didattica a distanza. E' giusta o sbagliata? E' il "No DAD day"

Si sta andando verso un'autodidattica dal sapore retò in cui poteva studiare solo chi ne aveva i mezzi?

Oggi genitori e docenti dicono la loro sulla didattica a distanza. E' giusta o sbagliata? E' il "No DAD day"

L' articolo 34 della Costituzione italiana sancisce che “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Oggi, 3 giugno, è il “No DAD day” in cui genitori e insegnanti manifestano contro la didattica a distanza, una sconosciuta piombata nella vita delle famiglie che, se da una parte vuole portare innovazione e sostegno, dall'altra ci racconta un Paese pressapochista e (a quanto dicono le statistiche) anche maschilista.

Da nord a sud, in ogni città si sono organizzati piccoli e grandi gruppi che chiedono un futuro sicuro per le scuole, dove l'esternalizzazione trovi un termine e l'istituzione torni ad essere un diritto. I genitori che aderiscono all'iniziativa oggi invieranno una mail al proprio dirigente scolastico in cui lo avviseranno che il proprio figlio oggi non si collegherà. Gli insegnanti che aderiscono proporranno attività diverse dalle video lezioni.

Non si tratta di una presa di posizione contro insegnanti e scuole ma contro un sistema dove l'istruzione non è più vista come una certezza. I genitori temono che a settembre la situazione rimanga immutata o peggiorata mentre i docenti si trovano spesso senza linee guida da seguire.

Se gli insegnati possono essere genitori, non vale necessariamente il contrario; il problema è enorme per chi affronta una maturità ma i bambini della scuola primaria sono altrettanto penalizzati.Quanto il distacco fisico da insegnanti e compagni influirà sull'apprendimento? Si sta andando verso un'autodidattica dal sapore retò in cui poteva studiare solo chi ne aveva i mezzi? Lo abbiamo chiesto ad una maestra e allo stesso tempo mamma, Serena Signorelli.

"Inutile nascondere che l’uragano che ci ha travolti da tre mesi a questa parte abbia portato a una riorganizzazione forzata del nostro lavoro. Gli aspetti che amo di più dell’essere maestra sono proprio il continuo dinamismo e il costante rimettersi in discussione che anche in questo caso sono emersi. I primi momenti sono stati un po’ come il cambio degli armadi che ci vede coinvolti in primavera, buttare via qualcosa di vecchio e lasciare spazio al futuro. La didattica a distanza ha costretto tutti a indossare nuovi abiti, a vivere diverse routine. Abiti che sono diventati la nostra divisa di ogni giorno. Noi insegnanti abbiamo vissuto nella duplice veste di alunni e docenti. Tanti i corsi seguiti per garantire ai bambini apprendimenti di tipo significativo, tante le sperimentazioni e per me tante anche le soddisfazioni.
Indubbiamente per i bambini di prima è una dura prova, dover costruire le fondamenta della loro carriera scolastica senza quei collanti indispensabili che sono la socialità, il contatto umano, il rapporto con luoghi e persone deputate all’apprendimento. Sarebbe stato impossibile senza la costante collaborazione dei genitori. Ma i bambini sanno stupire in ogni occasione e sanno compiere grandi imprese anche in solitaria. Ritengo che la didattica a distanza porterà all’acquisizione di nuove competenze e non solo di tipo informatico. Essere flessibili, pronti, attenti e aperti a diverse esperienze. Fortunatamente i fondi erogati dal Ministero tramite i PON hanno permesso l’acquisto di device in modo da coprire le necessità dei nostri alunni. L’intento è quello di raggiungere tutti e cerchiamo di farlo con ogni mezzo disponibile. Il futuro per il momento è incerto, la scuola però è pronta ad accogliere chi ha fatto, nonostante la chiusura, tanti passi avanti e a tendere la mano a chi ha ancora bisogno di supporto
".

La parola “No dad day” acronimo di "No didattica a distanza day" tradotto in inglese potrebbe essere letto anche come “nessun giorno del papà” e la combinazione porta a riflettere anche su un retaggio della nostra cultura forse addirittura scontato da giustificare: il carico familiare sulle mamme. Secondo le statistiche, dal 4 maggio il 72,4% della popolazione che è tornata a lavorare è composto da uomini. Un'Italia dove non è cambiato nulla dal secolo scorso e anche da quello precedente, in cui quando si deve fare una scelta, nella maggioranza dei casi lui lavora e lei rimane a casa. La pandemia ha sconvolto la vita di tutti ma certe situazioni sembrano rimanere una costante.

Stefania Orengo

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